<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363</id><updated>2011-04-21T21:16:38.094-07:00</updated><title type='text'>Sinistra Democratica Cagliari</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>37</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-5097848482515063837</id><published>2007-08-01T10:18:00.000-07:00</published><updated>2007-08-01T10:19:35.854-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;dal sito &lt;a href="http://www.manifestosardo.org/"&gt;www.manifestosardo.org&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;DISTURBARE IL MANOVRATORE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Mauro Nieddu&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il sogno della smilitarizzazione dell’arcipelago della Maddalena è durato davvero poco: nemmeno il tempo di prepararsi alla partenza delle navi Usa che subito ci si appresta a trasformare l’Isola in un fortino, un sinistro arcobaleno di zone verdi, gialle, rosse.&lt;a id="more-118"&gt;&lt;/a&gt; I colori che a Genova sono stati tutti omologati al rosso del sangue dei manifestanti brutalizzati dalle forze dell’ordine.Un altro G8 in Italia dunque, una nuova sfida di mobilitazione per la sinistra che ancora si considera antiliberista e per i movimenti. E in Sardegna?Certamente fa male vedere la propria terra trasformata in un’enorme campana di vetro per fare da palcoscenico alle stucchevoli esibizioni degli auto-proclamati grandi del mondo; sarebbe però un grosso errore se leggessimo l’evento in chiave semplicemente localistica. La sinistra sarda deve cogliere questa occasione per integrarsi pienamente nella discussione sulle crisi globali di cui il periodico vertice informale dei paesi più industrializzati è simbolo. Un vertice la cui popolarità sembrava in inarrestabile declino solo qualche anno fa, al punto da metterne in discussione la stessa esistenza: a che serve una manifestazione che è essenzialmente una vetrina, marketing politico insomma, nel momento in cui suscita solo proteste ?Tuttavia il riflusso dei movimenti ha permesso a questa pseudo-istituzione di passare la crisi e ripresentarsi nel nostro paese in un clima profondamente diverso da quello del 2001. Questa situazione consente a questi incontri al vertice di raggiungere lo scopo costitutivo per il quale sono nati, rappresentare simbolicamente il potere a-democratico che le elite di quei paesi esercitano sul resto del mondo. Da questo punto di vista sarà importante il ruolo che le forze della sinistra, oggi tutte al governo a differenza del 2001, saranno in grado di svolgere. Bisognerà essere capaci di esercitare un forte contrappeso rispetto alla tentazione che inevitabilmente farà breccia nel provincialismo italiota di molti esponenti della maggioranza di centrosinistra e soprattutto del Pd, quella cioè di assecondare il carattere di vernissage mediatico tipico di questi vertici, evitando accuratamente di far emergere elementi di differenziazione, in maniera tale da far prevalere nelle cronache giornalistiche gli aspetti di colore e placare con le foto di gruppo l’eterna ansia di legittimazione che caratterizza la politica italiana.In questo senso notevoli passi avanti sono stati fatti invece nel resto del mondo e non sfugge il ruolo svolto dal movimento alter-mondialista nello smascherare gli inganni più evidenti che venivano celati dalle luci della ribalta mediatica. Lontani sono ormai i tempi in cui medie potenze come l’Italia si struggevano per essere ammesse in quel consesso, e ottenere così la sanzione del proprio ruolo. Oggi i paesi che non ne fanno parte, e soprattutto le potenze emergenti dell’Asia e dell’America Latina come Cina, India, Brasile, Argentina e Venezuela, non sono disposte ad abdicare alla rappresentanza dei propri interessi in cambio di un invito a fare da spettatori ai vertici, consapevoli che solo all’interno di istituzioni realmente democratiche possono far valere la forza dei loro numeri, la maggioranza degli abitanti della terra, rispetto ai numeri dei G8 che sono essenzialmente quelli del denaro e degli eserciti.Rimane tuttavia fondamentale il ruolo che una nuova cittadinanza globale è in grado di svolgere nella realtà in cui viviamo. Occorre riportare al centro della scena le contraddizioni e i punti di crisi dell’attuale assetto globale, elementi intimamente connessi al modello di sviluppo neoliberista, modello rispetto al quale le elites dei G8 non appaiono disposte ad accettare alcun cambiamento di rotta. Poco o niente c’è quindi da aspettarsi come gentile concessione del sovrano, molto si può ottenere conquistando lo spazio di un nuovo agorà mondiale, in cui realizzare l’integrazione di tutti gli elementi di conflitto sociale interni al sistema liberista e oggi ristretti nei confini nazionali. La democrazia quindi, come conquista da ottenere per i cittadini del mondo, come singoli e come moltitudine, e non come modello prêt-à-porter da esportare a cavallo dell’ideologia dominante o peggio sulle ali dei bombardieri.Ritorna ancora una volta il problema dell’egemonia, oggi saldamente in mano alle destre mondiali. Troppo breve è stata la stagione dei movimenti, nei quali molti di noi avevano visto l’alba di una nuova era. Ancora una volta si è sottovalutata la forza del nemico; una forza che deriva dal poter determinare le condizioni di vita di ciascuno di noi. Certo la popolarità dei tradizionali centri di promozione delle politiche liberiste è ai minimi termini; pensiamo al discredito in cui versano istituti come il FMI e la Banca Mondiale che hanno avuto un ruolo fondamentale nell’imporre queste politiche al livello globale, agendo in nome e per conto del consenso di Washington ma celandosi sotto le false spoglie delle istituzioni super partes. Tuttavia il problema sta nel fatto che il sistema in cui viviamo, nei suoi caratteri fondamentali, è ormai senso comune per la gran parte dei cittadini dei paesi occidentali. Quello che non può fare la propaganda ideologica lo crea il clima da stato d’assedio nel quale siamo costretti a vivere: precarietà del lavoro, fobia rispetto all’immigrazione, al terrorismo, fuga dalla politica e dalla partecipazione, spingono verso la conservazione dello status quo, fiaccando tutte le energie del cambiamento. Si tratta di fenomeni globali, tratti costitutivi della crisi della democrazia, della quale il neoliberismo non è il naturale complemento ma il vero e proprio cancro. Possiamo e dobbiamo sfondare questo muro, riportando il conflitto sociale al suo ruolo di pratica della democrazia e non di anomalia del processo democratico come anche nel nostro paese, soprattutto dagli ideologi del Pd, viene vissuto. Il G8 può essere una occasione e chiama chi in Sardegna si considera di sinistra a un ruolo da protagonista. Torniamo a disturbare il manovratore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-5097848482515063837?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/5097848482515063837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=5097848482515063837' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5097848482515063837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5097848482515063837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/08/dal-sito-www.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-930333661863402879</id><published>2007-07-31T12:59:00.000-07:00</published><updated>2007-07-31T13:01:03.885-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;dal sito &lt;a href="http://www.altravoce.net/"&gt;&lt;em&gt;www.altravoce.net&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Non barattiamo il principio di uguaglianza con quattro soldi spremuti ai ricchi&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Andrea Pubusa&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;Possibilie che non si capisca che la bontà o meno della tassa sul lusso non c'entra un fico secco? Così come va lasciata nel cassetto la bandiera degli ultras pro o contro Soru? Qui, ha ragione Pietro Ciarlo, c'è in gioco qualcosa di molto più importante, anzi uno dei principi centrali della nostra Costituzione: il principio di eguaglianza. E su questo non si scherza, non sono ammesse superficialità o approcci che sull'aspetto formale facciano prevalere profili sostanziali e di merito.&lt;br /&gt;Anni fa il presidente della Provincia di Milano, una ex cantante passata alla destra, suscitò la giusta indignazione di molti, limitando alcune sovvenzioni scolastiche agli studenti residenti. Una misura venata di un odioso spirito razzista verso gli studenti figli di extracomunitari. Domani la Regione Lombardia potrebbe imporre un tributo a tutti gli italiani residenti da Roma in giù che si rechino in quella operosa città. In una versione classista, il balzello potrebbe imporsi solo a coloro che hanno un alto reddito e il ricavato potrebbe essere destinato ai lavoratori ultracinquantenni privati del loro posto di lavoro.&lt;br /&gt;Come si vede, una volta infranto il principio di eguaglianza, ognuno può sbizzarrirsi a pensare misure di destra o di sinistra che introducono dei distinguo fra cittadini.&lt;br /&gt;Confesso: personalmente ai ricchi (alla Briatore) imporrei non solo la tassa sul lusso, ma anche una delle vecchie corvées (una prestazione personale), ancora esistenti in Italia negli anni '50, e cioè gli chiederei, se vuol trascorrere l'estate da noi, di dissodare, con pala e piccone, uno dei tanti assolati e incolti campi di Gallura. Forse la prestazione contribuirebbe a migliorarne non solo la linea, ma anche l'umanità e la condotta.&lt;br /&gt;Ma che c'entra? Il problema è se questa misura, vigente l'articolo 3 della Costituzione, sia ammissibile. Personalmente, sopratutto sotto questi chiari di luna, in cui la Costituzione è sotto attacco sul fronte sostanziale (e presto lo sarà di nuovo su quello formale), io non baratterei il principio di eguaglianza con nessuna misura, lo proteggerei come il bene più prezioso, come la pupilla degli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-930333661863402879?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/930333661863402879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=930333661863402879' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/930333661863402879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/930333661863402879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/dal-sito-www_31.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-6194956190791435784</id><published>2007-07-27T01:44:00.000-07:00</published><updated>2007-07-27T01:45:48.847-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;dal sito &lt;a href="http://www.altravoce.net/"&gt;&lt;em&gt;www.altravoce.net&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Sinistra democratica, statuto oligarchicoda movimento ad associazionecon vertici dediti alla crio-conservazione&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Veronica Marongiu&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo statuto provvisorio di Sinistra Democratica è stato pensato dall'assemblea dei soci fondatori e approvato dal comitato promotore. Vi invito a leggerlo.&lt;br /&gt;Ho rispetto del lavoro degli altri. Ma qualcosa su questo documento vorrei dirla anch'io. Non lo condivido. Non condivido l'impostazione fortemente verticistica che è stata data all'organizzazione. Questo statuto non ha nulla a che vedere con l'idea di movimento che parte dal basso, coinvolgendo persone della società civile. Che è quanto si è abbondantemente ripetuto fino ad ora. Perché le parole finora sono state bellissime. Ma i fatti, gli atti, gli scripta, che manent e dettano le regole, sono bruttissimi. E tradiscono le premesse e le aspettative. Senza pietà.&lt;br /&gt;Leggendo lo statuto, parte della robusta fiducia che avevo riposto nel progetto di SD mi è venuta a mancare. Comincia a serpeggiare nel mio animo l'orrendo sospetto che tutta l'operazione SD, al pari di quella per il PD, sia un processo di crioconservazione a beneficio di qualche depositario della Verità politica, impegnato soprattutto e tutt'al più a difendere e rinsaldare le posizioni di un qualche suo luogotenente. E bisogna dire che in Sardegna, da questo punto di vista, non ci siamo fatti mancare nulla.&lt;br /&gt;Ma voglio essere ottimista e pensare che siamo ancora in tempo a correggere il tiro. Ricordo perfettamente la giornata del 5 maggio a Roma e il bel clima che tutti abbiamo respirato, allargando bene i polmoni per ossigenarli con la fondata speranza che una politica diversa, una politica migliore fosse possibile. Tutte quelle belle parole sulla rivoluzione culturale politica e sulla partecipazione buttate al vento!&lt;br /&gt;E sì che Salvi l'aveva preannunciato: «Non vi deluderemo!». Quanto ha stonato quella frase con tutto il resto! Come se noi fossimo nelle loro mani, alla stregua di soggetti poco pensanti in attesa del Verbo. Ecco la fine che ha fatto la concezione democratica del movimento … All'apparir del vero tu, misera, cadesti …&lt;br /&gt;Per entrare nel merito della questione, comincio ad analizzare il ruolo degli iscritti, ovvero di tutte quelle persone che, aderendo al movimento, devono farsi, a mio modo di pensare, democraticamente protagoniste del movimento stesso. Ebbene, il ruolo concepito nello statuto per gli iscritti è a dir poco fondamentale: essi hanno il diritto di partecipare all'attività dell'Associazione (… ma non era un movimento?) e, mano al portafogli, annualmente, l'obbligo di versare la quota di iscrizione.&lt;br /&gt;Dette così, senza specificare altro, le parole “attività dell'Associazione”, chissà perché, mi evocano l'immagine del popolo grondante di sudore impegnato ad arrostire salsicce alle feste, o con le bolle ai piedi dopo una bella giornata di volantinaggio; o anche l'immagine della parte un po' più intellettuale del popolo, impegnata in interminabili discussioni, leggermente fine a se stesse, su temi, però, alquanto importanti. Quest'ultima immagine prende concretezza grazie alle delucidazioni di un articolo successivo, dove si dice che territorialmente ci si può persino organizzare in circoli di studio o tematici.&lt;br /&gt;In fondo, che cosa dovrei aspettarmi da persone cresciute politicamente nei DS? L'impostazione mentale è quella. Non si riesce proprio a concepire, se non a parole, il cambiamento vero delle cose.&lt;br /&gt;Poi c'è questo bell'organismo denominato “Comitato Promotore” che è ingessato nelle figure dei delegati nonché de-le-ga-te al congresso DS. Ed è qua che in realtà gli autori dello statuto danno fondo al concetto di “movimento allargato alla società civile” (di più, evidentemente, non si poteva concepire da ex DS): infatti ben un terzo del comitato promotore può essere costituito da personalità varie, a patto che il loro ingresso sia approvato dal comitato promotore stesso, che, almeno nella fase di start-up, è composto dai soliti noti delegati al congresso dei DS.&lt;br /&gt;Io non ce l'ho contro i delegati. Tutte persone di grande spessore. Solo che ho difficoltà a capire, ed è un mio limite, come abbiano fatto ad approvare questo statuto. E il pensiero che queste stesse persone abbiano il delicato compito di decidere se una personalità sia o meno all'altezza di entrare a far parte del comitato promotore, mi lascia perplessa.&lt;br /&gt;Allora, davanti a tutte queste misure di sicurezza, mentre scorro il documento, mi viene da pensare che almeno il comitato promotore, così rigidamente strutturato e concepito, con tutto questo potenziale intellettivo di personalità esterne e, mi permetto di aggiungere, di delegati al congresso dei DS, abbia un certo rilievo politico all'interno del movimento. E invece, come si poteva capire dal nome, il compito del comitato promotore è quello di lanciare la fase di adesione al movimento.&lt;br /&gt;E credo a questo punto di poter cogliere finalmente l'idea davvero innovativa di questo bello statuto (concepito in teoria per regolamentare un movimento politico allargato e di largo respiro), che è quella di scomodare le personalità del mondo civile non per usufruire egoisticamente del contributo che queste potrebbero dare in termini di contenuti e di idee: no! Per metterle molto più generosamente, senza approfittarne troppo, in vetrina. All'unico scopo di recuperare adesioni. Un vecchio trucco di partito, quello di mandare avanti facce spendibili, per allargare i consensi, mentre le fila sono tenute da altri.&lt;br /&gt;Dopo un'organizzazione di questo tipo, che consente senza dubbio di creare un movimento che parte dal basso, perché, non scordiamolo, dà agli iscritti il diritto di partecipare alla non meglio identificata “attività dell'Associazione”, purtroppo ai soci fondatori resta solo il potere di assumere decisioni di carattere statutario e politico.&lt;br /&gt;E non ci deluderanno. Tranquilli!&lt;br /&gt;Per fortuna esiste anche un direttivo. Il direttivo è costituito, oltre che da parlamentari e varie figure istituzionali di SD, anche dai coordinatori delle regioni e delle città metropolitane.&lt;br /&gt;Ora, che dopo lo scempio compiuto ai danni della democrazia nei precedenti articoli, non si spenda neanche una parola su come si diventa coordinatore regionale e di città metropolitane (ovvero se per elezione democratica o per investitura), è fatto puramente casuale. È una svista. Ovviamente. D'altronde si tratta di uno statuto provvisorio. Non sottilizziamo. Chi rappresenta il coordinatore regionale? I soci fondatori e le loro idee agli occhi degli iscritti ovvero gli iscritti e le loro idee agli occhi dei soci fondatori? Mah!&lt;br /&gt;A questo punto dirò una cosa forte, Salvi e tutti i soci fondatori si siedano onde evitare malori: potere al popolo. Non vi deluderà!&lt;br /&gt;Le idee sulla linea politica devono venire dal basso, dalle personalità così come dalla gente comune. Tutti devono potersi esprimere. La sfida è proprio questa. Stimolare la società civile affinché si convinca che il suo contributo e la sua partecipazione sono necessari se si vogliono risollevare le sorti del Paese. Le decisioni di carattere statutario e politico devono essere prese dalle assemblee degli iscritti. I dibattiti sui vari temi non si devono tenere solo tra iscritti chiusi nei circoli; lo sforzo continuo deve essere quello di coinvolgere ogni volta persone nuove. Anche solo trovare il modo di far ciò risolve l'aspetto partecipativo del movimento.&lt;br /&gt;Non è facile, ma dobbiamo tentare con tutte le nostre forze. E soprattutto i dibattiti devono preludere e si devono concludere con la presa di decisioni da pesarsi poi sull'onesto piatto della bilancia democratica sia a livello locale che nazionale. Il cuore pulsante del movimento non possono essere i delegati al congresso dei DS. Abbiate pazienza! Con tutto il rispetto. E invece nello statuto tutto ruota intorno a loro. E intorno ai soci fondatori.&lt;br /&gt;Il cuore pulsante, da cui il movimento può trarre forza, può essere solo la società civile. Anche per sfaldare una volta per tutte la dicotomia elettore-politico. L'elettore deve essere persona politica, persona che si occupa di politica. La partecipazione di tutti comporta l'innesco vitale di un conseguente processo di responsabilizzazione di tutti. Anche l'atto di andare a votare assume un significato diverso, più completo. Mentre la società ha bisogno di una vera e propria rieducazione, riabilitazione all'uso del proprio potere civico, questo statuto la relega ancora una volta all'eterno ruolo di elettrice passiva, stimolata tuttalpiù dal richiamo del nome della personalità di turno.&lt;br /&gt;Perché siamo caduti così in basso? Stavamo andando bene! Insomma questo non è lo statuto di un movimento. Questo è lo statuto di un partitino. Partitino che vola anche piuttosto basso, direi.&lt;br /&gt;Forza signori, ricominciamo daccapo. Dalle parole che ci siamo detti il 5 maggio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-6194956190791435784?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/6194956190791435784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=6194956190791435784' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/6194956190791435784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/6194956190791435784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/dal-sito-www_27.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-2559694248149275503</id><published>2007-07-26T03:00:00.001-07:00</published><updated>2007-07-26T03:00:56.647-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;É arrivato il momento di rinnovare la sinistra (ad iniziare da quella sarda)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho letto in questi giorni la bella biografia che Marco Gervasoni ha scritto su François Mitterand, l’uomo che riuscì a portare tutta la sinistra francese al governo ma solo dopo averla unita: un progetto ambizioso e quasi impossibile, in Italia e in Sardegna. Il panorama non è esaltante; se  penso alla creazione di un gruppo come quello di Sinistra Autonomista in Consiglio Regionale, il quale sembra interessato solo a chiedere un assessore al presidente Soru, mi chiedo: e così che si vuole parlare ai cittadini e alla “sinistra diffusa”? Si costruisce in questo modo l’alternativa al Partito Democratico Sardo? Uscendo sui giornali solo per richiedere posti di governo? Quanto ci servirebbe anche in Sardegna, invece, una sinistra di governo, socialista, democratica, costituzionale, ricca di spirito critico e capace di leggere veramente la società senza opportunismi o luoghi comuni! Come non vedere il potenziale enorme presente nella società sarda, ad esempio la forte richiesta di eguaglianza, che è poi la vera e più profonda ragione che rende alternativa la sinistra dalla destra, come ci ha insegnato Norberto Bobbio?&lt;br /&gt;Eppure basterebbe dare un sterzata forte al modo di fare politica, recuperando una dimensione etica e riducendo i privilegi della classe di governo e di opposizione che provocano sofferenza ed indignazione in un momento in cui la precarietà sta dilaniando la qualità della vita dei cittadini. Mettendo da parte i radicalismi senza politica, come ci hanno insegnato grandi uomini della sinistra europea come Enrico Berlinguer e Olof Palme, e ponendosi seriamente il problema di come affrontare e governare i grandi problemi della società contemporanea, riflettendo su quale debba essere il profilo della cittadinanza, e il nostro essere sardi, nella società globalizzata e come ridisegnare in base a tutto questo obiettivi e pratiche della sinistra.&lt;br /&gt;Solo così si potrà lavorare alla costruzione di una grande forza progressista, saldamente ancorata all’esperienza del socialismo europeo. Dobbiamo farlo perchè la nostra è una realtà in cui si è pericolosamente arrestata la mobilità sociale, proprio come avveniva prima del miracolo economico degli anni Sessanta: chi nasce all’interno di una famiglia benestante rimane tale per tutta la vita, mentre chi proviene da una famiglia di medie o basse condizioni, anche se laureato, rischia di non veder migliorate le propri condizioni rispetto ai propri genitori.  Una sinistra capace di rinnovarsi realmente sotto il profilo culturale, programmatico e morale potrà affrontare inoltre la sfida per uno sviluppo diverso e di qualità, a partire dalla questione ecologica e ambientale; quella per la piena parità fra uomo e donna nel mondo del lavoro, in politica e in famiglia; quella per la libertà di ciascuno di poter costruire il proprio futuro affettivo e familiare secondo le proprie aspettative ed inclinazioni, rispettando in maniera laica e non laicista le scelte di tutti.&lt;br /&gt;Senza un grande rimescolamento culturale la sinistra, anche in Sardegna, rischia solo di avere una mera funzione di testimonianza e di farsi stritolare dalle ambizioni particolaristiche coltivate da molti dei suoi attuali, e oramai decisamente vecchi visto che sono gli stessi da oltre venticinque anni, “leader”; è questo il momento di uscire allo scoperto per provare a ridare dignità al socialismo e alla sinistra sarda.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-2559694248149275503?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/2559694248149275503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=2559694248149275503' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2559694248149275503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2559694248149275503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/arrivato-il-momento-di-rinnovare-la.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-7862209608602951573</id><published>2007-07-26T02:55:00.000-07:00</published><updated>2007-07-27T01:49:16.653-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;dai siti &lt;a href="http://www.aprileonline.info/"&gt;&lt;em&gt;www.aprileonline.info&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.altravoce.net/"&gt;&lt;em&gt;www.altravoce.net&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;ATTUALITA’ DELLA QUESTIONE MORALE:RITORNANO GLI ANNI DI FANGO?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Enrico Palmas e Carlo Dore jr.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In uno dei suoi ultimi libri dedicati alla storia d’Italia, Indro Montanelli descriveva la stagione di Tangentopoli come “l’epoca degli anni di fango”, come una fase storica dominata dal rovinoso tracollo di una sistema di potere che trovava nelle connessioni perverse tra politica, mondo economico e settori della criminalità più o meno organizzata il suo stesso asse portante. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sotto i colpi del maglio purificatore delle indagini della procura di Milano caddero uno dopo l’altro tutti i partiti che avevano governato il dopoguerra, mentre i principali protagonisti dell’epopea del CAF sfilavano sul banco degli imputati nella disperata ricerca di risposte sensate da opporre alle incalzanti domande dell’allora PM Di Pietro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nella stagione degli anni di fango, le forze della sinistra venivano chiamate a guidare quel processo di moralizzazione della res publica di cui i cittadini auspicavano l’attuazione: agli occhi degli elettori, il neonato PDS assumeva infatti ancora i contorni propri del partito di Berlinguer.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Berlinguer credeva nella dimensione “etica” della politica, intesa come strumento di partecipazione e non come veicolo per assecondare bramosie di potere o velleità di prestigio e ricchezza; Berlinguer vedeva lontano, ed aveva per primo compreso il pericolo che l’avvento del craxismo rappresentava per il Paese; Berlinguer aveva sfidato il sistema del CAF, e la sua “questione morale” era stata frettolosamente bollata come l’ultima invettiva di un estremista fuori dal tempo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tangentopoli sconfessava in toto queste valutazioni: la questione morale non poteva più essere considerata priva di fondamento, i partiti risultavano davvero ridotti al ruolo di grigi apparati di un disegno corruttivo troppo radicato nella società per essere spazzato via senza un radicale mutamento a livello di classe dirigente. Dieci anni dopo la sua morte, Berlinguer aveva definitivamente vinto la sua personale partita con la Storia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma la grande speranza di rinnovamento a cui in precedenza abbiamo fatto cenno è stata rapidamente frustrata dall’avvento di Berlusconi, e dall’incomprensibile pulsione delle forze del centro-sinistra ad adottare lo stesso modus operandi del Caimano nella speranza di conquistare il consenso degli elettori moderati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa irresistibile attrazione di alcuni esponenti dell’attuale maggioranza di governo per i principi – cardine del berlusconismo non emerge solo dal progetto volto alla creazione del PD (più volte descritto come la riproduzione in chiave “riformista” di quel modello di partito commerciale di cui Forza Italia rappresenta la massima attuazione), ma anche dal contenuto delle intercettazioni oggetto dell’ordinanza formulata dal GIP di Milano Clementina Forleo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Premesso infatti che, dal punto di vista giuridico, risulta del tutto immotivata l’indignazione “per l’ingiustificata fuga di notizie” manifestata dai politici indirettamente coinvolti nelle indagini sulle scalate bancarie (è infatti noto che il segreto istruttorio viene praticamente meno con riguardo ai provvedimenti che, una volta depositati in cancelleria, sono messi a disposizione degli altri soggetti del procedimento penale), dinanzi al “facci sognare!” con cui D’Alema dimostrava di approvare le operazioni programmate da Consorte o all’entusiasmo manifestato da Fassino per “essere diventato padrone di una banca”, lo spettro degli anni di fango, della triste stagione delle connivenze tra politici ed imprenditori inizia ad aggirarsi incessantemente tra le stanze del Botteghino.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Indipendentemente dalle conclusioni a cui i PM titolari delle suddette indagini potranno pervenire - nella speranza che la Casta delle aule parlamentari non si schieri a difesa dei suoi autorevoli esponenti impedendo ancora una volta alla Magistratura di esercitare appieno le sue funzioni- , i militanti dei DS hanno ora il dovere di interrogarsi sulla “legittimità politica” di quegli “atti di sana tifoseria” posti in essere dai massimi dirigenti del partito a sostegno della strategia finalizzata ad attribuire ad UNIPOL il controllo della Banca Nazionale del Lavoro, nella piena consapevolezza del fatto che ogni forma di connessione tra partiti ed imprenditori collide apertamente con i presupposti su cui si fondava la “questione morale” prospettata da Berlinguer nel lontano 1981. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se si afferma che proprio la questione morale mantiene ancora oggi determinati profili di attualità, è allora anche possibile sostenere che la stagione degli anni di fangonon può, al momento, considerarsi davvero esaurita. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-7862209608602951573?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/7862209608602951573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=7862209608602951573' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/7862209608602951573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/7862209608602951573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/attualita-della-questione.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-2952548653140940638</id><published>2007-07-19T12:04:00.000-07:00</published><updated>2007-07-19T12:05:41.561-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Alla ricerca del senso dello Stato smarrito Borsellino ha pagato con la vitaper un'Italia che deve onorarne il sacrificio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Quel 19 luglio del 1992 me lo ricordo bene. Avevo quindici anni e con mia sorella sonnecchiavo di fronte alla televisione di mia nonna, ad Orani. Improvvisamente venne annunciata un'edizione straordinaria. Una frase secca del telegiornale: «Strage in via d'Amelio, trucidati il giudice Borsellino e gli agenti della scorta».&lt;br /&gt;C'era anche una giovane poliziotta sarda dal luminoso sorriso in quel tragico pomeriggio: si chiamava Emanuela Loi. Anche lei fu travolta insieme al giudice dalla tremenda carica di esplosivo preparata da Cosa Nostra contro quello che, eliminato Giovanni Falcone, restava il nemico principale.&lt;br /&gt;La mia generazione è stata segnata da quei fatti perché ha vissuto in diretta lo sgretolarsi della Nazione sotto i colpi di Tangentopoli e di uno stragismo mafioso cruento e senza pietà: come non ricordare le immagini dei funerali degli agenti morti, con la folla inferocita che inveiva contro le autorità venute da Roma?&lt;br /&gt;Certo, come scrive Alexander Stille nel suo bellissimo libro “Nella terra degli infedeli. Mafia e politica”, appena edito da Garzanti, ci fu anche una reazione rabbiosa da parte della società italiana: ma dopo dove è finita?&lt;br /&gt;Perché la magistratura, che si era rivelata allora uno dei corpi sani dello Stato, è stata sottoposta in questi anni a continui attacchi da parte di un potere politico cinico e pronto a sfruttare le proprie risorse in chiave personalistica?&lt;br /&gt;Sono forse sfumati definitivamente quei valori repubblicani incarnati da Borsellino e dagli agenti della sua scorta come l'onestà, il servizio disinteressato per la Patria e i propri concittadini, la dirittura morale come prima regola della vita politica e amministrativa?&lt;br /&gt;Certo, oggi rabbrividiamo dopo aver letto la notizia apparsa ieri sui principali quotidiani di un'indagine in corso da parte della procura di Caltanissetta che starebbe indagando su personaggi dei servizi segreti deviati “stranamente” presenti sul luogo della strage in quell'estate di quindici anni fa; c'era e c'è un'aria strana in questa nazione, e non siamo nell'ultimo importante romanzo di De Cataldo ma nel paese reale.&lt;br /&gt;A maggior ragione, quindi, in un momento in cui si parla tanto di crisi della politica, di un'Italia che non riesce ancora a trovare la sua normalità, è doveroso ricordare la figura di Borsellino e quanto sia importante lottare per un Paese dove la legalità e il senso dello Stato vincano sempre sulla corruzione e sul crimine organizzato.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-2952548653140940638?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/2952548653140940638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=2952548653140940638' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2952548653140940638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2952548653140940638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/alla-ricerca-del-senso-dello-stato.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-4408638023984801658</id><published>2007-07-19T03:25:00.000-07:00</published><updated>2007-07-19T03:26:09.909-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;CRONACHE DAL TITANIC.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Tonino Dessì&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sfido chiunque a spiegarci quale sia il contenuto dell’”ampia verifica” richiesta dai partiti della maggioranza di centrosinistra nel confronto col Presidente della Regione. La crisi si è aperta nel settembre-ottobre 2006 (con le dimissioni di ben tre assessori) ed ha continuato a strisciare, sia pur compressa da un meccanismo politico e formale che non facilita soluzioni democratiche. E’ passato quasi un anno e sono emersi diversi nodi su cui una seria messa a punto dell’operatività della Regione a due anni dalla fine della legislatura dovrebbe incentrarsi. Funzionamento delle istituzioni: la legge statutaria non ha soddisfatto nessuno. Non solo i promotori del referendum, ma nemmeno la Giunta, che ha proposto, prima ancora che maturasse l’iniziativa referendaria, un pacchetto di emendamenti per reintrodurre quel che il Consiglio aveva temperato: i pieni poteri esecutivi in capo al Presidente, con le funzioni di governo distribuite sempre su dodici persone (otto assessori “d’ordinanza”, due “aggiuntivi” e due delegati del Presidente), non più però secondo la legge, bensì con decreto presidenziale. Questione legale: sulla vicenda Saatchi&amp;Saatchi il Consiglio regionale si è espresso in modo unanime sull’invalidità della gara e sulle conseguenti responsabilità amministrative. Ma l’esecutivo stenta a prenderne atto. Politiche finanziarie e di bilancio: la Corte dei Conti ha sollevato il problema sostanziale della necessità di coprire disavanzi e spese con risorse reali e non virtuali. Ma l’atto di controllo dei giudici è stato qualificato come un attentato politico. Intanto tre leggi finanziarie approvate con crescenti ritardi hanno indotto un effetto cumulativo: famiglie e imprese sono con l’acqua alla gola, nella vana attesa di quel che resta degli incentivi regionali (siano essi per il diritto allo studio, per il master and back, per l’artigianato, per la piccola e media impresa, per l’agricoltura), ma anche questo luglio trascorrerà senza la puntuale predisposizione del DAPEF e del bilancio per il prossimo esercizio. Politiche industriali e dello sviluppo: i vertici romani si sono rivelati improduttivi, ma non solo. La riproposizione di vecchi moduli (rivendicazioni verso lo Stato o partecipazione diretta della Regione nel salvataggio di aziende) è sintomo dell’assenza di una cultura dello sviluppo basata sulla promozione interna e sull’attrazione dall’esterno di industrie competitive, non energivore, non inquinanti, ad alto valore aggiunto. Ambiente: si avverte un abbassamento della guardia, tanto più rischioso in quanto coincide con una recrudescenza degli incendi che può vanificare i risultati conseguiti in ben tre stagioni consecutive di eccellenti risultati. Il presidio del territorio richiede un impulso forte sulla sua manutenzione e un suo uso sostenibile non può prescindere dal legame con le attività umane. Viceversa, mentre sul versante dell’interno si sta incancrenendo la crisi del mondo agricolo e zootecnico, sul fronte costiero il Piano Paesaggistico approvato della Regione non contrasta l’uso distorto del territorio (credo che non si sia costruito mai come è avvenuto a partire dall’annullamento della precedente pianificazione paesaggistica fino ad oggi, col consolidamento una legislazione dei fatti salvi e di una pianificazione fondata sulle deroghe), ma contribuisce alla rottura delle appartenenze. E’ un mero piano di ridistribuzione di valori fondiari e come tale è avvertito: acuisce i conflitti, non li risolve. Ferma è la strategia dei parchi, sparito il piano forestale-ambientale, oscurato il piano di tutela della qualità delle acque (mentre incombe, a causa dei costi di gestione di Abbanoa, la privatizzazione della risorsa), fermi i disegni di legge sull’inquinamento atmosferico e acustico, al palo le bonifiche (altro che muri), in stand by la politica capillare e strutturale dei rifiuti (dopo l’impennata della raccolta differenziata registrata negli anni 2005-2006, oggi il tema sembra esaurirsi col progetto del nuovo termovalorizzatore). Insomma, materiale per una verifica seria ce ne sarebbe. Invece tutto si è incentrato nella confusa richiesta di “nuovi assetti” non meglio definiti. Il Presidente tenta di reprimere quella che, non del tutto a torto, gli appare una sedizione senza capo né coda e continua a puntare su un mero completamento (non particolarmente esaltante, per dire la verità) dei ranghi dell’esecutivo. Può persino permettersi una meschinità come il motu proprio di espulsione dalla maggioranza del rappresentante in Consiglio regionale di Sardegna e Libertà, l’unico che non gli ha chiesto alcun posto né in Giunta né nel sottobosco amministrativo. Non sarebbe di sinistra (padron Tiscali invece sì, ora che si accinge a diventare anche padrone – o azionista di maggioranza- del P.D. sardo). Dal canto loro i piccoli gruppi della sinistra ufficiale si beano delle briciole: R.C. sostituisce la sua rappresentanza in conformità agli equilibri congressuali; Sinistra Autonomistica chiede l’”azzeramento totale” della Giunta e intanto gabella per suo un assessore di stretta proposta presidenziale. Siamo alle danze sul Titanic. Eppure sarebbe non solo bene, ma anche doveroso, a sinistra, avviare una riflessione e un’iniziativa seria e rigorosa per evitare che la speranza di cambiare in meglio la Sardegna faccia un definitivo disastroso naufragio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-4408638023984801658?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/4408638023984801658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=4408638023984801658' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4408638023984801658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4408638023984801658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/cronache-dal-titanic.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-6958331085060063972</id><published>2007-07-13T10:15:00.000-07:00</published><updated>2007-07-18T13:33:35.344-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;REFERENDUM: L’AUTOGOL DI VELTRONI&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Carlo Dore jr&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo l’ormai celebre discorso attraverso cui Walter Veltroni ha ufficializzato la propria candidatura alla guida del Partito Democratico, il sindaco di Roma è stato individuato da un’ampia schiera di vecchi barricaderi delle aule parlamentari, ora riciclatisi nel ruolo di riformisti made in USA, come il campione della “buona politica” in grado di smantellare - grazie alla sua concezione “lieve” della dialettica democratica, imperniata sul confronto e non sullo scontro, sulle soluzioni concrete e non sui vuoti proclami ideologici – quella grigia “casta” di potere, privilegi e rendite di posizione attraverso cui l’antipolitica attualmente opprime la società italiana.&lt;br /&gt;Tuttavia, la necessità di traghettare il centro-sinistra fuori dalle secche dell’antipolitica non ha impedito all’ex segretario del PDS di manifestare la propria adesione (rigorosamente virtuale e non effettiva) alla recente proposta di referendum abrogativo della legge elettorale che dei principi dell’antipolitica costituisce una perfetta attuazione.&lt;br /&gt;Alcuni tra i più eminenti costituzionalisti italiani hanno infatti più volte rilevato come il “referendum truffa” sostenuto da Giovanni Guzzetta e dal sempreverde Mariotto Segni, lungi dall’essere finalizzato al perseguimento degli obiettivi della semplificazione della politica e della stabilità del sistema, risulta esclusivamente diretto a rafforzare (attraverso il consolidamento del sistema delle “liste bloccate” e l’attribuzione un elevato premio di maggioranza alla lista che riporta i maggiori consensi, indipendentemente dal numero effettivo di voti conseguiti dalla stessa) il controllo delle segreterie dei partiti più forti sulla vita della res publica, a stabilizzare quindi la già citata rete di clientele, connivenze e rendite di posizione che rappresenta il sostrato fondamentale della famosa “casta” descritta nel libro di Rizzo e Stella.&lt;br /&gt;Premesso che costituisce una macroscopica contraddizione in termini l’assunto in base alla quale il buon esito della campagna referendaria imporrebbe alle Camere un’accelerazione in ordine all’approvazione della riforma della legge elettorale (in una democrazia evoluta non può infatti considerarsi necessario un referendum peggiorativo dell’ordinamento preesistente per indurre il Parlamento ad esercitare la funzione legislativa ad esso attribuita dalla Carta Costituzionale), la causa effettiva di questo primo, macroscopico autogol compiuto dal Sindaco di Roma deve essere ancora una volta ricercata in quell’insieme di contraddizioni e di equivoci su cui si basa la strategia diretta alla creazione del PD, più volte descritto come una forza politica realizzata non già per rispondere alle istanze quotidianamente proposte dal popolo progressista, ma per garantire la conservazione di quella stessa classe dirigente a cui va imputata la responsabilità dell’emorragia di consensi subita dai DS negli ultimi dieci anni.&lt;br /&gt;Tutto ciò premesso, un leader che intende avviare un effettivo processo di cambiamento della politica non può delineare le linee programmatiche che devono caratterizzare la sua azione attraverso mere strategie di compromesso: forte di un consenso quasi unanime in seno alla maggioranza di Governo, Veltroni è tenuto ad impegnare i parlamentari dell’Unione nell’elaborazione di una riforma della legge elettorale in grado di garantire rappresentatività e governabilità, semplificazione e stabilità del sistema.&lt;br /&gt;E in questo senso, la proposta (avanzata da determinati settori della sinistra c.d. “radicale”) diretta all’introduzione di un sistema proporzionale corretto, caratterizzato cioè dalle preferenze individuali in seno alla singola lista e da un’elevata soglia di sbarramento, può costituire una ragionevole base di discussione per avviare questa stagione di riforme, considerato che tale proposta non risulta essere in alcun modo influenzata da quelle logiche di tipo trasversale rispetto alle quali gli attuali sostenitori del movimento referendario hanno dimostrato più volte di non essere estranei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-6958331085060063972?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/6958331085060063972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=6958331085060063972' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/6958331085060063972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/6958331085060063972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/referendum-lautogol-di-veltroni-di.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-5400122782070893242</id><published>2007-07-08T08:22:00.000-07:00</published><updated>2007-07-08T08:23:41.443-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;dal sito &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.altravoce.net/"&gt;&lt;em&gt;www.altravoce.net&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Piccole eversioni tra amici&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Manuela Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il CSM è l’organo di autogoverno della magistratura, perché i nostri padri costituenti avevano questa strana idea che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dovessero essere garantite rispetto agli altri poteri dello Stato.&lt;br /&gt;Che dice il CSM (presieduto dal Presidente della Repubblica, tanto per ricordarlo)? Il servizio segreto militare, intensamente dal 2001 al 2003 e saltuariamente fino al 2006, spiava i magistrati. Per l’esattezza 203 giudici (47 italiani) di 12 paesi europei. Dice che il SISMI svolse un compito estraneo alle sue attribuzioni e alle sue competenze visto che il suo dovere è vigilare sull’integrità dello Stato e non garantire la stabilità del governo, qualunque sia.&lt;br /&gt;Voglio dire, Nixon è stato crocifisso dalla storia per molto meno.&lt;br /&gt;E che fa Pollari, l’ex capo del Sismi? E’ chiaro, va al TG5 (ça va sans dire) e grida al processo mediatico (già sentito). Si indigna, niente meno.&lt;br /&gt;Ma le carte, generale? Gli archivi segreti ritrovati in via Nazionale? Non esistono, dice il nostro.&lt;br /&gt;Al limite c’è qualche file ritrovato nel computer personale del “dottor Pompa”, che per quanto consta sempre al nostro supergeneralissimo, si limitava a raccogliere dati presi da Internet, libri e giornali. Perché il “dottor Pompa” era analista di fonti aperte e analista internet (mah!).&lt;br /&gt;Se poi ha commesso qualche illecito, signori, io non potevo saperlo, ero solo il capo del Sismi.&lt;br /&gt;Vuoi vedere che ci sono cose più segrete dentro il mio, di computer?&lt;br /&gt;Perché in questo paese anche gli intrighi eversivi finiscono in una farsa, costellata da personaggi improbabili.&lt;br /&gt;E parliamone del dottor Pio Pompa…con quel nome un po’ così, da macchietta dei film di Totò. Uno che in tutte le parti conosciute del globo terraqueo avrebbe potuto fare l’usciere, andandoci larghi l’agente assicurativo (con tutto il rispetto per queste nobili professioni).&lt;br /&gt;In Italia no, in Italia il Pio è un agente segreto, forse, che raccoglieva informazioni per conto del Servizio segreto militare (?) sui magistrati italiani, e non solo, più “scomodi” per il potere con lo scopo di preservare e proteggere il governo allora in carica (che qualche problema con la categoria ce l’aveva, in effetti).&lt;br /&gt;Uno che scrive “individuare nella Pubblica Amministrazione possibili focolai di contrapposizione alla linea governativa”.&lt;br /&gt;Uno che scrive “disarticolare l’attività delle toghe”.&lt;br /&gt;Uno che, nel ringraziare Berlusconi che lo aveva nominato consigliere di Pollari (il nostro signor B. ha sempre avuto buon gusto, non c’è che dire), scrive “sarò, se lei vorrà, il suo uomo fedele e leale”.&lt;br /&gt;Giuseppe d’Avanzo si chiedeva su Repubblica se Pollari, dopo l’attacco stizzito al CSM, debba ancora ricoprire il ruolo di consigliere del governo.&lt;br /&gt;Il governo, dal canto suo, esprime in una nota ANSA la sua rinnovata e piena  fiducia nel lavoro dei magistrati. Assicura che verrà fatta chiarezza e che, comunque, l’ufficio “incriminato” di via Nazionale non è più attivo. Grazie, siamo tutti più sereni.&lt;br /&gt;Lasciamocela scivolare alle spalle questa storia tutta italiana, che l’estate è già arrivata e ci sono i servizi televisivi sulle diete, sull’abbronzatura e sulle vacanze intelligenti.&lt;br /&gt;Forse è meglio così, forse è meglio non scoperchiare il pozzo. Forse è meglio non sapere cosa imputridisce sul fondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-5400122782070893242?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/5400122782070893242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=5400122782070893242' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5400122782070893242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5400122782070893242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/dal-sito-www_08.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-4179963014675688579</id><published>2007-07-06T07:16:00.000-07:00</published><updated>2007-07-06T07:17:19.431-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Garibaldi e il bicentenario che non piace alla Lega e all’MPA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come italiano ho provato vergogna nell’assistere alla gazzarra messa in atto da Lega Nord e Movimento delle Autonomie in occasione della solenne celebrazione in onore di Garibaldi svoltasi a Palazzo Madama di fronte al Presidente della Repubblica Napolitano e ai due Presidenti di Camera e Senato Bertinotti e Marini. Nonostante decine di bergamaschi abbiano fatto parte della spedizione dei Mille, Calderoli&amp;co. hanno potuto tranquillamente gridare ai quattro venti, e con la consueta finezza, di essere in lutto perché Garibaldi, in combutta con i Savoia, arrecò danni colossali al Nord, mentre il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo non è voluto esser da meno sostenendo che per colpa del nizzardo il Sud sarebbe stato allontanato dalla prosperità garantita dai Borboni. Per fortuna si tratta di sparute prese di posizione, e lo Stato italiano sta degnamente celebrando l’eroe dei due mondi con iniziative preparate appositamente nell’ambito del bicentenario: si susseguono convegni (uno molto importante si è svolto in Sardegna alcune settimane fa nell’amata Caprera), mostre, ricorrenze e non solo in Italia. Diverse sono poi le pubblicazioni uscite in questi giorni, tra cui si segnalano “Camicie Rosse”, di Eva Cecchinato, edito da Laterza, che ricostruisce la parabola delle camicie rosse dalla nascita del Regno d'Italia fino al 1915, e “Garibaldi fu ferito. Storia e mito di un rivoluzionario disciplinato” di Mario Isnenghi, edito da Donzelli, dove l’autore ha indagato la genesi e le varie modificazioni coeve e destinate a rimanere sino al Novecento del mito garibaldino. Particolarmente significativa è poi la nuova biografia, sempre edita da Laterza, della storica inglese Lucy Riall e intitolata emblematicamente “Garibaldi l’invenzione di un eroe”. È in particolare da questo volume che esce fuori uno studio accurato del mito di Garibaldi, la forza della sua immagine così popolare e globale nello stesso tempo, inserita all’ interno di un percorso studiato e costruito ad arte, seppur sempre su un sostrato di eventi autentici e concreti, finalizzato a renderlo tra i protagonisti di quella religione civile che avrebbe dovuto cementare lo spirito della neonata nazione italiana. Del resto, come sostiene la Riall, Garibaldi fu un abile controllore della sua immagine, ben consapevole del nesso che già allora andava creandosi tra politica e sistemi di comunicazione di massa, in quella fase in piena espansione. In sostanza, per la storica inglese, Garibaldi deve essere interpretato sotto due chiavi di lettura: la prima è quella relativa alla sua vita concreta di leader politico e militare; la seconda è quella relativa alla crescita del suo mito come capo carismatico e popolare. La forza del Generale fu insomma quella di una grande figura della politica in senso democratico, capace cioè di entrare nel mito e nell’immaginario di tutta la popolazione e non solo di una ristretta elite. Che poi Raffaele Lombardo o Federico Bricolo non accettino questa ricorrenza garibaldina importa poco: noi oggi ricordiamo il bicentenario della nascita di Garibaldi e continueremo a farlo per ricordare un Padre della Patria anche nei prossimi decenni.  Dubito invece che si celebreranno in futuro le “imprese” di Giovanni Pistorio, Mario Borghezio o di un Roberto Calderoli; anzi forse sarebbe meglio che cadano quanto prima nell’oblio della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-4179963014675688579?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/4179963014675688579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=4179963014675688579' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4179963014675688579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4179963014675688579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/garibaldi-e-il-bicentenario-che-non.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-8309984116212038717</id><published>2007-07-02T08:54:00.000-07:00</published><updated>2007-07-02T08:55:06.615-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;REFERENDUM SEGNI – GUZZETTA: LE RAGIONI DEL NO&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Federica Grimaldi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Referendum Segni-Guzzetta da alcuni è stato definito un referendum-truffa.&lt;br /&gt;Nel linguaggio comune il termine truffa evoca quella situazione nella quale si fornisce a qualcuno una falsa rappresentazione della realtà per convincerlo a cedere un suo diritto.&lt;br /&gt;Io credo che con il referendum Segni-Guzzetta ci si trovi esattamente in questa situazione: i promotori del SI, al fine di convincerci a rinunciare a parte della nostra sovranità popolare, ci rappresentano questa riforma elettorale come la panacea dei mali del nostro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crisi della politica e crisi delle istituzioni. Questi, ci dicono, sono i mali dell’Italia. Come superarli? Creando una struttura di Governo stabile e forte. Per ottenere questo occorre innanzitutto ridurre a due soli partiti il variegato panorama politico nazionale. Ci chiedono dunque di scegliere in maniera netta, chiara e semplice se votare a destra o a sinistra.&lt;br /&gt;Un cartellone con una settantina di simboli, a rappresentare l’intricata selva del panorama politico italiano, non rassicura chi, stanco di attendere l’ennesima caduta del Governo in carica, desidera solamente stabilità. Due grossi cerchi, uno azzurro e uno rigorosamente rosso, stanno ad indicare invece la sicurezza di chi fa una la scelta giusta! La scelta chiara!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è veramente così? Davvero il referendum Segni-Guzzetta renderà il Governo dell’Italia più stabile? Davvero, come sostengono i promotori del SI, renderà ancora più democratico il nostro sistema elettorale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi di Sinistra Democratica pensiamo che accadrà esattamente il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il referendum in questione prevede che la lista o il partito che prenderà più voti avrà automaticamente un premio di maggioranza, pari al 66% dei seggi. I seggi restanti verranno assegnati allo schieramento che ha perso, che, automaticamente, diventerà opposizione. Ci saranno poi una serie di piccoli partiti che fungeranno da vedette. Questi però esisteranno solo se avranno superato lo sbarramento del 4% alla Camera e 8% al Senato.&lt;br /&gt;Ci potremo dunque trovare nella condizione di consegnare il paese ad una lista o ad un partito che, pur avendo una maggioranza relativa, anche molto bassa, avrà una maggioranza assoluta in Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La modifica proposta da questo referendum elettorale consentirebbe quindi ad una sola forza politica, cioè quella risultata prima magari con una percentuale del 20%, di aggiudicarsi il premio assicurandosi così oltre il 60% dei seggi. Perfino la legge Acerbo del 1923, prevedeva che il “listone fascista” per poter avere la maggioranza dei seggi dovesse quantomeno raggiungere il 25% delle preferenze. Nella riforma Segni-Guzzetta, invece, non c’è un limite minimo!&lt;br /&gt;Questa riforma elettorale, lungi dal semplificare le cose: le complica. E le complica perché è evidente che per poter vincere i partiti si riuniranno in “listoni” composti in maniera del tutto eterogenea, con l’unico scopo di accaparrarsi quella manciata di voti in più che serviranno a farli essere primi. Ma una volta finite le elezioni si assisterebbe ad una separazione in Parlamento con una evidente conflittualità tra le diverse fazioni. Nessuna stabilità quindi,ma accordi tra stati maggiori per vincere e guidare il paese, ad ogni costo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione, lo ricordiamo, non consente che ci sia alcuna limitazione alla partecipazione di tutti cittadini, anche attraverso i partiti politici, alla determinazione delle scelte politiche del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione invece di eliminare con un colpo di spugna tutti i partiti che non raggiungano una certa percentuale di voti va nella direzione opposta: non tutela le minoranze, ma le cancella, virando pericolosamente verso un svolta autoritaria in cui ai cittadini viene di fatto tolta ogni possibilità di partecipare, attraverso l’esercizio del diritto di voto, alla scelta dei propri rappresentanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono sotto gli occhi di tutti i deleteri effetti della nota “porcata” di Calderoli. Questa nuova riforma elettorale non solo non ne migliora i difetti, ma ne conserva integra la struttura impedendo agli elettori di scegliere direttamente i loro rappresentanti, che verranno invece selezionati dai vertici dei partiti, riducendo il compito del cittadino sovrano a quello d’una umiliante ratifica, che tutto è tranne che una scelta.&lt;br /&gt;Una delle caratteristiche dei sistemi autoritari, lo ricordiamo, è l’eliminazione di tutte le minoranze, di tutte le voci fuori dal coro.&lt;br /&gt;L’unica e sola voce deve essere quella del Governo. E l’opposizione, si potrebbe obiettare, l’opposizione avrà il compito di vigilare sulla maggioranza di Governo.&lt;br /&gt;La presenza di due soli partiti o schieramenti, che DEVONO ad ogni costo vincere perché ne va della loro possibilità di esercitare in maniera netta il proprio potere, tenderanno sempre di più a voler piacere agli elettori. Per far questo le differenze tra i due schieramenti saranno sempre meno marcate, con il rischio di arrivare al punto di non rappresentare nessuno, se non se stessi e il potere che li sostiene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abbattimento di ogni dialettica interna ai partiti e alle coalizioni di Governo, li ridurrà a contenitori privi di contenuti.&lt;br /&gt;Inoltre, la non rappresentanza degli interessi di categorie deboli, che attualmente vengono assicurate proprio dalla presenza di partiti specifici, significherà l’abbandono da parte dei partiti e dei Governi di sacche di popolazione sempre più ampie e sempre meno rappresentate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica italiana sta attraversando una stagione di secca. È  in crisi, sono in crisi le istituzioni, sono in crisi i partiti. Questi non sono più in grado di dire nulla ai loro elettori. Sono organismi evanescenti, coacervi di potere. I costi della politica e la formazione di un ceto che si è enormemente allargato di politici di professione che vive in condizioni di assoluto privilegio, sono temi fondamentali per comprendere le cause della crisi in atto. La politica come professione è frutto dello stato moderno, ma in Italia oramai si è venuta a formare una vera e propria casta.&lt;br /&gt;Se la classe politica rappresenta una sorta di cancrena che divora tutte le risorse del nostro paese, come si può solamente pensare che la soluzione stia nel consegnare proprio nelle mani di un gruppo ristretto di rappresentanti di questa casta tutto questo potere?&lt;br /&gt;Se il problema è che la politica è ormai distante dai cittadini, può definirsi una soluzione ampliare quell’abisso, e anzi utilizzare la sensazione diffusa di distacco per ottenere ancora più distacco e quindi l’assenza di controllo? Perché di questo si tratterebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’articolo 49 della Costituzione recita che “tutti i cittadini hanno diritto di riunirsi in partiti per concorrere liberamente a determinare la politica nazionale”.&lt;br /&gt;Tutti i cittadini, quindi. Non solo alcuni. Non solo quelli che hanno, per mezzo di rapporti clientelari mantenuti e coltivati a caro prezzo, la possibilità di creare un partito che ha certi numeri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Impedire infatti che i piccoli partiti, le piccole liste civiche possano continuare ad esistere, significa limitare pesantemente la libertà e la democrazia del nostro paese.&lt;br /&gt;I partiti politici già da tempo non sono più gli strumenti che i cittadini hanno per esercitare il loro diritto di decidere chi dovrà rappresentarli. Si chiama “democrazia rappresentativa”. Ovvero, le scelte che riguardano l’intera collettività vengono prese non direttamente da coloro che ne fanno parte, ma da persone elette dalla collettività a questo scopo.&lt;br /&gt;Già questo principio è da tempo venuto meno, in un sistema nel quale i candidati vengono scelti non con una leale competizione elettorale, ma dalle segreterie dei partiti.&lt;br /&gt;La riforma renderà partiti ancora più autoreferenziali, e finirà col rendere le istituzioni più deboli e meno trasparenti.&lt;br /&gt;Perché democrazia non sia solo una parola priva di contenuti, occorre che siano rispettati alcuni criteri fondamentali. Oltre che trasparenti le scelte di governo devono anche essere sottoposte a controllo. Un sistema che non ha qualcuno che controlla che le azioni di governo siano fatte nell’interesse della collettività non è un sistema democratico.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-8309984116212038717?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/8309984116212038717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=8309984116212038717' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8309984116212038717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8309984116212038717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/referendum-segni-guzzetta-le-ragioni.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-3997121247359748690</id><published>2007-07-01T09:07:00.000-07:00</published><updated>2007-07-04T12:11:25.775-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;dal sito &lt;a href="http://www.altravoce.net/"&gt;&lt;em&gt;www.altravoce.net&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;IL SOGNO DI WALTER&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Enrico Palmas e Carlo Dore jr&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso con cui Walter Veltroni ha ufficializzato la propria candidatura alla guida del neonato Partito Democratico ha incontrato ampi consensi nell’ambito delle forze politiche che compongono l’attuale maggioranza di governo. Alle centinaia di persone che hanno affollato i saloni del Lingotto, il Sindaco di Roma ha rappresentato con indubbia efficacia i principi su cui si fonda il modello di “Italia che ha in mente”: definitivo superamento delle grandi contrapposizioni ideologiche; partiti “leggeri e più vicini alle esigenze del cittadino”; confronto politico da impostare esclusivamente sui problemi concreti, alla ricerca dell’ideale punto di equilibrio tra sicurezza e solidarietà, flessibilità e tutela del lavoro, modernizzazione e salvaguardia del patrimonio ambientale.&lt;br /&gt;Dinanzi al sogno di Walter, esultano i sostenitori di Rutelli e Fassino, nella convinzione che l’idea veltroniana della “politica lieve” costituisca il percorso utile per creare quella forte base di consenso di cui al momento necessita il nuovo partito; ma applaude anche la c.d. “sinistra radicale”, che individua nell’ex segretario del PDS “l’uomo del dialogo” capace di traghettare senza scossoni la coalizione verso le elezioni del 2011.&lt;br /&gt;Tuttavia - una volta superato il contagioso entusiasmo che deriva dalle parole di un leader il quale, con onestà e convinzione, si accinge ad affrontare una sfida importante ed impegnativa- , dalla relazione proposta al popolo del Lingotto emergono per forza di cose tutti i limiti che possono caratterizzare la posizione del segretario di un partito che (privo di solidi riferimenti culturali e di precisi obiettivi da perseguire) viene costruito esclusivamente sulla base di accordi, compromessi e giochi di potere.&lt;br /&gt;Premesso infatti che i partiti vengono tradizionalmente decritti come gli strumenti utili a garantire la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese, costituisce una verità inconfutabile l’affermazione secondo cui un partito non può essere da un giorno all’altro inventato nel chiuso di una delle tante stanze dei bottoni: un partito viene creato per dare rilievo politico ai processi evolutivi di cui può costituire oggetto un patrimonio di idee già ben presente in seno alla società in cui il medesimo partito viene a collocarsi.&lt;br /&gt;In questo senso, se la strategia berlingueriana del compromesso storico, il crollo del muro di Berlino e il conseguente approdo, da parte della principale forza della sinistra italiana, ai principi della moderna socialdemocrazia costituiscono le ragioni giustificative della trasformazione del PCI in PDS, nessuna evoluzione ideologica o culturale può essere oggi individuata a fondamento della creazione del PD.&lt;br /&gt;Consapevole di questa realtà, Veltroni rilancia la sua idea del “partito-gazebo”, della forza politica contraddistinta da una struttura agile, idonea a renderla “vicina alle esigenze del cittadino” e lontana dalle obsolete ideologie che hanno attraversato il ‘900. Tuttavia, premesso che già in passato la filosofia del “I care” si rivelò nefasta per i DS - i quali assistettero impotenti al crollo di una roccaforte rossa come Bologna dinanzi all’incedere della marcia trionfale di Guazzaloca-, il sogno del Sindaco di Roma presenta almeno due potenziali contraddizioni: in primo luogo, si è più volte ribadito che il già descritto modello del “partito – gazebo” made in USA costituisce un’evidente anomalia rispetto agli equilibri che governano i sistemi politici del resto d’Europa, considerato che tutti progressisti del Vecchio Continente sono rappresentati, nell’ambito dei paesi di riferimento, da realtà partitiche irreversibilmente ancorate ai valori del socialismo europeo.&lt;br /&gt;In secondo luogo, le peculiarità del sistema – Italia impongono alle forze del centro-sinistra di impostare proprio sul piano delle idee, dell’etica dei principi e dell’incisività delle scelte operative il confronto con quella variegata banda di fascisti in doppio petto, preti invasati e razzisti in camicia verde che risponde agli ordini del Caimano, nella consapevolezza che solo la luce della buona politica può trionfare sulle tenebre dell’antipolitica.&lt;br /&gt;Andando quindi oltre le delicate formule della “politica lieve” e del partito-gazebo, Veltroni ha l’obbligo di coltivare un più realistico sogno: il sogno di ridare all’elettorato progressista entusiasmo e fiducia in quel patrimonio di idee e valori di cui da sempre la sinistra italiana è portatrice, nella consapevolezza del fatto che la forza delle idee costituisce l’essenza stessa della buona politica.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-3997121247359748690?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/3997121247359748690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=3997121247359748690' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3997121247359748690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3997121247359748690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/il-sogno-di-walter-di-enrico-palmas-e.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-4244594379963979329</id><published>2007-07-01T09:06:00.000-07:00</published><updated>2007-07-01T09:07:49.261-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;dal sito &lt;a href="http://www.manifestosardo.org/"&gt;www.manifestosardo.org&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Acerbi frutti dell'antipolitica&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Enrico Palmas&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Coordinatore provinciale (Cagliari) di Sinistra Democratica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mentre il centro sinistra sardo s’interroga infruttuosamente sugli effetti, potenzialmente dirompenti, del referendum confermativo della legge statutaria di recente approvazione e sulla (probabile) riconferma del governatore, insufficiente appare la riflessione &lt;a id="more-87"&gt;&lt;/a&gt;sul ruolo della politica.Assistiamo oggi ad una profonda crisi dell’intero sistema della rappresentanza politica, con i partiti che, in misura crescente, vengono percepiti dai più come strumenti di gestione del potere, piuttosto che come istanze democratiche capaci di fare da tramite tra i cittadini ed il governo delle istituzioni, assolvendo al ruolo consegnatogli dall’articolo 49 della costituzione italiana. E’, in sostanza, uno stato di crisi democratica. Niente di nuovo – si dirà – se Enrico Berlinguer, già nel 1981, lamentava il fatto che «i partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela».Tuttavia, oggi, quel processo degenerativo assume connotazioni tali da non consentire un ulteriore rinvio del dibattito. È la dimensione istituzionale ad assorbire, sempre più, il dibattito politico e a consegnare ai partiti, nella loro attuale fisionomia, il ruolo di comitati elettorali, con la conseguenza che la rappresentanza e la partecipazione di cittadini ed elettori restano mortificate. L’elaborazione del pensiero viene, in tal modo, abbandonata nel lasso temporale che intercorre tra una competizione elettorale e l’altra. Nella nostra Isola, peraltro, tale stato di cose si presenta con grande evidenza, da un lato per l’estrema debolezza della politica e delle classi dirigenti e, dall’altro, per la forza della questione istituzionale, caratterizzata da un presidenzialismo ingombrante che rischia di divenire, per così dire, soffocante, qualora dovesse essere confermata la legge statutaria così come approvata. Senza una seria riflessione sul rinnovamento della politica – e, quindi, delle classi dirigenti – nei metodi, nei contenuti e nelle persone, si rischia davvero di legittimare quel sentimento, da taluni cavalcato populisticamente, di rigetto, di rifiuto verso tutto ciò che dai partiti e dalla politica promana. Ciò, in ultima analisi, colpirebbe la sinistra intera in misura più che proporzionale rispetto alle forze di centrodestra, così come, del resto, già sta accadendo. È, oggi più che mai, indispensabile avviare un vasto movimento di pensiero volto a riconsegnare alla scena politica isolana e nazionale un nuovo ruolo alle forze democratiche, che si opponga al conservatorismo mostrato dai partiti, ultimamente in varie fasi, sia elettorali che congressuali, per attivare un vasto movimento di persone e idee che riproponga il mai risolto tema della questione morale nella politica, per porre le basi di un cambiamento reale e non solo sbandierato. Molti, tuttavia, sono i segnali negativi che oggi si percepiscono, in senso contrario, a partire dal referendum Segni Guzzetta. Si tratta di una proposta che introduce dei gravi rischi di modifica, in senso peggiorativo, dell’attuale sistema elettorale (incentrato sulla «porcata» di Calderoli) e che sembra funzionale alla logica dell’arroccamento da parte delle classi dirigenti, non solo sulle proprie precedenti impostazioni, ma su di un vero e proprio meccanismo perverso di conservazione della specie. Ogni giorno si insiste sull’indispensabile semplificazione del sistema, attraverso la riforma elettorale, ma intanto alcuni dei nostri dirigenti o appoggiano apertamente, o, comunque, non ostacolano, la proposizione di un referendum popolare, che oltre ad essere pericoloso per la tenuta del governo, qualora dovesse passare, introdurrebbe un meccanismo tale da privare una larga parte dell’elettorato della propria rappresentanza istituzionale. Con un esito davvero poco democratico, dato che un risultato anche modesto in termini di consenso generale, consentirebbe al partito – si badi, non alla coalizione – di eleggere il 60 per cento dei parlamentari. Si tratterebbe, in sostanza, di un ritorno ad un passato non rimpianto: il meccanismo elettorale voluto da Mussolini con la legge “Acerbo” del 1923. Tutti segnali, dunque, che spingono con forza verso una ulteriore e pericolosa mortificazione della partecipazione e della rappresentanza, senza sciogliere il nodo centrale del problema: quello del sistema cosidetto a liste bloccate, che consente a poche persone, rappresentanti delle segreterie dei partiti ai massimi livelli, di mandare in Parlamento per cooptazione le persone a loro più gradite, senza che il giudizio dell’elettore possa in alcun modo influire su tali scelte.Ha, dunque, vinto il berlusconismo? Bisogna forse arrendersi all’evidenza? Il tempo lo dirà, ma se vogliamo accorciare i tempi, occorre cambiare rotta al più presto, ripartendo dai valori che unificano le diverse componenti della sinistra antifascista costituzionale e progressista italiana, quali l’etica della e nella politica, il lavoro, la giustizia sociale, la laicità dello Stato, una profonda coscienza ecologista, avendo cura di scardinare logiche fatte di personalismi e di processi decisionali interni che di democratico hanno davvero poco. Sarà difficile, ma se la sinistra saprà superare antiche e nuove divisioni, allora avrà vinto una grande scommessa con la storia di questo Paese. E, se la posta in palio è questa, forse vale davvero la pena di scommettere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-4244594379963979329?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/4244594379963979329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=4244594379963979329' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4244594379963979329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4244594379963979329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/dal-sito-www_01.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-4931606941287431678</id><published>2007-07-01T09:04:00.000-07:00</published><updated>2007-07-01T09:05:53.637-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Dal sito &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.manifestosardo.org/"&gt;&lt;em&gt;www.manifestosardo.org&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Le regole dell'aragosta&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Considera un’aragosta e pensa che una Sardegna migliore può nascere anche da un semplice crostaceo. Mi è venuto da pensarlo dopo una bella chiacchierata con Gianni Usai, già meccanico manutentore alla Fiat, dirigente della Fiom a Torino &lt;a id="more-88"&gt;&lt;/a&gt;(mai distaccato dal lavoro, ci tiene a precisarlo), dove vive in prima persona le stagioni degli scioperi e dell’autunno caldo, quelle delle lotte davanti ai cancelli di Mirafiori: anni duri, di impegno e di lotta a cui però si sovrappone la brutta pagina del terrorismo delle Brigate Rosse, che arriva ad uccidere barbaramente Guido Rossa, un operaio e un sindacalista come lui. E allora, nel 1980, Gianni sente il bisogna di tornare in Sardegna, nel Sinis, e di dare una svolta alla sua vita. E diventare pescatore insieme a dei ragazzi con cui costruisce una cooperativa, frutto di uno scambio alla pari: loro gli insegnano il mestiere, lui sfrutta i suoi strumenti politico-culturali e sindacali che permettono di partire da un minimo di organizzazione.I pescatori, in quel periodo, sono in balia di grossisti senza scrupoli, che dettano le regole e si assicurano lucrosi profitti. Un po’ come i feudatari degli stagni di Cabras descritti con straordinaria forza da Peppino Fiori in “Baroni in Laguna”. Fare una cooperativa, racconta Gianni, significa investire e mettersi in gioco, specie quando si parte praticamente da zero: bisogna edificare i locali, comprare le celle frigo, allestire i vivai delle aragoste. E serve soprattutto la volontà di non accontentarti del quotidiano, ma la consapevolezza che per conquistarti un pezzo in questo mondo devi saper guardare al futuro. Nasce così un progetto di ripopolamento delle aragoste a partire da una collaborazione pluriennale con il Dipartimento di Biologia Marina dell’Università di Cagliari. Il pescatore deve essere predatore (altrimenti non prende pesci), ma anche allevatore, o il mare si saccheggia e tutto viene depauperato. E infatti se sino all’85 si catturavano anche 11-12 tonnellate di aragoste, ora si è scesi sui 600 Kg - una tonnellata. I danni maggiori erano creati dal fatto che si prelevava troppo rispetto a quello che il mare consentiva con i suoi normali cicli biologici; specie lo strascico illegale, ma anche la pesca artigianale mal concepita, producevano e producono i danni maggiori.Serviva evidentemente un drastico cambiamento culturale, cercando di far crescere, a partire dai pescatori, una cultura da allevatori. È questo il significato del progetto messo in piedi insieme ai biologi dell’università del capoluogo: le aragoste sotto taglia invece di essere immesse sul mercato si ricollocano, una volta marcate, in un angolo di mare dove la Regione ha autorizzato il divieto di pesca. Un progetto che ha dato risultati; se fai fare alla natura il suo dovere, infatti, il mare si riprende e mette a disposizione dell’uomo le sue grandi risorse.Progetti che hanno bisogno di finanziamenti; la Regione, sul piano politico, si è sempre detta entusiasta ma il riformismo dall’alto tende ad incepparsi di fronte all’inadeguatezza della macchina amministrativa e burocratica. Mi vengono in mente certi documenti d’archivio che ho visionato durante le mie ricerche sul primo centro-sinistra, quello di Moro e Nenni: anche allora si diceva che uno può ipotizzare le riforme migliori, ma se chi deve curarle e accompagnarne la realizzazione dal punto di vista amministrativo non è in grado o non ha la necessaria umiltà si finisce per cadere in una terra di nessuno dove, alla fine, predomina la disillusione.Non è solo un ritardo della politica, sia ben chiaro: esiste anche un freno culturale dell’opinione pubblica che considera il mare come una bellezza o una mera risorsa turistica, rifiutandosi così di guardare a cosa c’è in profondità. Un evidente paradosso, per un’isola come la Sardegna.Certo, come mi dice Gianni, la normativa sulla salvaguardia del mare è molto avanzata, quindi sul piano legislativo non ci sono problemi. Il punto è far sì che le leggi vengano rispettate: una “salvamare” insieme alla “salvacoste”?C’è un gran parlare dei ritardi della sinistra sulla legalità e il bisogno di sicurezza; ma forse anche questa vicenda permette di capire quanto sia necessario osservare le normative quando è a rischio l’interesse collettivo, visto che il mare è di tutti.Anche perché, nonostante tutto, la qualità delle acque sarde è ancora ottima, come dimostra l’esperienza delle aragoste di “Su Pallosu”, che in un habitat tranquillo si riproducono con prolifici ritmi; tutto questo palesa come si debba affermare una nuova etica della responsabilità anche nei riguardi del mare e del suo utilizzo responsabile. Ecco perché sarebbe utile una macchina burocratica adatta ai compiti e specializzata, capace di avere un contatto continuo e stabile con i lavoratori della pesca, su una dimensione orizzontale e con funzionari regionali sui territori che sappiano applicare le leggi (i distretti di pesca potrebbero favorire modalità di lavoro più lungimiranti).L’esempio della partnership con il Dipartimento di Biologia Marina dell’Università di Cagliari è strategico: costa poco, garantisce una collaborazione feconda con il mondo del lavoro che ha bisogno di informazione e formazione continua e in più svolge una importante funzione di controllo sul rispetto del progetto da parte dei pescatori stessi.Del resto è quello che dice anche Stiglitz nei suoi libri sulla necessità di costruire una globalizzazione democratica che funzioni a partire dalla ridefinizione delle modalità con cui vengono messe in agenda le priorità e applicate le regole. La pesca non è una cenerentola, ma una risorsa che crea e conserva posti di lavoro: proviamo anche in Sardegna a mettere la persona al centro dello sviluppo, rendendola responsabile e rispettosa delle regole. Le aragoste saranno contente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-4931606941287431678?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/4931606941287431678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=4931606941287431678' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4931606941287431678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4931606941287431678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/07/dal-sito-www.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-4254422027496932415</id><published>2007-06-26T09:38:00.000-07:00</published><updated>2007-06-26T09:40:20.543-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_zBgIFNq03fo/RoFBZJP-I6I/AAAAAAAAAAU/va5gqo5DoUA/s1600-h/logo_sd.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5080413754886071202" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_zBgIFNq03fo/RoFBZJP-I6I/AAAAAAAAAAU/va5gqo5DoUA/s200/logo_sd.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;A.R.S.- Associazione per il Rinnovamento della Sinistra&lt;br /&gt;Sinistra democratica - Cagliari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conferenza dibattito su&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Referendum Segni-Guzzetta:&lt;br /&gt;le ragioni del no.&lt;br /&gt;Quale legge elettorale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 29 giugno&lt;br /&gt;Ore 17.00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sala Conferenze Banco di Sardegna&lt;br /&gt;Viale Bonaria Cagliari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PROGRAMMA&lt;br /&gt;Presiede&lt;br /&gt;Gianluca Scroccu -Sinistra Democratica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Introduce:&lt;br /&gt;Federica Grimaldi – Collettivo Giustizia Sinistra Democratica&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;intervengono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto Ballero, Università Cagliari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luigi Concas, Università Cagliari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Pubusa, Università Cagliari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue Dibattito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono previsti interventi di esperti,&lt;br /&gt;di esponenti delle associazioni e&lt;br /&gt;delle forze politiche e sindacali.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-4254422027496932415?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/4254422027496932415/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=4254422027496932415' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4254422027496932415'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4254422027496932415'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/blog-post.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_zBgIFNq03fo/RoFBZJP-I6I/AAAAAAAAAAU/va5gqo5DoUA/s72-c/logo_sd.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-3366339414459972883</id><published>2007-06-19T09:48:00.000-07:00</published><updated>2007-06-19T09:53:36.928-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_zBgIFNq03fo/RngJ9JP-I5I/AAAAAAAAAAM/a6Xp3pX4GaM/s1600-h/rosa126_img%5B1%5D128_img.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5077819525919810450" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_zBgIFNq03fo/RngJ9JP-I5I/AAAAAAAAAAM/a6Xp3pX4GaM/s400/rosa126_img%5B1%5D128_img.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Lavoro, diritti e nuova politica&lt;br /&gt;Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo incontra i cittadini di Monserrato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica riguarda anche te.&lt;br /&gt;Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo&lt;br /&gt;Sta scrivendo una nuova pagina della storia&lt;br /&gt;e della politica in Italia.&lt;br /&gt;Scriviamola insieme&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Monserrato&lt;br /&gt;Giovedì 21 Giugno 2007&lt;br /&gt;Casa Foddis, ore 17:30&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;DIBATTITO PUBBLICO&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;Partecipano:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mauro Beschi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;segreteria nazionale della funzione pubblica CGIL, responsabile Dipartimento welfare e mercato del lavoro&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Enrico Palmas&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Coordinatore provinciale Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Coordina:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Veronica Marongiu&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-3366339414459972883?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/3366339414459972883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=3366339414459972883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3366339414459972883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3366339414459972883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/lavoro-diritti-e-nuova-politica.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_zBgIFNq03fo/RngJ9JP-I5I/AAAAAAAAAAM/a6Xp3pX4GaM/s72-c/rosa126_img%5B1%5D128_img.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-1342210429025960496</id><published>2007-06-18T06:36:00.000-07:00</published><updated>2007-06-18T14:20:03.196-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;SINISTRA DEMOCRATICA SARDA: CAMBIARE LA POLITICA, UNIRE LA SINISTRA &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Carlo Dore jr. &lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; Gianluca Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’assemblea regionale della Sinistra Democratica sarda, svoltasi ad Oristano lo scorso sabato, ha costituito un utile ma anche fortemente dialettico momento di confronto tra le varie anime della politica isolana che si riconoscono nel movimento fondato da Fabio Mussi e Gavino Angius.&lt;br /&gt;In particolare, i contenuti emersi dal dibattito che ha fatto seguito alle relazioni introduttive costituiscono lo spunto per procedere ad alcune riflessioni in ordine ai caratteri che il movimento in questione deve assumere per perseguire con efficacia l’obiettivo di “cambiare la politica unendo la sinistra” individuato dai promotori nella manifestazione nazionale del 5 maggio.&lt;br /&gt;In questo senso, è stata ribadita la necessità di configurare SD come “una realtà che parte dal basso”, come un soggetto politico il quale, attraverso il costante coinvolgimento di iscritti e simpatizzanti nella determinazione delle scelte strategiche fondamentali, possa costituire un punto di riferimento costante per quell’ampia fetta di elettorato progressista che, non riconoscendosi nel progetto del Partito Democratico, non accetta di sottostare alle bieche logiche di potere a cui di fatto l’azione dei partiti tradizionali risulta da anni ispirata. Mai come oggi è infatti necessario recuperare una dimensione “orizzontale” della politica che spezzi l’impianto verticistico che ha finora contraddistinto lo scenario pubblico in Italia e in Sardegna.&lt;br /&gt;I militanti che si sono avvicinati ai DS negli ultimi anni successivi alla vittoria del 1996 hanno infatti avuto la netta impressione di rapportarsi ad una realtà sottoposta ad un lento processo di disgregazione, ad un partito privo di basi ideologiche chiare e per questo incapace di assumere (su temi cruciali quali quello del conflitto di interessi; della giustizia; del lavoro) le scelte radicali di cui il Paese invocava l’attuazione.&lt;br /&gt;Sfruttando appieno i meccanismi di una legge elettorale creata allo specifico scopo di potenziare il ruolo delle segreterie, i vertici del Botteghino non hanno esitato a sacrificare figure politiche di altissimo profilo per sostenere candidati impresentabili, la cui unica ragione di merito poteva essere identificata nella contiguità rispetto a determinati centri di potere.&lt;br /&gt;Le conseguenze di un simile status quo emergono in tutta la loro evidenza dalle vicende attualmente all’attenzione della cronaca: mentre i rapporti tra il quadro di comando della Quercia e ben noti settori del mondo economico assumono ogni giorno contorni più inquietanti, gli elettori del centro-sinistra manifestano il loro disagio attraverso l’astensionismo crescente e il brusco crollo di consensi registrato dall’Ulivo con riferimento ad aree territoriali tradizionalmente definite alla stregua di “roccaforti rosse”.&lt;br /&gt;Premesso che la strategia diretta alla creazione del PD deve considerarsi in realtà finalizzata a celare sotto le bandiere dell’Ulivo e le note di Ivano Fossati quelle che sono le conseguenze nefaste della crisi di un’intera classe dirigente, Sinistra Democratica si trova nella paradossale condizione di dover ricercare proprio nelle radici di questa fase di trionfo dell’antipolitica le linee-guida in base alle quali impostare la sua iniziativa riformatrice.&lt;br /&gt;Per cambiare la politica, per unire la sinistra, occorre infatti che il movimento creato da Mussi ed Angius, accantonate le logiche delle baronie, delle faide interne e delle rendite di posizione che hanno contraddistinto i primi anni di vita della Seconda Repubblica, risulti fedele alla concezione berlingueriana del partito inteso non già come strumento di potere (o come veicolo per il potere), ma come struttura idonea a favorire, coerentemente con quanto previsto dall’art. 3 della Costituzione, la partecipazione dei cittadini alla vita della res publica.&lt;br /&gt;Da questo punto di vista, anche per un movimento che sta nascendo come Sinistra Democratica, è fondamentale inserire la piena trasparenza delle informazioni tra gli aderenti e i militanti, che hanno diritto di formarsi per tempo le opinioni, discuterne in appositi dibattiti aperti e partecipati che consentano di presentare proposte di lavoro, documenti (che non sono mai inopportuni), contributi alla discussione. Deve quindi considerarsi esaurita l’epoca delle assemblee convocate per fungere da mero organo di ratifica di decisioni già predeterminate nel chiuso delle stanze dei bottoni, delle riunioni controllate dai soliti, piccoli feudatari ormai a tal punto compenetrati nella loro (più o meno rilevante) funzione istituzionale per accettare, dopo decenni trascorsi a ricoprire ruoli di primo piano, la triste prospettiva di un’attività politica da svolgere lontano dai palazzi del potere.&lt;br /&gt;Per non parlare della assoluta necessità del rispetto della piena parità di genere, da praticare tanto negli organismi dirigenti, quanto nelle candidature e nella vera e propria conduzione delle battaglie politiche. Solo così si possono scardinare le logiche che hanno condotto all’isterilimento della vita politica dei partiti italiani&lt;br /&gt;Così ragionando, risulta inoltre evidente la necessità di superare - attraverso la previsione di rigorosi limiti al numero dei mandati e l’affermazione di una radicale incompatibilità tra l’assunzione di cariche pubbliche e lo svolgimento di funzioni di coordinamento nell’ambito dei partiti - quella condizione l’appiattimento dei gruppi dirigenti all’interno delle sedi istituzionali su cui si fonda l’esistenza della famosa “casta” a cui è dedicato il recente saggio di Sergio Rizzo e Giovanni Antonio Stella.&lt;br /&gt;Se questi obiettivi verranno perseguiti con coerenza e generosità, il nuovo soggetto politico non risulterà qualificabile come l’ennesimo “partitino” creato per barattare un pugno di voti con posti di sottogoverno, ma come una vera forza innovatrice in grado di favorire, attraverso la riaffermazione di una visione etica della politica, quella fase di coesione tra le forze progressiste di cui da troppo tempo gli elettori invocano il completamento.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-1342210429025960496?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/1342210429025960496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=1342210429025960496' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/1342210429025960496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/1342210429025960496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/sinistra-democratica-sarda-cambiare-la.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-8358498200718280021</id><published>2007-06-17T03:33:00.000-07:00</published><updated>2007-06-17T03:36:56.563-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Sommerse e salvate: donne in vendita tra prostituzione, tratta e sfruttamento&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Manuela Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le africane hanno tanti nomi, perché nei loro paesi averne tanti è segno di buona fortuna, e abiti succinti che non riparano dalle intemperie delle notti invernali e dagli sguardi dei clienti. Le ragazze rumene, polacche e croate portano lunghi stivali e gonne cortissime.&lt;br /&gt;Nina ha gambe lunghe e grandi occhi verdi, luminosi e appena velati dalla malinconia di chi, a 22 anni, ha conosciuto il dolore e l’umiliazione di essere trattata e venduta come un oggetto. Nel suo paese, uno dei tanti dell’Est Europa ridotti in poltiglia mal rigurgitata dal crollo dell’Unione Sovietica, studiava Economia. Quando l’ho conosciuta, ormai libera dai suoi sfruttatori, si preparava a lasciare la Sardegna per iniziare una nuova vita. Alle spalle si lasciava la strada e la verità: quest’ultima, ricostruita in un processo che, attraverso la sua coraggiosa testimonianza ha consentito di sgominare una pericolosa organizzazione criminale che “importava” dall’Est giovani ragazze per sfruttarle nel fiorente mercato della prostituzione.&lt;br /&gt;Becky, invece, è venuta da Benin City con un passaporto nigeriano falso. Occhi neri e duri di chi, acquistata per pochi dollari direttamente nel proprio villaggio, è stata spedita come un pacco postale fino a Roma, poi Napoli, infine imbarcata sulla Tirrenia per Cagliari. Dopo sono bastati pochi chilometri, quelli che separano il porto di Cagliari da viale Monastir. Pochi chilometri per segnare la distanza che separa la speranza di una vita migliore dal precipitare nell’abisso dello sfruttamento della prostituzione. Ha scalato la gerarchia sociale, Becky, diventando “madame” quindi, a sua volta, sfruttatrice di altra carne umana trasportata a buon prezzo fino alle squallide strade delle nostre periferie. Dal carcere, dove si trova e sta scontando la sua pena, probabilmente ripensa alla sua vita e non riesce a comprendere come un giudice l’abbia potuta condannare per aver solo cercato di sopravvivere.&lt;br /&gt;Gli occhi di Alina, invece, quelli non li so descrivere: non si vede il colore dalle foto scattate dalla Polizia Scientifica. Lei non è stata fortunata: i suoi 18 anni, i suoi sogni e le sue speranze sono stati spezzati una sera di luglio: seviziata a morte, il cadavere nascosto in un frigorifero. Il suo aguzzino, il fidanzato che l’aveva portata in Sardegna e l’aveva costretta a prostituirsi, è stato processato e condannato in contumacia. Non l’hanno mai trovato.&lt;br /&gt;Nina, Becky, Alina. Storie comuni a quelle di molte altre: portate in Italia con la promessa di un lavoro, oppure spinte dalla necessità di lasciare paesi devastati dalla guerra o dalla miseria, sbattute sulla strada una volta sbarcate sul suolo italico. Storie simili, diversa è solo la fine.&lt;br /&gt;Nina si è salvata perché ha pianto. Ha pianto, raccontando la sua storia: prima ad un cliente, poi alla proprietaria dello squallido alberghetto dove la costringevano a vivere, poi alla suora del centro di accoglienza che l’ha aiutata a nascondersi, infine al suo avvocato e al pubblico ministero. Per lei il sistema ha funzionato. Ha funzionato una legislazione tra le più efficaci d’Europa, che non solo ha ridefinito (con la legge 228/2003) le fattispecie giuridiche che puniscono la riduzione o il mantenimento in schiavitù o servitù ai fini dello sfruttamento sessuale e la tratta di persone a questo scopo, ma ha predisposto una serie di strumenti di natura sia giuridica (speciali programmi di protezione per le vittime del “trafficking”) che economica (come il fondo per le misure anti tratta, istituito dall’art. 13 legge 228/2003 presso la Presidenza del Consiglio che si occupa di finanziare i programmi di assistenza alle vittime dello sfruttamento).&lt;br /&gt;Becky e Alina, invece, pur nella diversità delle loro storie, fanno parte della categoria delle “sommerse”. Il loro destino è stato diverso, come quello di tanti altre giovani donne: nel migliore dei casi in prigione, trasformate anch’esse in aguzzine; nel peggiore, una vita segnata dalla paura: paura di essere in un paese straniero, paura del freddo, della polizia, della notte, dei clienti, degli sfruttatori. Fino a sparire nel nulla, nella consapevolezza, forse, di essere state, per i propri aguzzini, merce redditizia ma deteriorabile e quindi facilmente sostituibile.&lt;br /&gt;Tale fenomeno complesso, a fronte di una domanda di sesso a pagamento sempre crescente e differenziata, è strettamente intrecciato con una criminalità organizzata feroce e senza scrupoli, che non esita a servirsi di forme di coercizione crudeli per assicurarsi un ricambio sempre fresco di nuove schiave disponibili, per lo più immigrate quasi sempre fatte entrare clandestinamente.&lt;br /&gt;Eppure, oggi non fanno più notizia: sono figure ormai di contorno delle grigie periferie urbane delle nostre città. Le retate e gli arresti, ormai, si meritano un trafiletto nelle pagine di cronaca spicciola. Una parte di loro vive in condizioni di sfruttamento estremo. Molte altre, invisibili ai più, lavorano in piccoli appartamenti, nei night club, negli alberghi. Intrappolate dai debiti contratti per venire in Italia, vengono sottoposte a ricatti e pressioni, sia fisiche che psicologiche, dai propri sfruttatori.&lt;br /&gt;Sembra che la regola sia quella delle “sommerse” e che invece le “salvate” siano un’eccezione.&lt;br /&gt;Con la carne umana si fanno ottimi guadagni: da sempre. Il resto lo fanno un mercato globale sempre più aggressivo e senza regole e, soprattutto, le perduranti ingiustizie del mondo e la povertà: portatrici efficienti e mai stanche di disgregazione sociale e sopraffazione dei deboli.&lt;br /&gt;Nulla a che vedere, quindi, con il moralismo benpensante del buon padre di famiglia che “non può più portare la famigliola felice a fare una passeggiata la sera”. Se la prostituzione non è un reato, nel nostro ordinamento, e i percorsi di vita che portano ad esercitarla sono molteplici e complessi, non riconducibili certamente a sterili giudizi morali o riduttive classificazioni, parlare di sfruttamento della prostituzione, invece, significa puntare un faro contro una nuova schiavitù, una moderna tratta di schiavi, che attraversa i continenti fino al cortile di casa nostra. Significa indagare un fenomeno che interessa nel profondo il tema della salvaguardia dei diritti delle donne e impegnarsi a contrastare questa “rinnovata” schiavitù femminile, cercare di dare delle risposte a quello che, molto spesso, non rappresenta “il mestiere più antico del mondo” ma “la discriminazione più antica del mondo”. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-8358498200718280021?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/8358498200718280021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=8358498200718280021' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8358498200718280021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8358498200718280021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/sommerse-e-salvate-donne-in-vendita-tra.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-3617787881536559656</id><published>2007-06-17T03:32:00.000-07:00</published><updated>2007-06-17T03:33:37.356-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Il socialismo moderno e vitale di Olof Palme&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un vero paradosso (anche se forse spiega più di tante altre cose i ritardi della sinistra italiana) che a vent'anni dal suo efferato e misterioso assassinio del febbraio 1986 nel nostro paese non sia mai stata pubblicata una biografia di Olof Palme. Per fortuna ora è uscito in libreria il bel saggio di Aldo Garzia "Olof Palme, vita e assassinio di un socialista europeo", edito dagli Editori Riuniti.&lt;br /&gt;Nell’ultimo congresso dei DS il partito si è non a caso diviso proprio sull’appartenenza alla famiglia del socialismo europeo, che peraltro si vorrebbe superare con la creazione dell’effimero ed indefinito Partito Democratico. Questo libro permette di capire tutti i limiti culturali della nostra sinistra, proprio a partire dalla scarsa attenzione riservata all’analisi seria e concreta della storia della socialdemocrazia europea.&lt;br /&gt;L’attualità del pensiero e dell’attività politica di Palme, come sottolinea giustamente Garzia, si riconosce nell’aver declinato in maniera originale un socialismo non appiattito su rigidi schemi economicistici ma aperto ad una riflessione continua sull’importanza della lotta dell’emancipazione dell’uomo e della donna. Proprio sul tema della parità di genere e delle pari opportunità si può misurare uno dei punti più innovativi e moderni della politica di Palme. Con i suoi governi si rafforzò in Svezia quel modello di famiglia per cui i lavoratori devono essere entrambi i coniugi che si dividono equamente le fatiche quotidiane domestiche, a differenza, ad esempio, di un modello assistenziale come quello italiano modellato su un unico percettore di reddito di genere maschile. Palme non a caso si impegnò con forza per tutelare la donna svedese con la stessa copertura legislativa, fiscale ed assicurativa dell’uomo, in modo da garantire un giusto equilibrio capace di assicurare il pieno e libero accesso delle donne al mercato del lavoro e ad importanti carriere senza che questo costituisse  un ostacolo alla maternità. Ci sono poi nel libro le sue battaglie sul tema dell’ambiente (fu uno dei primi politici a porsi, negli anni Settanta, il problema dell’esaurimento delle risorse energetiche e della necessità di un nuovo modello di sviluppo eco-compatibile). Palme fu un socialista vero che si chiedeva se può avere un senso ridurre le tasse quando questo significa assottigliare le coperture sociali e sminuire la qualità dei servizi, e che si pose con il “Piano Meidner” il tema del controllo democratico dei profitti e dell’ostacolo alle concentrazioni economiche, specie quelle parassitarie. La sua sfida in economia fu quella di accompagnare la tutela del lavoro e del diritto alla qualità del lavoro con l’espansione dei processi economici e la coesione sociale.&lt;br /&gt;Nel libro si assegna un grande spazio al ruolo del premier svedese nello scenario politico internazionale e al suo impegno strategico imperniato sul concetto di una pace da costruire a partire da una ridefinizione del potere mondiale su un asse di parità tra le nazioni. Per fare questo il leader scandinavo non esitava nell’esternare la propria opinione sulle principali controversie internazionali con posizioni critiche tanto delle tentazioni egemoniche della superpotenza americana che  di quella sovietica, essendo convinto che l’emancipazione delle popolazioni del Terzo Mondo dovesse essere intrapresa senza chiedere corrispettivi politici. Grazie a questa sua attività fu capace di dare alla Svezia una straordinaria visibilità internazionale, e questo tanto da Vicepresidente dell’Internazionale Socialista quanto da mediatore per l’Onu. Amico di tutti i movimenti progressisti dei vari continenti, fu un duro e critico avversario della guerra del Vietnam così come dell’intervento sovietico a Praga o di quello in Afghanistan. Un cammino che presenta, non a caso, diversi punti di contatto con l’azione politica di Enrico Berlinguer (in proposito si rimanda ai saggi di Silvio Pons, Raffaele D’Agata, Fiamma Lussana e Claudio Natoli contenuti nel volume appena edito da Carocci “Enrico Berlinguer, la politica italiana e la crisi mondiale”).&lt;br /&gt;Garzia delinea l’uomo politico svedese come un riformatore coraggioso e illuminato che non riteneva di dover mediare sui problemi etici e  che non si faceva imbrigliare neanche dalle sconfitte elettorali o dai condizionamenti  interni ed internazionali (che come si spiega nel libro furono fortissimi). Del resto non è forse questa la crisi principale della sinistra italiana e cioè quella di aver rinunciato, a favore di parole come efficientismo e governabilità fine a se stessa, ad un pensiero forte ed autonomo capace di coniugare capacità riformatrice nel governo e un costante pensiero critico pronto ad individuare le gravi sperequazioni e le rendite di posizione che rendono il mondo così diseguale?&lt;br /&gt;Olof Palme ebbe la costanza di chi applica una politica coerente tra ciò che si dice e ciò che si fa, chiamando le cose per il loro vero nome e non con i sotterfugi del cinico teatrino  politico odierno. Così disse una volta rivolgendosi ai giovani socialdemocratici svedesi: «Se si elimina la volontà con la sua base di teoria e di valori, se si elimina come fonte di energia anche il convincimento emozionale, la politica nei paesi democratici si trasformerà in qualcosa di grigio e triste. […] Il socialismo è un movimento di liberazione. Il nostro obiettivo è liberarci il più possibile dalla pressione delle circostanze esterne, dando la libertà a ciascuna persona di sviluppare se stessa secondo le proprie peculiarità e i propri desideri».&lt;br /&gt;Era un uomo di sinistra conscio che la lotta tra il pensiero socialista e la realtà è il dilemma affascinante ma anche l’unica forza motrice delle politiche socialdemocratiche.&lt;br /&gt;Sapeva bene che non c’è giustizia sociale senza libertà, così come libertà senza giustizia sociale. Ecco perché le sue idee, come dimostra il lavoro di Aldo Garzia, possono offrire  molti spunti di riflessione alla sinistra italiana che tenta di intraprendere, seppur tra mille contraddizioni, un percorso unitario difficile e lungo ma necessario per la costruzione di un nuovo modello sociale che tanto sul piano internazionale che su quello nazionale e locale porti avanti una nuova etica dello sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-3617787881536559656?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/3617787881536559656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=3617787881536559656' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3617787881536559656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3617787881536559656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/il-socialismo-moderno-e-vitale-di-olof.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-2922393667366816298</id><published>2007-06-14T12:45:00.000-07:00</published><updated>2007-06-14T12:46:05.511-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Sa martinicca? Siamo in guerra!&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Michele Panebianco&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;essere vivente&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia ha già vissuto scenari di guerra, in tempi remoti ed anche recenti; ma solo un numero molto ridotto di lettori era nato o ha memoria diretta di quando Cagliari fu bombardata, ma naturalmente ne siamo venuti a conoscenza egualmente. Si usava bombardare una città, i residenti sfollavano nelle campagne (chi poteva), c'era un'etica anche nei bombardamenti. Andate a raccontarlo ai civili di tutte le guerre, andate a chiederlo a chi ha vissuto e subito anche a Cagliari gli effetti di un bombardamento, andate a spiegarlo ai morti di Hiroshima o di Falluja, o del Vietnam, o della Cecenia, o dell'Afghanistan, o in Jugoslavia, o in Nigeria, in Ruanda, cos'è l'etica dei bombardamenti, cos'è un'azione strategica chirurgica, come si comporta una bomba intelligente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, non ci sono più le guerre di una volta. Che bei tempi, quando eserciti con divisa rossa e blu si accoppavano allegramente in una grande pianura, fra soli militari! Con elefanti, cavalli, cimieri al vento, sciabole scintillanti! Che bei tempi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, messa da parte la mitologia della "bella guerra" e la sua rappresentazione agiografica, letteraria e cinematografica, bisogna ricordarsi anche degli stupri, delle rapine, dei bottini di guerra, dei genocidi, del terrore, da Gengis Khan a Napoleone, da Giulio Cesare a Hitler, da PolPot a Stalin, da Ramses ad Alessandro, da Bush a Milosevic, da Amin a Saddam...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi non ricorda il film "Tutti a casa" con Alberto Sordi? Non si riusciva a capire come i liberatori, i buoni, gli Alleati anglo-americani, prima ti bombardano, e uccidono, poi ti liberano, e bisogna anche festeggiare. Prima gli alleati erano i tedeschi, ed i nemici gli americani; poi gli alleati sono gli americani, ed i tedeschi nemici. Non si riusciva a capire nulla, ti sparavano addosso tutti, come sicuramente non capisce il bambino mutilato ed ucciso dalle mine e dalle cluster-bomb in Somalia, in Cecenia, in Serbia, in Iraq, In Afghanistan, Vietnam, Corea, Darfur, Palestina, ecc. ecc. ecc., dai bombardamenti, dal fuoco amico, dal fuoco nemico, (chi è il nemico?), dal fuoco e dalla spada, che vuol dire sangue, terrore, sofferenza, tragedia, incomprensibilità: per essere liberi, veramente liberi, per essere giusti, veramente giusti, democratici, per battere il tiranno, per vivere meglio, per ottenere tutto ciò bisogna morire, essere mutilati, bisogna veder morire intere moltitudini di amici, di genitori, di figli, veder distrutta la propria casa, avere fame, essere poveri, molto più poveri, e convivere con la disperazione per anni, decenni: in nome di cosa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Cagliari, come oggi in Afghanistan, c'era “sa martinicca", così veniva chiamata dai cagliaritani la borsa nera. Alla parola si associava il concetto: martinicca uguale guerra. C'erano gli sciacalli, c'erano i ladri, i signori della guerra, c'erano gli approfittatori, c'era il riaffiorare di tutto il peggio del comportamento umano, c'era l'assenza totale di regole, un lusso di cui ci si può dotare in condizioni di equilibrio, di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si riempie tutti la bocca di pace. Tutti. Tutti noi, che abbiamo la bandiera multicolore appesa al balcone, tutti noi che sentiamo di essere di sinistra, che solidarizziamo con i movimenti per la pace, tutti noi, e tutti voi, che siete credenti in Dio, un qualunque Dio, il quale vuole la pace; tutti noi occidentali, che abbiamo la pancia piena, che guardiamo distrattamente oppure, al contrario, addirittura con commozione le tragedie in diretta, tutti noi che da quando siamo nati non abbiamo sentito la puzza del sangue e della carne maciullata di un padre, di un fratello, di un passante innocente, estraneo; tutti noi, privi della memoria storica, anche la più recente. Che però giudichiamo, con severità, le barbarie altrui. Tutti noi che non ci rendiamo conto, pensando quindi di essere dalla parte del giusto, dalla parte dei "buoni", di non essere in pace, ma complici e quindi artefici delle ingiustizie, pur inconsapevoli. Ma ciò non rappresenta una giustificazione, non può divenire un alibi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si parla in astratto, per esempio di pace, è facile trovare sintonia e comunione d'intenti. Si, siamo tutti d’accordo, sin quando si tratta di enunciare principi e di buone intenzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come si entra nel merito emergono le differenze, tutto diventa più difficile, ci si deve sporcare le mani: cosa fare per una politica di pace, concretamente, ora ed adesso, in medio oriente, in Africa, in Asia, ecc., in uno scenario dominato da retaggi storici, da lutti, dolore, rancori, differenze culturali secolari, morti accatastati per secoli, in un contesto di economia globalizzata anglo-americana, e di noi occidentali di fatto alleati e di fatto complici, in un mondo che ha l'inglese come lingua unificatrice (sarà un caso?), con le guerre locali ammantate da ideologia, ma originate dalla necessità della detenzione del controllo petrolifero? Delle guerre che sono una sola guerra, ora chiamata "globale", ma che risponde alla stessa logica di sempre; il più forte ha gli eserciti più potenti, in funzione del proprio benessere in spregio delle vite, e culture, e benessere altrui. Le ragioni dei deboli sono deboli, la reazione dei deboli si classifica "radicale", "massimalista", "terrorista", “sovversiva”. Ricordiamo che anche i partigiani erano così classificati. Solo per parlare della recente storia italiana, anche Gobetti, Gramsci, Pertini, a suo tempo, furono incarcerati o uccisi con le stesse argomentazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ci si sforza di analizzare freddamente, razionalmente quanto è avvenuto nella storia, si possono trarre grandi insegnamenti e linee di condotta per il presente. Cercando anche di non far prevalere gli aspetti ideologici su quelli meramente pratici. Andiamo a parlare di pace a chi la pace non la conosce, trasmettiamo un filmato del G8 o del Papa in Darfur, o a Kabul. Non potremmo nemmeno trasmettere nulla, colà non c'è nemmeno la corrente elettrica, c'è solo la legge della giungla.&lt;br /&gt;Per analogia, andiamo anche a parlare di politica, di etica, a chi non ottiene risposte sul figlio disoccupato, sul prezzo della roba da mangiare, sulla bolletta della corrente, sul suo futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;$$$$$$$$$$&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvare la sinistra: ok&lt;br /&gt;Unirla: va bene&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sinistra mondiale, italiana, sarda mi appare in guerra. Una guerra della giungla, in veste di preda. Una guerra di posizione, difensiva. Una guerra non dichiarata, in cui non si voleva entrare, in cui non ci si vuole spendere, in cui non si trovano motivi di entusiasmo e capacità di dare risposte ideali ed al contempo concrete, pensando forse che si potesse vivere di rendita, sfruttando una rendita di posizione; una guerra che avrebbe bisogno di persone dotate di coraggio, di coerenza, una guerra che non ha bisogno di eroi (in ogni caso, non temiate, non ce ne sono!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In guerra non ci sono più le leggi, le regole, è illusorio appellarsi a queste. Ci sono solo persone con potere, che lo utilizzano al loro servizio, non al servizio collettivo. E ci sono anche quelli, la maggioranza, che questo potere non ce l'hanno. Così come chi aveva messo da parte grandi o piccole quantità di farina faceva la "martinicca", o chi aveva carburante ed una ruspa ne faceva speculazione sui disperati, o chi aveva armi le vendeva a peso d'oro. Poi c'erano i partigiani, quegli "strani". Bisogna proprio essere degli stronzi illusi ed idealisti, ad essere partigiani. Salvo, poi, saltare sul loro carro, appellandosi ai principi della costituzione repubblicana nascente dalla loro opera e dal loro pensiero, ed a cui, in pectore, dicono di essersi tutti ispirati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sono gli strumenti del potere? Si può condensare il concetto in una sola parola: FORZA. Quella economica, militare, di gestione delle informazioni da elargire e da strumentalizzare.&lt;br /&gt;Questo assioma è valido su vasta scala, nei contesti mondiali in qualunque epoca, e lo possiamo rendere valido anche, per traslazione e per analogia, all'attività politica locale e nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo regole? NO, forse in passato le avevamo, pur poche e confuse, ma efficaci per unire gli intenti. E' necessario darsene di nuove, immediatamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo forza? NO, forse in passato l'avevamo, almeno quella etica e ideale, anche di consenso elettorale e popolare. E' necessario recuperarla, parlando ed agendo in modo semplice, rigoroso, lineare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è ancora la "martinicca"? SI, ci sono pochi che possiedono lo zucchero e la farina, e ne fanno un'arma di ricatto. E' necessario stroncarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo una stella polare? SI, come l'avevano i partigiani. Sarebbe interessante sapere se stiamo tutti volgendo lo sguardo verso la stessa stella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna avere il coraggio di rischiare, cioè perdere oggi qualcosa di sicuro, per avere qualcosa di migliore, forse, domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla prossima puntata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-2922393667366816298?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/2922393667366816298/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=2922393667366816298' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2922393667366816298'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2922393667366816298'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/sa-martinicca-siamo-in-guerra-di.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-5338274769466128375</id><published>2007-06-13T11:02:00.001-07:00</published><updated>2007-06-13T11:02:52.735-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Cronaca di una batosta annunciata&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Andrea Pubusa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo degli imbecilli possono pensare che il popolo del centrosinistra non si accorga che si sta consumando sotto i nostri occhi una delle più gigantesche operazioni di trasformismo della nostra storia: un’azione di coraggioso aggiornamento della sinistra che si trasforma  ad opera della maggioranza DS e non solo in un vero e proprio cambio di campo con la creazione del PD, un abbandono della rappresentanza dei ceti più deboli, in favore dell’impresa e del libero mercato, una condivisione delle scellerate operazioni di privatizzazione che stanno mettendo nelle mani dei soliti noti faccendieri il patrimonio pubblico, accumulato con sacrificio dagli italiani nei decenni. Il risultato è l’allargamento sproporzionato e ingiustificato della forbice fra ricchi e poveri. In campo salariale un dirigente prende fino a 500 volte in più dell’operaio o del piccolo impiegato o del precario, chi comanda rafforza le sue garanzie (liquidazioni e pensioni milionarie) mentre i ceti popolari tornano ad un precariato e alla mancanza di diritti di ottocentesca memoria. In nome di questa governabilità si toglie potere ai cittadini con leggi elettorali che allontanano sempre più da un accettabile sistema parlamentare e soprattutto mettono in mano a ristrette oligarchie il potere di decidere. Il Parlamento italiano è composto da persone scelte da una ventina di dirigenti dei partiti. E Segni, con referendum che ha molti padrini (avete visto Cabras firmare con Porcu, Fantola e altri?), vuole accentuare questa “porcata”, dando il premio non alla coalizione ma al partito che vince.&lt;br /&gt;            In Sardegna molti avevano sperato in Soru, visto come la reincarnazione dell’homo civis che abbandona le proprie faccende private per mettere al servizio della comunità le sue competenze e il suo rigore. Ora, fasce sempre più ampie dei sardi si accorgono che, in fondo, il Presidente è rimasto mister Tiscali e così non trascura le aspettative di suoi antichi compagni d’affari, vieta ai sardi di mettere perfino un innocuo mattone nell’agro, ma non disdegna di offrire le bellezze naturali a potenti gruppi finanziari e immobiliari. Ricordate il viaggio in elicottero con Tronchetti? Poi, poco dopo la notizia della imminente liberazione di S. Stefano dagli americani, Soru si precipita ad annunciare che i bandi internazionali sui quei beni sono già pronti. Pronti per chi? E chi ha discusso i progetti? Il Consiglio regionale o quello comunale di La Maddalena o la comunità sarda? Ed allora si capisce anche la legge statutaria, ispirata alla cultura istituzionale della destra classica e pensata per un processo di incisiva limitazione dei diritti democratici e di espropriazione dei beni pubblici dei sardi. Perché se no voltare le spalle agli istituti di democrazia partecipativa? Perché togliere potere all’Assemblea rappresentativa? Perché rendere più difficili i referendum (vietandoli per di più  proprio sull’assetto e sul trattamento della casta)? Perché regolare il conflitto di interessi, ammettendo che un Presidente così potente possa anche mantenere la gestione, a mezzo di un fiduciario, delle proprie aziende? Perché se no ammettere che le società del Presidente possano partecipare alle gare indette dalla Regione? Immaginate che bella par condicio in una gara d’appalto con Tiscali fra i partecipanti e il direttore generale della Presidenza a presiedere la commissione di gara? E perché infine negare tutto questo facendo credere che si è fatta una legge contro il conflitto d’interessi? E poi perché cacciare le persone rigorose e preparate dalla Giunta? E  perché contemporaneamente allearsi con Cabras, Sanna e compagnia? Perché creare con loro la cupola del PD sardo anziché contrastarli? Perché aprire a Oristano a Onida e Atzori, Oppi benedicente? Perché a Selargius allearsi con Melis? Perché? Perché? Perché? Vien da dire – come ha fatto Beppe Grillo all’Anfiteatro ieri – vaffanculo! Ed è appunto questo che molti elettori sardi hanno detto domenica e lunedì a Soru e a un centrosinistra trasformista e bugiardo. Ci vuol molto a capirlo? Più difficile è su queste macerie, prima di tutto morali, creare un’alternativa. Ma bisogna provarci.&lt;br /&gt;             &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-5338274769466128375?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/5338274769466128375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=5338274769466128375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5338274769466128375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5338274769466128375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/cronaca-di-una-batosta-annunciata-di.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-768430992353320475</id><published>2007-06-12T13:21:00.000-07:00</published><updated>2007-06-12T13:23:05.548-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Fiori tra giornalismo e passione storica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La figura di Giuseppe Fiori è stata ricordata sabato 9 giugno in un bel convegno organizzato a Nuoro a quattro anni dalla sua scomparsa. In Sardegna diversi comuni hanno dedicato a questo grande protagonista della cultura e del giornalismo italiano piazze e vie; un viale in suo nome fu voluto anche dal sindaco di Roma Veltroni qualche tempo fa.&lt;br /&gt;Non ci siamo mai conosciuti di persona, ma via telefono, nel marzo 2001, dopo che avevo scritto una lettera al quotidiano “L’Unione Sarda” nei giorni infuocati della polemica sul caso sollevato dalla trasmissione "Satyricon" e dal libro di Marco Travaglio "L'odore dei soldi" . Nella lettera ricordavo che proprio l’ex vicedirettore del TG2 nel libro "Il Venditore. Storia di Silvio Berlusconi e della Fininvest", pubblicato da Garzanti nel 1995, aveva ben sei anni prima ricostruito la vicenda personale e pubblica dell'allora capo dell'opposizione. Fui molto sorpreso di ricevere, quel pomeriggio, una telefonata proprio di Fiori che, avendo letto la lettera, voleva ringraziarmi; fu molto gentile e parlammo anche di altre cose, della mia tesi di laurea su Pertini, della mia volontà di provare il dottorato di ricerca con una tesi sul PSI negli anni del centro-sinistra (che lui, da vecchio socialista, incoraggiò). Parlammo anche dei suoi libri, e delle sue biografie in particolare.&lt;br /&gt;Quei volumi che solo lui sapeva scrivere, fondendo mirabilmente la storia e il racconto, il documento d’archivio e la testimonianza diretta. Del resto, le opere biografiche non sono molto amate dalla storiografia accademica italiana (o almeno, non quanto in ambiente inglese), e, spesso, tocca ai giornalisti colmare questa lacuna.&lt;br /&gt;Le vite di Gramsci, di Lussu, di Berlinguer, dell'anarchico Schirru, della famiglia Rosselli, di Ernesto Rossi e di Berlusconi (unico politico vivente al quale Fiori abbia dedicato una biografia, fatto non da poco, del quale, se fossi nei panni dell’ex Presidente del Consiglio, mi vanterei ben più di un'amicizia con un Putin o un Bush) da lui scritte non sono semplicemente la narrazione di fatti ed eventi della storia. Sono racconti di esistenze piene di passioni e drammi, di idealità ma anche di incomprensioni e di oblii ingiustificati; non era forse questo il destino di un personaggio come Ernesto Rossi (uno degli italiani più importanti della storia del Novecento, il cui impegno civile tanto ha ancora da dire specie ad una sinistra "in cerca d'autore"), se la biografia di Fiori, pubblicata da Einaudi, non ne avesse riscoperto l'attualità? O il caso di Gramsci, di cui il suo biografo ha costruito un ritratto così denso e drammatico, “con i tuffi nel sangue e nella carne”, da superare indenne quasi quarant'anni e conservare ancora la sua bellezza letteraria (personalmente, sono convinto che se il nome di Gramsci non è stato inserito nella lista nera dei personaggi della storia della sinistra, e del PCI in particolare, un pò lo si deve anche a questo ritratto del pensatore di Ales uscito per i tipi di Laterza).&lt;br /&gt;Una storia, quindi, quella narrata da Fiori, come ricostruzione di fatti ma anche come memoria da conservare, sulla quale riflettere perchè non si ha futuro senza radici.&lt;br /&gt;Radici, non radice; perché accanto ai “comunisti umanisti” Gramsci e Berlinguer c’è anche il socialista liberale Rosselli, o il progressismo liberale di Ernesto Rossi, o la fermezza e l’eroismo del “cavaliere di razza fenicia” Emilio Lussu, o, ancora, l’anarchismo candido e quasi fanciullesco di Michele Schirru. La ricostruzione di una sinistra plurale e dalla storia tormentata, ma percorsa da un filone unitario che oggi ci pare quanto mai attuale.&lt;br /&gt;Per non parlare di un altro suo libro importante come “Uomini ex”, la storia dei comunisti a Praga nel dopoguerra, l’opera che insieme a “Mistero napoletano” di Ermanno Rea forse riesce come poche altre a rappresentare le illusioni e le speranze di un pezzo della sinistra italiana che fu, gli slanci generosi insieme ai settarismi spietati, la generosa volontà di cambiare il mondo e l’ottusa burocratizzazione del socialismo.&lt;br /&gt;Ed è giusto ricordare, proprio in questo discorso sulla memoria da conservare e studiare, che il senatore della sinistra indipendente Giuseppe Fiori è stato promotore, insieme al senatore e storico socialista Gaetano Arfè, di una legge speciale che ha accelerato i tempi della accessibilità dei fondi archivistici del Tribunale Speciale fascista versati all'Archivio Centrale dello Stato, permettendo così l'avvio di tante ricerche.&lt;br /&gt;Questo era Giuseppe Fiori, il suo impegno civile e il suo giornalismo: passione, rigore, capacità di fare inchieste, ascoltare Mesina o i pescatori di Cabras senza preconcetti ma con la voglia di ascoltare e interrogare, recarsi sul posto e testimoniare, per poi raccontare e aiutare il lettore o il telespettatore a comprendere e a interrogarsi, a porsi dei dubbi, a non prendere pacchetti preconfezionati di notizie come oggi vediamo in TV o leggiamo su molti giornali.&lt;br /&gt;Il giorno della sua morte ricordo di aver visto su “Blob” un pezzo in cui un noto direttore di telegiornale chiedeva ad una sua giornalista (?) di spiegare ai telespettatori il ruolo di Donald Rumsfield all’interno dell’amministrazione americana. Nessuna risposta, solo occhi sbarrati e un imbarazzante mutismo (che, peraltro, si sarebbe trasformato in straripante loquacità nella successiva rubrica di gossip, quando la telegiornalista si sarebbe dimostrata ben più preparata sull’ultima love-story della letterina di turno). Piaccia o no, anche questa è l’Italia e l’informazione nel nostro paese oggi; certo siamo un po’ tristi che non ci siano più uomini come Peppino Fiori a raccontarcela, ma siamo lo stesso speranzosi perché ci ha lasciato in eredità i suoi libri e i suoi scritti, che rimangono e rimarranno alla collettività per aiutarla a conoscere il passato e, quindi, a capire meglio il presente. E, di questo, gli saremo sempre grati.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-768430992353320475?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/768430992353320475/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=768430992353320475' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/768430992353320475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/768430992353320475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/giuseppe-fiori-tra-giornalismo-e.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-2438049735913688632</id><published>2007-06-10T02:11:00.000-07:00</published><updated>2007-06-10T05:01:38.811-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;“Modernizzazione senza sviluppo. Il capitalismo secondo Pasolini”. &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Riflessioni sull’Italia di oggi a partire da un libro di Giulio Sapelli.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;di &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Manuela Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;“Sai cosa mi sembra l’Italia? Un tugurio i cui proprietari sono riusciti a comprarsi la televisione,e i vicini, vedendo l’antenna, dicono, come pronunciando il capoverso di una legge: Sono ricchi, stanno bene” (&lt;/em&gt;Intervista rilasciata ad Alberto Arbasino, in Saggi sulla politica e la società, I Merididiani Mondadori 1999&lt;em&gt;).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giulio Sapelli, docente di Storia Economica e Analisi culturale delle organizzazioni presso l’Università Statale di Milano, raccoglie e analizza nel suo libro “Modernizzazione senza sviluppo. Il capitalismo secondo Pasolini”, edito da Bruno Mondadori nel 2005, gli scritti più evidentemente politici e sociologici di Pasolini, operando una selezione accurata tra gli articoli pubblicati dall’intellettuale sul Corriere della Sera e nella rubrica di corrispondenza “Vie nuove”.&lt;br /&gt;Si tratta di un’opera particolare, che discende da un corso universitario di Storia Economica incentrato, come spiega lo stesso autore nella premessa, sul “canto del più alto e dolente interprete del genocidio italico che si produsse dinanzi alla modernizzazione senza sviluppo: Pier Paolo Pasolini”.&lt;br /&gt;Pasolini guardava la realtà come oggi nessuno sa fare: pensava “volando”, con la lucidità visionaria dei poeti.  Questo tipo di sguardo oggi si è perso: i giornali sono infarciti di opinionisti e commenti, tutti concentrati sull’ultima sparata di Berlusconi oppure sull’ultimo equilibrismo teorico - tattico di D’Alema.&lt;br /&gt;Pasolini aveva capito una cosa: la politica è un effetto, non una causa. Quello che veramente bisogna analizzare e capire è la metamorfosi antropologica del paese, affondando le mani nel ventre molle e oscuro dell’Italia per riuscire a leggere le radici del reale.&lt;br /&gt;Il nuovo potere è la cultura del consumismo, il nuovo re la televisione. Queste cose le pensava e le scriveva, questo grande intellettuale del nostro tempo, negli anni ’70.&lt;br /&gt;Il paese che Pasolini vedeva, con grande lucidità, era una nazione che da contadina e cattolica, sostanzialmente rurale, si trasformava in qualcosa di diverso, sotto la ricchezza di una pressione improvvisa e di un sistema di valori improntato al consumismo e all’individualismo.&lt;br /&gt;Gli articoli e gli scritti raccolti da Sapelli ci riconsegnano la figura di un intellettuale che ha saputo essere coscienza critica e lucida di quel rapidissimo processo di industrializzazione, correlato all’aumento del reddito e all’espansione dei consumi, che ha interessato l‘Italia del boom economico.&lt;br /&gt;Pasolini vede, prima ancora dell’avvento dei network privati, come la televisione abbia imposto una nuova lingua artificiale, un nuovo modello di riferimento che lui considera nefasto, ovvero quello piccolo – borghese ed edonista che penetra e attecchisce nelle coscienze attraverso il rapporto perverso che questo strumento riesce ad avere con i suoi fruitori - spettatori passivi. Ciò che unifica gli italiani è, in realtà, una moralità edonistica: “il bombardamento ideologico televisivo non è esplicito: esso è tutto nelle cose, tutto indiretto”. Nel 1974 Pasolini, scrivendo questa frase, intuì l’immensa capacità pervasiva della televisione. L’Italia che va verso la società dei consumi, né a sinistra né a destra. Comprese che la causa doveva ricercarsi nella peculiarità del processo di industrializzazione nel nostro paese, che non era passato attraverso la creazione di infrastrutture come scuole e  ospedali, ma attraverso la realizzazione di un mercato fatto di beni di consumo da sfruttare immediatamente. Ecco che Pasolini parla di preistoria del neocapitalismo, in un mondo che gli appare, proprio attraverso lo specchio deformante ma atrocemente profetico di quello che egli chiama reame televisivo, costruito interamente sull’artificialità.&lt;br /&gt;Questo libro ci restituisce la figura di un Pasolini tragicamente profetico e tristemente non capito da molti suoi contemporanei: un intellettuale che insegna che la politica, quando si separa dalla cultura, finisce di essere la virtù dei migliori e diventa quella degli eguali, relazionandosi con un elettorato che non vota più per chi ritiene il più adatto a governare, ma per chi gli è più simile.&lt;br /&gt;Emblematico, a questo proposito, è il rapporto tra Pasolini e il PCI. Rapporto travagliato e puntellato da numerose incomprensioni.&lt;br /&gt;Sapelli ricorda, però, come l’ultimo Berlinguer ricorra in realtà ad un concetto tipicamente pasoliniano quando decide di porre come punto centrale del proprio agire politico la questione morale. Sono ormai gli anni ’80. Il resto è storia recente: Tangentopoli, Berlusconi, la politica dei salotti televisivi.&lt;br /&gt;La modernizzazione senza sviluppo del titolo assume per Pasolini i contorni di una nuova preistoria dominata dall’alienazione, dal consumismo, dalla cultura che si fa industria dell’intrattenimento, dalla televisione. Noi, che siamo ormai gli abitanti di questa nuova era preistorica possiamo trovare nelle lucide riflessioni di Pier Paolo Pasolini uno strumento straordinario di lettura e di decodificazione di una realtà sempre più complessa i cui nodi, che l’intellettuale già scorgeva nell’Italia del suo tempo, devono ancora essere sciolti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-2438049735913688632?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/2438049735913688632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=2438049735913688632' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2438049735913688632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/2438049735913688632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/modernizzazione-senza-sviluppo.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-69297854361118585</id><published>2007-06-08T07:13:00.000-07:00</published><updated>2007-06-08T07:14:14.638-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;L’ISOLA DELLA TORTUGA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Carlo Dore jr.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Assistendo al dibattito relativo al caso “Visco – Speciale” svoltosi in Senato lo scorso mercoledì, ho avuto la triste sensazione di essere lo spettatore impotente di un monumentale elogio del paradosso.&lt;br /&gt;Sotto certi aspetti paradossale è stata infatti la pur efficace ed incisiva relazione del ministro Padoa-Schioppa, posto che il Governo non ha chiarito la ratio della (allo stato ingiustificabile) decisione di destinare un militare evidentemente inaffidabile e poco rigoroso nell’adempimento dei suoi doveri come il gen. Speciale a ricoprire un prestigioso incarico in seno alla Corte dei Conti. Per altri versi, ancor più paradossale è parso il peana rivolto alla Guardia di Finanza da quegli stessi esponenti della Casa della Libertà che, tra tangenti e conti cifrati, prescrizioni e sconti di pena, indulti e scioperi fiscali hanno per cinque anni reso l’Italia assimilabile ad una sorta di moderna versione dell’Isola della Tortuga.&lt;br /&gt;Tuttavia, deve per una volta essere riconosciuto a Piero Fassino il merito di avere rilevato come un vento torbido spira al momento in Italia, un vento alimentato dall’esistenza di una sorta di cospirazione posta in essere dagli ambienti più conservatori del Paese per attentare alla stabilità dell’Esecutivo in carica. Premesso che l’esistenza di un simile status quo richiama alla memoria i giorni tristi degli anni ’70, in cui una sorta di Stato nello Stato fece tremare le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche, occorre a questo punto domandarsi: chi governa questo disegno eversivo? E soprattutto: quali condizioni oggettive hanno permesso a questa perversa ondata reazionaria di svilupparsi con tanta rapidità?&lt;br /&gt;In ordine al primo degli interrogati proposti, sembra difficile contestare l’affermazione secondo cui Berlusconi, forte dell’incommensurabile potere mediatico di cui dispone, è riuscito nell’arco di un anno a mettersi a capo di un’autentica crociata antiprogressista, assecondando le pulsioni integraliste che attualmente pervadono  settori centrali del mondo cattolico e favorendo le velleità di carriera proprie di un ristretto gruppo di gallonati (la valutazione del cui operato, è bene precisarlo, non intacca in alcun modo il rispetto e la riconoscenza che il Paese intero deve alle Forze Armate) .&lt;br /&gt; La stucchevole passerella compiuta dal Caimano in occasioni del Familiy day, le clamorose rivelazioni offerte dal generale Speciale al quotidiano di casa Mediaset (già utilizzato in passato come strumento per clamorose campagne d’accusa in confronti di alcuni esponenti del centro-sinistra, rivelatesi peraltro alla lunga qualificabili più come numeri d’avanspettacolo che come inchieste giornalistiche degne di tale nome), il solenne: “Sempre agli ordini!” con cui il suddetto generale Speciale ha confermato la sua personale deferenza al Cavaliere di Arcore costituiscono solo alcuni degli elementi idonei a confermare la correttezza di questo assunto. Politici disinvolti, porporati sensibili al richiamo del potere, militari ambiziosi: ancora una volta la realtà italiana sembra superare la complessità della più fantasiosa spy story.&lt;br /&gt;Tutto ciò chiarito, venendo ora al secondo del quesiti in precedenza formulati, non si comprende la ragione per cui l’Unione persista nell’errore di considerare alla stregua di un interlocutore credibile quell’oscuro imprenditore milanese che (a causa della già rilevata sovrapposizione tra potere politico, incidenza mediatica e disponibilità economiche) conferma ancora una volta di costituire un fattore destabilizzante per il corretto funzionamento delle regole democratiche.&lt;br /&gt;In questo senso, l’approvazione di una legge che (precludendo l’assunzione di un ruolo politicamente sensibile a chiunque risulti essere, direttamente o indirettamente, nella condizione di esercitare un potere di controllo con riferimento ad una determinata attività economica) risolva in maniera radicale il problema del conflitto di interessi non deve essere interpretata come un atto di ritorsione verso un avversario politico scomodo, ma come una sfida di civiltà che un Paese moderno non può rifiutarsi di affrontare. Una democrazia degna di tale nome non può infatti correre il rischio di essere ancora assimilabile all’Isola della Tortuga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                          &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-69297854361118585?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/69297854361118585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=69297854361118585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/69297854361118585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/69297854361118585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/lisola-della-tortuga-di-carlo-dore-jr.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-6616634881069899774</id><published>2007-06-08T07:11:00.000-07:00</published><updated>2007-06-08T07:12:54.172-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;dal sito &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.altravoce.net"&gt;&lt;em&gt;www.altravoce.net&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;L'avventata liquidazione del socialismo,quel PD che piace a Berlusconie il mondo che non aspetta lezioni da noi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Pietro Maurandi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dopo le elezioni amministrative, scartabellando fra gli appunti, ho trovato qualche riflessione sui congressi nazionali dei DS e della Margherita. Il commento più fulminante sulla relazione di Fassino è stato quello di Berlusconi. «Se questo è il PD, mi iscrivo anch'io», pare che abbia detto. Come dire che in un partito senza identità ci può stare chiunque, anche il leader dello schieramento avversario.&lt;br /&gt;La relazione più sincera è stata quella di Rutelli, il quale ha rilevato che non esiste solo la destra e la sinistra (ohibò) ma anche il centro. Fin qui niente di sconvolgente. Ma naturalmente voleva dire e ha detto che lui vuole stare al centro. Fin qui è tutto legittimo e i conti tornano, per la Margherita. Non tornano più per i Ds, che vorrebbero/dovrebbero portare nel nuovo partito le ragioni della sinistra.&lt;br /&gt;La cosa più fastidiosa è l'accusa di essere nostalgico del passato rivolta a chi dice che l'appartenenza al socialismo europeo è determinante. Ma quale passato? Il socialismo europeo è una cosa ben viva, rappresenta davvero l'alternativa alla destra in tutti i grandi paesi europei. Non mi pare che in nessuno di essi si pensi di liquidare i partiti socialisti. Blair ha rivoltato il partito laburista come un calzino, Zapatero sta rivoltando la Spagna, i socialisti francesi hanno tentato una difficile rimonta, la socialdemocrazia tedesca ha scelto la grande coalizione. Scelte diverse e fra loro contrastanti, ma nessuno si sogna di liquidare i partiti socialisti.&lt;br /&gt;E allora chi sostiene l'appartenenza al socialismo europeo non esprime nostalgia del passato ma ha in mente il presente e il futuro. Che cosa dire invece di chi si richiama agli antichi valori del socialismo ma non ritiene determinante per il nuovo partito la sua adesione al socialismo europeo? Che proprio lui è un nostalgico del passato: per lui il socialismo è retorica dei valori e nient'altro.&lt;br /&gt;La cosa più provinciale è l'affermazione che non si vuole aderire al socialismo europeo perché si vuol fare una cosa originale italiana, e con essa modificare il socialismo europeo e l'internazionale socialista. Insomma, dovremmo dare lezioni al mondo. È un sogno, una farneticazione dalla quale sarebbe meglio svegliarsi. Non c'è nessuno nel mondo, tanto meno in Europa, che aspetta con ansia di copiare dalle nostre esperienze. Non nella politica e non in altri campi.&lt;br /&gt;È vero il contrario: siamo noi che dobbiamo con umiltà prendere lezioni dagli altri. Così nella scuola e nell'Università, nei trasporti, nella giustizia, negli ospedali, nella ricerca, nella pubblica amministrazione, nella finanza pubblica, nella capacità dell'economia di affrontare le sfide della globalizzazione, perfino nell'organizzazione degli europei di calcio. Rassegniamoci, non c'è nessuno che aspetta lezioni da noi. E perché dovrebbero? Siamo - fra i grandi paesi europei - il più disastrato, in politica e in economia.&lt;br /&gt;La cosa più deprimente è che, dopo la sonora sconfitta nelle elezioni amministrative, incomincia il balletto per accelerare la nascita del PD e l'elezione del leader, come se la sconfitta dipendesse dal fatto che il PD ancora non c'è. Ci si accapiglia sulle date, non più ottobre ma addirittura luglio, per incominciare a operare… nel mese di agosto. Non solo, c'è chi propone di eleggere il leader (segretario? coordinatore? mezzafigura? notaio? speaker?) prima dell'assemblea costituente, cioè prima che nasca ufficialmente il partito, ma c'è anche chi propone di eleggerlo dopo, chi vuole Prodi e chi non lo vuole. Certo le idee non mancano, la cosa difficile è trovarne una sensata.&lt;br /&gt;E poi a nessuno, proprio a nessuno dei dirigenti del PD viene in mente una cosa elementare e immediata: che hanno fatto una sciocchezza! Non li coglie nemmeno il dubbio, che è il sale del pensiero.&lt;br /&gt;La cosa più triste è vedere tante persone per bene che sinceramente credono a tante cose belle e positive sul PD, cose che semplicemente non esistono. Tante persone convinte e trascinate da gruppi dirigenti che, invece di rinnovarsi, inventano nuovi contenitori destinati a contenere sempre gli stessi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-6616634881069899774?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/6616634881069899774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=6616634881069899774' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/6616634881069899774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/6616634881069899774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/dal-sito-www_08.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-853844662565864752</id><published>2007-06-08T07:08:00.000-07:00</published><updated>2007-06-08T07:11:14.747-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;dal sito &lt;a href="http://www.altravoce.net"&gt;www.altravoce.net&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Soru ormai sta con la vecchia oligarchia. Tradito il patto con i sardi:la crisi è nei fatti, sarà gestita dai giudici?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Andrea Pubusa&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Almeno due vicende avrebbero condotto ad altrettante crisi se fosse ancora vigente il precedente sistema parlamentare. L'amputazione dalla Giunta di due personalità come Tonino Dessì e Francesco Pigliaru e l'affaire Saatchi.&lt;br /&gt;cosa si è trattato? Nel primo caso Soru ha manifestato un mutamento di politica: era “sceso in campo” dicendo di volerla cambiare, di puntare alla creazione di un nuovo gruppo dirigente in Sardegna, di amare i sardi con la schiena dritta e il cervello fine, ed eliminava dalla Giunta le due peronalità che meglio di tutte, per storia politca e professionale, impersonavano questo progetto. Soru svelava così di preferire gli uomini con la schiena curva e col cervello piccolo. Ricordate la conferenza stampa degli assessori residui, dopo la defenestrazione della Pilia? Un atto di deferenza al capo di stampo tardosovietico?&lt;br /&gt;Con la vecchia forma di governo, Pigliaru e Dessì forse sarebbero rimasti in carica o la loro sostituzione sarebbe stata il frutto di manovre scoperte, fra gruppi in cerca di nuovi equilibri. Qui Soru ha liquidato la questione con un ridicolo richiamo a incompatibilità di carattere o con un disaccordo sull'agenda della Giunta, ma la manovra viene allo scoperto oggi.&lt;br /&gt;Al congresso Ds Antonello Cabras e (sopresa?) Emanuele Sanna reinvestono Soru per la prossima legislatura. Il presidente dichiara di essere uno dei soci promotori del Partito democratico, con Cabras e Sanna e Paolo Fadda. Oggi negli apparentamenti per i ballottaggi a Oristano Oppi converge sul centrosinistra e Tonino Melis fa altrettanto a Selargius.&lt;br /&gt;Semplici apparentamenti locali? O segnali della ricomposizione intorno al PD della vecchia cupola oligarchica un tempo trasversale (Dc, Pds-Ds, Psi)? E Soru? Finita l'epopea del cambiamento, si aggiunge ai vecchi satrapi della politica regionale? Si capisce meglio ora perché Dessì e Pigliaru, ma anche i Maninchedda e i Gessa erano d'ingombro! E la Cerina con l'apertura a mondo culturale? Desaparecida.&lt;br /&gt;Ebbene, sarò disfattista, ma un cambio di politica di questa portata, un vero tradimento (scusate la terminologia retrò, ma non ne trovo altra) del voto popolare, avrebbe meritato una crisi per essere esplicitata, posto che anche la stampa libera molto lentamente sta dando segni di comprensione. Per non parlare degli ambientalisti e di una certa sinistra già extraparlamentare, ancora incantati da alcune bordate populiste di Soru (senza chiedersi a chi giovano e per chi son fatte) e ancora convinti ch'egli sia il becchino della vecchia oligarchia sarda!&lt;br /&gt;In questo contesto l'affaire Saatchi disvela un altro terreno nascosto (estrettamente intrecciato col primo): quello degli affari e degli interessi. Se è vero quanto dice la commissione d'inchiesta del Consiglio regionale (noi non abbiamo elementi autonomi di informazione e di giudizio) la gara è viziata perché indirizzata verso un vincitore predestinato. Ma di chi la designazione? E perché si chiede la rimozione dell'esecutore materiale? E il mandante?&lt;br /&gt;Anche qui sarò disfattista, ma se tutto questo non è un brutto sogno, credo che sarebbe meglio allontanare il Dr. Jeckill, come certamente la vecchia forma parlamentare avrebbe consentito e imposto.&lt;br /&gt;Ora, è vero che non c'è crisi formale, ma ce n'è una sostanziale: Soru ha spezzato il suo patto coi sardi, eppure rimane in sella per una politica diversa da quella su cui ha ottenuto una generosa investitura popolare.&lt;br /&gt;È una crisi compressa, ma grave. E cosa accadrà, se - &lt;a href="http://www.altravoce.net/2007/05/31/verdetto.html"&gt;come dice certa stampa ben informata&lt;/a&gt; - Marchetti non archivierà gli atti e chiederà qualche rinvio a giudizio? Altro che crisi di governo, è in pericolo l'intera legislatura. E le chiavi non stanno in mano alle istituzioni politiche, ma alla magistratura.&lt;br /&gt;Tutto questro non induce ad una riflessione generale? Che ci voglia una messa a punto della legge statutaria (forma di governo) per consentire alle istituzioni di rsiolvere questi problemi? E a quando l'analisi su cosa sta realmente succedendo in Sardegna? Consentitemi, però, in conclusione una piccola confidenza: che nostalgia della Giunta di Mario Melis e del rigore morale di Federico Palomba!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-853844662565864752?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/853844662565864752/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=853844662565864752' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/853844662565864752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/853844662565864752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/06/dal-sito-www.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-4120610613890014241</id><published>2007-05-30T13:06:00.000-07:00</published><updated>2007-05-30T13:08:19.659-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;IL FATTORE – GENOVA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;- o si cambia o si muore-&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Carlo Dore jr.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I commenti proposti da tutta l’opinione pubblica in ordine all’esito delle consultazioni amministrative del 28 e 29 maggio sono stati, per una volta, concordemente ispirati ad una logica di estremo equilibrio. Una volta concluse le operazioni di voto, i dati oggetto delle definitive proiezioni rendono indispensabili due considerazioni preliminari: malgrado l’emorragia di consensi sofferta al centro-nord, la coalizione che sostiene il Governo (grazie ai successi ottenuti a Genova, L’Aquila e Agrigento) ha vacillato senza crollare; la tanto temuta spallata con cui Berlusconi prometteva di rovesciare la leadership di Prodi alla lunga non c’è stata.&lt;br /&gt;Tuttavia, all’interno dell’Unione i campanelli d’allarme sono tanti e non possono essere ignorati, anche in considerazione del fatto che i principali segnali del disagio in cui versa l’elettorato progressista trovano in una “roccaforte rossa” come Genova la loro principale cassa di risonanza.&lt;br /&gt;Le dimensioni sostanzialmente modeste dell’affermazione riportata dal centro-sinistra nel capoluogo ligure, l’elevatissimo astensionismo, le durissime reprimende rivolte da Sergio Chiamparino e dalla stessa Marta Vincenzi in confronto dei partiti della coalizione costituiscono in questo senso segnali inequivocabili del malessere che serpeggia crescente all’interno del popolo della sinistra, della frattura sempre più ampia che divide la politica dalla società civile.&lt;br /&gt;Premesso che i risultati ora in commento sembrano confermare (considerata la sonora stroncatura a cui le liste dell’Ulivo sono andate incontro in tutto il territorio nazionale) che il nascente PD deve essere qualificato non già alla stregua di un fattore di semplificazione ma semmai di complicazione della crisi politica in atto, spetta ora all’Esecutivo porre in essere quel tanto auspicato “cambio di passo”, presupposto indispensabile per riconquistare il consenso perduto a seguito dell’attuazione di una strategia complessiva di cui (dalle incertezze sui DICO all’approvazione dell’indulto; dalla decuplicazione del numero di ministri e sottosegretari all’immobilismo ostentato sui temi della giustizia e dell’etica pubblica) i cittadini faticano a comprendere presupposti e prospettive.&lt;br /&gt;Così ragionando, le priorità che devono caratterizzare l’azione dell’Esecutivo in questa nuova fase sono le stesse che emergono dalla prima lettura del programma dell’Unione: in particolare, la rinnovata forza d’urto ostentata dal Caimano nel corso della campagna elettorale appena conclusa ha confermato una volta di più la necessità dell’approvazione di una legge che, risolvendo la questione del conflitto di interessi con l’incisività di cui clamorosamente difetta il c.d. disegno-Gentiloni, ponga fine una volta per tutte a quell’assurda commistione tra politica e potere economico che tuttora costituisce la principale anomalia del sistema – Italia.&lt;br /&gt;Inoltre, il fattore - Genova è indicativo dell’esigenza di procedere ad una radicale opera di moralizzazione della res publica, esigenza resa ancor più stringente dai recenti studi condotti in ordine ai costi della politica e dalle percentuali relative alla massiccia presenza nelle istituzioni di soggetti indagati, rinviati a giudizio o addirittura condannati in via definitiva per reati infamanti (talvolta – è il caso dell’on. Previti – anche alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici).&lt;br /&gt;Approvazione di una legge sul conflitto di interessi, abrogazione delle leggi-vergogna, riproposizione della questione morale: questi i primi punti da cui l’Unione deve partire per avviare quella reale fase di cambiamento, quella effettiva strategia di deberlusconizzazione del Paese di cui da troppo tempo l’elettorato progressista attende l’attuazione. Il fattore-Genova ha messo per l’ultima volta in rilievo la necessità di attuare questo cambiamento: riprendendo il monito paradossalmente pronunciato proprio da Piero Fassino prima del congresso del 2001, per il centro-sinistra al momento vale davvero la logica secondo cui “o si cambia, o si muore”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                                                            &lt;br /&gt;             &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-4120610613890014241?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/4120610613890014241/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=4120610613890014241' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4120610613890014241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4120610613890014241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/il-fattore-genova-o-si-cambia-o-si.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-8503974708437023680</id><published>2007-05-30T10:54:00.000-07:00</published><updated>2007-05-30T10:55:33.184-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Bush, il messia della guerra&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Luca Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prossimo 9 giugno il presidente Bush verrà in visita ufficiale nel nostro paese. A sinistra si discute, e molto, se sia opportuno o no manifestare contro il presidente americano. Non si vorrebbe che in Italia si facesse una cosa che negli Stati Uniti avviene quasi quotidianamente: protestare pacificamente contro uno dei presidenti peggiori della storia americana. Sembra che qualche leader del centrosinistra, come Piero Fassino, abbia paura che i Ferrara e i "chierici alla guerra" (come li ha definiti nel suo bellissimo saggio omonimo recentemente edito da Bollati Boringhieri lo storico Angelo D'Orsi) scaglino i loro anatemi contro la "sinistra antiamericana". A prescindere dal fatto che non si comprende bene come una persona che si definisce di sinistra possa essere pregiudizialmente "anti" un popolo o un singolo individuo (caratteristica più consona alla destra), stupisce ancora una volta l'immaturità di certi esponenti politici incapaci di leggere e storicizzare il ruolo ricoperto da George W. Bush nella storia contemporanea. Ma forse, rivedendo certi precedenti, non c'è da meravigliarsi: Furio Colombo scrisse un bellissimo articolo sull'Unità del 27 novembre del 2004 all'interno del quale raccontò di una riunione nella sezione "Forte Aurelio Bravetta"dei DS romani in cui era stato invitato per commentare le elezioni presidenziali insieme ad un giovane esponente della nomenklatura diessina della capitale, tale Fabio Nicolucci. Nell'occasione, il giovane si espresse in un peana della strategia elettorale di Bush, vero interprete della società americana, dicendo che aveva vinto su Kerry perché aveva saputo toccare corde profonde, interessi e valori di molta gente. Colombo né uscì sconvolto e si chiese: "Con chi parlo?". Argomentazioni perlomeno rischiose, se non altro per il semplice motivo che tutto il disegno di esportazione della democrazia con le armi dell'amministrazione americana non ha certo contribuito a stabilizzare la regione.&lt;br /&gt;A queste persone sembra sfuggire, insomma, il carattere eccezionale di questo presidente colpevole di aver piegato la religione civile statunitense, che tanto ha dato alla cultura mondiale, per creare una religione della politica, tradizionalista ed integralista nel richiamo al popolo eletto e alla "missione" americana, di cui si è servito per giustificare le sue imprese belliche successive all'11 settembre (fondate, giova ripeterlo, sulla esibizione all'ONU di prove false create ad arte). Bush è stato indubbiamente abile, almeno in una certa fase, nel portare avanti il legame tra l'esplicito invito a considerare l'America come il migliore dei mondi possibili, attraverso un curioso impasto di retorica utile a nascondere ben diversi interessi terreni, e una altrettanto esplicita credenza religioso-radicale, che ha portato a creare una vera Bible Belt (una cintura della bibbia) che attraversa gli stati del Sud e dell'Ovest (redneck agenda). Da qui anche tutto l'armamentario di immagini messianiche con cui gli uomini dello staff di Bush hanno infarcito e infarciscono i suoi discorsi presidenziali (peraltro, se si pensa alle recenti vicende che hanno determinato l'allontanamento di uno degli uomini più vicini a Bush, Paul Wolfowitz, dalla presidenza della Banca Mondiale, si può comprendere bene come questo discorso si fermi ad un mero piano ideologico). Una ripresa di un connubio che avevamo conosciuto nel Novecento soltanto negli esprimenti dei diversi totalitarismi, e che ci dovrebbe ricordare, come ha scritto uno storico autorevole ed equilibrato come Emilio Gentile nel suo "La Democrazia di Dio. La religione americana nell'era dell'impero e del terrore", edito da Laterza nel 2006, che quando religione e politica congiungono le loro forze nell'esercizio del potere, la libertà e la dignità umana possono essere messe in discussione in maniera molto seria.La guerra portata avanti da Bush è stata una risposta irrazionale ai problemi del nostro tempo; la cosa grave è che a farlo sia stato l'uomo più potente sulla terra. Il mondo forse ha sottovalutato la carica radicalmente alternativa di questa presidenza. Quella dei neocons è stata infatti una convergenza strategica tra la destra tradizionale classica e il radicalismo intellettuale intessuto da una visione estremistica di tipo democratico-imperiale (a partire dal suo assunto più noto: la democrazia si esporta con le armi), nutrita da un'idea di cambiamento rivoluzionario che non ammette mediazioni e riflessioni critiche. È la teorizzazione di una nuova America alternativa alla vecchia Europa, secondo la nota definizione di uno dei maggiori esponente neo-cons, Robert Kagan. Importare la democrazia con la forza è un non senso storico di cui tutti stiamo pagando le conseguenze.&lt;br /&gt;Tiziano Terzani, un grande intellettuale, giornalista e uomo di pace scrisse nel lontano 1972, in uno dei suoi bellissimi reportage dal Vietnam, un concetto semplice ma fondamentale: "La guerra è una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa l'abitudine". Sta a noi, alla nostra volontà di impegnarci a partire dal quotidiano per un mondo diverso e migliore, fare sì che non la guerra, ma la pace e la giustizia sociale diventino abitudine. Con G.W. Bush, tutto questo, purtroppo, non è mai successo.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-8503974708437023680?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/8503974708437023680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=8503974708437023680' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8503974708437023680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8503974708437023680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/bush-il-messia-della-guerra-di-luca.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-5276836733061655810</id><published>2007-05-24T01:56:00.000-07:00</published><updated>2007-05-24T01:59:00.290-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;IL PROBLEMA DEL DOPO-SORU&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;Tonino Dessì&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;Ho affermato tra i primi, proprio su questo sito, l’esigenza, per la politica sarda, di porsi il problema del dopo-Soru. Non perché io condivida l’ipotesi, proposta nell’intervento di G. Cossu, di limitare a un mandato la candidabilità presidenziale. In linea di principio, come avviene in tutte le forme di presidenzialismo democratico, il limite invalicabile della non rieleggibilità dovrebbe essere fissato in due mandati. &lt;/span&gt;&lt;a id="more-604"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Nella Legge Statutaria, per esempio, questo principio avrebbe potuto opportunamente essere tradotto in norma esplicita. Il problema relativo all’attuale Presidente della Regione è invece legato al giudizio sul sistema che per suo tramite si sta instaurando. Non so dire se si tratta di una mutazione o di un disvelamento. Utilizzando il solo parametro della cronologia (dall’insediamento in poi) osserverei una mutazione, rispetto agli impegni personali e programmatici originari. Ma forse la situazione era già in origine un po’ più complessa, come poi cercherò di dire.Parto da alcune valutazioni sulla condizione attuale. L’amministrazione regionale è praticamente nel caos. Se l’idea di buon governo poteva inizialmente sembrare moderata, rispetto alle aspettative di cambiamenti radicali, oggi considererei il buon governo, l’ordinata e trasparente gestione della cosa pubblica nel rispetto delle regole, l’obiettivo più rivoluzionario da perseguire, in un contesto dominato dalla delegittimazione dell’amministrazione (anziché dalla promozione della sua professionalità e della sua funzione di garanzia della legalità, dell’imparzialità e del buon andamento), dall’infiltrazione di consulenti spesso poco noti, ma potenti nei suoi gangli apparentemente interstiziali o addirittura informali, eppure divenuti determinanti, in quanto legittimati dal capo dell’esecutivo e da alcuni dei suoi assessori più fidati (mi riferisco esplicitamente e senza tema di smentita al ruolo, che pochi conoscono nella sua portata reale, svolto dall’attuale assessore della sanità), dall’orientamento personalistico nelle scelte, dall’approssimazione procedurale che emerge sempre più in alcune vicende. La questione Saatchi&amp;Saatchi, al di là e a prescindere dalla valutazione che ne darà la magistratura, tutto questo testimonia e non la ritengo un episodio isolato.Ma anche il Consiglio regionale è malridotto e subisce il disordine dell’esecutivo. La legge finanziaria è il simbolo più eclatante della situazione. A prescindere dai suoi contenuti (la prevalenza di quelle che, ormai per uso comune, sono definite “marchette” ha molti precedenti, il che significa che ben poco è cambiato), è la sua approvazione a metà dell’esercizio cui si riferisce, che la rende del tutto inutile. Ed è la terza della legislatura. Cosa sarebbe stato meglio dell’imporsi fin dall’inizio la presentazione e l’approvazione entro la fine dell’anno precedente, cosa che ormai Governo e Parlamento nazionali, di qualsiasi colore dominante, riescono a fare da quindici anni? Ma ciò che è più grave è l’ingiustizia che ciò provoca nella società sarda, il rallentamento che si produce non solo nei suoi processi di rinnovamento, ma proprio nella vita molecolare, quotidiana delle famiglie, delle imprese, delle amministrazioni locali. E ciò che è più impressionante è la cinica, anche perché reiterata, consapevolezza di tutto ciò da parte degli attori politici e istituzionali: in primis del capo dell’esecutivo ex assessore ad interim del bilancio, ma anche dei responsabili dei gruppi e dei partiti della maggioranza. Non che si possa assolvere un’opposizione imbelle, priva di idee quanto di spina dorsale, ma in fondo abbastanza contenta del fatto che tutto continui esattamente come prima, perché, in un domani che le regalasse il ritorno alla guida della Regione, potrebbe, anch’essa, a proprio avviso giustificatamente, perpetuare esattamente lo stesso andazzo della legislatura in cui essa ha governato.Ad oltre due anni e mezzo, il momento per alcuni giudizi, per chi ha esperienza tecnica (in senso stretto) della politica e dei fatti di governo è ormai più che maturo, purtroppo. Il tempo scorre come la sabbia: le elezioni (e lo si vede già nei comportamenti del ceto politico) sono alle porte; certo, altri due anni e mezzo ci separano dalla conclusione formale, ma molti di noi sanno che due anni e mezzo passano in un lampo ed è già domani.Non è cosa ininfluente. Uno dei problemi che ho cercato di affrontare da assessore, anche a costo di qualche bruciante frizione con le organizzazioni sindacali, è quello della riconversione industriale. So di toccare un punto delicato. Ma avendolo detto proprio a Carbonia e a Portoscuso in momento non sospetto (ero, appunto, assessore) oggi posso farlo ancora più liberamente. La metallurgia e per certi versi anche la chimica sarda sono al limite estremo della sostenibilità di mercato. Occorre fare conti realistici con i processi di ristrutturazione su scala europea, con gli alti costi dell’energia (il cui elevato consumo è ineludibilmente connaturato ai processi produttivi delle maggiori industrie sarde), con alcuni insuperabili limiti fisici. Qualcuno sa dove Portovesme S.r.l. potrà conferire le proprie scorie, dopo che avrà esaurito la discarica di Genna Luas, ormai piena per oltre la metà del suo milione e mezzo di metri cubi e per la cui realizzazione ci sono voluti quasi dieci anni ? Il territorio ne accetterà l’ampliamento o la costruzione di una nuova? E sulla chimica: come non leggere le prescrizioni ministeriali sui muri di cemento se non come una resa, rispetto all’esigenza di modificare i processi produttivi rendendoli fin dall’origine il meno inquinanti possibile? E dietro questo, non c’è forse la consapevolezza che prospettive incerte sul futuro sconsigliano gli investimenti destinati al rinnovamento degli impianti? E allora aggiungo: ma a cosa serve un piano energetico non troppo dissimile, nella sua filosofia, da quello elaborato a suo tempo dalla Giunta di centrodestra (limitazione dell’eolico a parte)? A cosa serve il “tutto carbone” per il consumo industriale interno, posto che il gasdotto servirà prevalentemente per l’approvvigionamento continentale? Penso peraltro che anche su questo non tarderemo a renderci conto di una permanente criticità: sono circa venticinque anni (da quando in pratica faccio politica) che ogni tentativo di affidare in varie forme agevolate a qualche impresa lo sfruttamento del carbone Sulcis per produrre energia non va in porto. Ancora oggi, pur in un regime di prezzo crescente di tutti i combustibili fossili, importare carbone migliore dal Sudafrica o dalla Polonia costa meno. E che ne sarà di un parco energetico sovradimensionato, quando entrerà in funzione il cavo SAPEI? Quel cavo, certamente, potrà servire per esportare (nel programma di SardegnaInsieme avevamo però proposto che la Sardegna non diventasse una piattaforma energetica per l’esportazione), ma ci si può ancora nascondere che, con la piena liberalizzazione del comparto elettrico del mercato energetico, ormai ineluttabile anche per l’Italia (benché qui finora consapevolmente ritardata), SAPEI sarà soprattutto utilizzabile per importare energia a costi di mercato?Ecco perché questa legislatura avrebbe dovuto essere spesa per costruire una transizione industriale attraendo quell’industria non energivora, non inquinante, ad alto valore aggiunto, di cui anche una piccola regione insulare ha bisogno per non restare fuori dai processi economici mondiali. Non si può solo assistere alla progressiva chiusura delle fabbriche (vedi il settore tessile) o vivere con l’incubo che chiudano all’improvviso le energivore, senza preparare un’alternativa. Non si può pensare seriamente di vivere solo di turismo o di produzioni artigianali o di agricoltura locale. Quando scegliemmo Soru pensavamo che un Presidente di provenienza imprenditoriale a questi problemi avrebbe saputo dare un contributo. Posso solo prendere atto che, anche nella matrice imprenditoriale, ci sono inclinazioni e vocazioni diverse: molti industriali si sono trasformati in finanzieri ed in immobiliaristi; nessun finanziere o immobiliarista, nel nostro Paese e nella nostra Isola, si è trasformato in industriale, neppure quando si è messo in politica.Tuttavia su un punto ha ragione Paolo Maninchedda. Non è demonizzando la persona di Soru che si rende un servizio alla politica. Soru l’abbiamo chiamato noi. Oggi, per sopravvivere, lui sta cambiando in parte le sue alleanze. Ha bisogno della neutralità, se non del sostegno, di alcuni poteri forti, interni o contigui al centrosinistra tradizionale.La chiave di lettura dell’ultimo congresso regionale dei DS sta quasi tutta qui. Archiviato (ma non era di sua competenza, trattandosi di fatto nazionale) senza batter ciglio l’abbandono della Sinistra Democratica, il Congresso ha registrato un parziale cambio di gestione, con il palesarsi di un’alleanza tra l’area socialista (ormai non solo egemone politicamente, ma maggioritaria anche numericamente) e proprio la parte degli ex-PCI originariamente più ostile alla candidatura di Soru. La proclamazione della ricandidatura presidenziale ha avuto un segno tutto politico: Antonello Cabras ha notificato che la maggioranza congressuale, tra Presidente della Regione e Presidente del Gruppo, sceglie il Presidente della Regione e che nei DS, pronti a trasmutarsi nel Partito Democratico, non vi sono candidati alla successione presidenziale, casomai qualcuno avesse coltivato tale velleità.E’ qui che veniamo al problema cui accennavo in apertura: mutazione o disvelamento? Non voglio dare ora una risposta, anche se nel valzer di nomine, da quelle bancarie a quelle di TecnoCasic, qualche indizio emerge. Così come emerge in alcune questioni urbanistiche importanti: chi beneficerà a Cagliari, nella partita su Tuvixeddu, della sottrazione di volumetrie a Coimpresa? Per quali destinazioni, a chi e dove fisicamente andranno quelle volumetrie? Basta aspettare ancora un po’ e la risposta, che molti di noi immaginano, sarà palese a tutti. Certo è che tira aria di restaurazione. Né più ne meno di quanto avvenne a metà della legislatura Palomba. Esattamente stessi tempi e stessi protagonisti, con una differenza non da poco: per Palomba fu decretata l’uscita a fine corsa, per Soru si decreta la riconferma. Con quali conseguenze, anzitutto sul futuro dell’azionista principale della maggioranza di centrosinistra (il nascente Partito Democratico, del quale fa parte anche un protagonista per ora silente, ancorché non privo di tensioni, cioè la Margherita) non sappiamo ancora.Tutto ciò detto, bisogna pure far politica. Io non so se Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo sarà quello che alcuni di noi vorrebbero. E non so se sarà uno dei soggetti di prossime alleanze politiche ed elettorali. Ad oggi ha esattamente 18 giorni di vita: figuriamoci. So che molte dinamiche comunque porteranno alla costruzione di coalizioni a sinistra del Partito Democratico, ancorché con esso alleate. Sinistra Democratica (o quel che ne verrà fuori), PdCi, Prc, SDI, dovranno fare i conti con la necessità di uscire dalla frammentazione: ne va della sopravvivenza. E non è difficile pensare che tali coalizioni interloquiranno in varie forme con altre forze del centrosinistra e sardiste (Italia dei Valori, Sardegna e Libertà, Partito Sardo d’Azione), ma ad una condizione non contrattabile: tenere fuori il centrodestra dalla guida della Regione. Nessuno di noi cadrà nella trappola del “muoia Sansone con tutti i filistei”. Se la situazione è grave come mi sono sforzato di spiegare, i pali di ancoraggio restano tuttavia non suscettibili di variazione.E allora, Soru o non Soru, il terreno del confronto politico va imposto con fermezza, anzitutto sui contenuti materiali dell’azione di governo, in ordine ai quali, anche tra alleati, si può competere nella ricerca del consenso, che è condizione culturale per perseguire, se non l’egemonia, almeno la massima efficacia della propria azione politica.Qualità delle istituzioni, strategia economica, questione occupazionale, welfare (la nostra sanità, dopo due anni e mezzo, costa più di prima ed è disfunzionale come prima: si guardi alla situazione del Brotzu), ambiente (dopo e fuori dalla confusione con urbanistica e paesaggio). Questi sono i temi su cui tentare di imporre un punto di vista. E per imporlo con fermezza occorre anche sperimentarsi sul terreno delle regole. Quasi certamente nemmeno questa sarà la legislatura del nuovo Statuto Speciale. Però nessuno ci vieta di parlarne appropriatamente. Senza una cornice culturale costituzionale, infatti, è inevitabile che si partoriscano piccoli aborti come la Legge Statutaria. Democraticità e rappresentanza: certamente invece anche questo Consiglio regionale partorirà una nuova legge elettorale. Possiamo batterci perché sia fatta in grazia di Dio e ci fornisca non solo la stabilità della maggioranza e dell’esecutivo, ma anche una rappresentanza non concentrazionaria e nello stesso tempo anche di qualità? Costi della politica: ormai sappiamo che non è demagogico parlarne. Se, come dice Pubusa su questo sito, vi sono studi che dimostrano che il costo medio dei nostri politici è doppio rispetto a quello di altre esperienze democratiche europee, beh, allora io non mi tiro indietro davanti alla proposta di dimezzarlo tout court. Ma anche in politica occorre una comparazione tra costi e produttività. Qui torniamo alla legge elettorale. Col sistema attuale vi sono rappresentanti del popolo eletti con poche centinaia di voti. Il divieto di mandato imperativo, contenuto nella nostra Costituzione come in tutte quelle democratiche occidentali, è di fatto eluso. Se a una persona basta soddisfare le aspettative di alcune decine di famiglie per poter aspirare a guadagnarsi la carica e a conservarla, è a quegli interessi che guarderà, prima che a quelli generali. Per altro verso, più ci si spinge verso il trasferimento di funzioni al sistema delle autonomie locali, più diventa chiaro che è al livello locale che si deve avere la rappresentanza territoriale e che perciò il Consiglio regionale deve essere un vero Parlamento e non un camera confederativa di rappresentanze territoriali. Allora 85 e persino 80 consiglieri regionali sono troppi e non servono. Meglio, mettiamo, sessanta, ma eletti tutti con ambiti vasti di consenso, territoriali, sociali, d’opinione. Del resto al Consiglio regionale si affianca il Consiglio delle Autonomie: è là che si esprime il concorso del sistema territoriale alle scelte della Regione.Concludendo: le idee strategiche non mancano, anzi, sono praticamente obbligate. Il problema è far venir fuori una classe politica che sappia interpretarle, anche sapendo di correre qualche rischio. Una classe politica che a questo punto non abbia né il bisogno di evocare un Soru (tanto c’è già), né quello di esorcizzarlo. Per usare uno slogan ripetuto nella scorsa campagna elettorale regionale: lui non è un gigante, noi non siamo dei nani. Salvo però l’obbligo per noi, indipendentemente da lui, di provarlo con maturità e con coerenza&lt;/span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-5276836733061655810?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/5276836733061655810/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=5276836733061655810' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5276836733061655810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5276836733061655810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/il-problema-del-dopo-soru-di-tonino.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-76494561619327527</id><published>2007-05-22T21:46:00.000-07:00</published><updated>2007-05-22T21:48:09.577-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;UNIRE LA SINISTRA, CAMBIARE LA POLITICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presentazione del Movimento&lt;br /&gt;Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Cagliari&lt;br /&gt;Lunedì 28 Maggio 2007&lt;br /&gt;Sala Conferenze del Banco di Sardegna&lt;br /&gt;Viale Bonaria, Ore 17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIBATTITO PUBBLICO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presiede:     Andrea Pubusa&lt;br /&gt;    Associazione per il Rinnovamento della Sinistra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coordina:  Enrico Palmas, Coordinatore provinciale&lt;br /&gt;                    Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Introduce:    Manuela Scroccu&lt;br /&gt;                    Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo- Cagliari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclude:  &lt;strong&gt;Cesare Salvi, Presidente del Gruppo della&lt;br /&gt;                     Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo&lt;br /&gt;                     al Senato della Repubblica&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partecipano: associazioni, movimenti e partiti della Sinistra e dell’Ulivo.&lt;br /&gt;Sono invitate ad intervenire tutte le persone interessate a discutere sull’unità e sul rinnovamento della sinistra. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-76494561619327527?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/76494561619327527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=76494561619327527' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/76494561619327527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/76494561619327527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/unire-la-sinistra-cambiare-la-politica.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-7057660941222554958</id><published>2007-05-21T15:37:00.001-07:00</published><updated>2007-05-21T15:51:07.341-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;POLITICA ED ANTIPOLITICA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Carlo Dore jr.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nell’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” del 20 maggio, Massimo d’Alema, chiamato a tracciare un bilancio del primo anno di governo dell’Unione, ha rilevato che la stagione attuale risulta caratterizzata da una profonda crisi del rapporto tra politica e cittadini, assai simile, nei suoi connotati essenziali, a quella che attraversò il Paese durante la bufera di Tangentopoli. Insomma, per il Ministro degli Esteri, un pericoloso fantasma si aggira per l’Italia: il fantasma dell’Antipolitica; e questo fantasma deve essere neutralizzato, prima che la neonata Seconda repubblica piombi nel caos più totale.&lt;br /&gt;Tuttavia, come giustamente ha osservato Cesare Salvi, è a questo punto necessario domandarsi da quale fonte il fantasma dell’Antipolitica trae vita; occorre, in altre parole, comprendere quali siano le cause dell’effettiva, crescente sfiducia che i cittadini manifestano verso la res publica.&lt;br /&gt;Per offrire una risposta adeguata ad un simile interrogativo, è a mio parere opportuno fare un passo indietro, per procedere ad una riflessione di ampio respiro. Si è infatti più volte affermato come, durante il ‘900, il nostro Paese è stato squassato da conflitti laceranti, pervaso da ideali elevati, infiammato da passioni intense, diviso da battaglie civili di enorme portata. Gramsci e don Sturzo, Pertini e Gobetti, Moro e Berlinguer costituiscono le più emblematiche icone di questa appassionante stagione, la più chiara rappresentazione di quel sistema di valori che della migliore politica costituiva il prodotto.&lt;br /&gt;Ma questo sistema di valori è stato gradualmente affogato dai mille scandali, dalle sanguinose stragi, dagli intricati misteri che, all’ombra della Milano da bere, hanno fatto da cornice all’epopea del CAF, all’instaurazione di quel sistema corruttivo che, cavalcando l’onda lunga dell’anticomunismo, aveva individuato nella fitta rete di rapporti che intercorreva tra i partiti, il mondo economico-imprenditoriale e determinati settori della malavita il fulcro stesso della vita dello Sato.&lt;br /&gt;In questo senso, Tangentopoli ha costituito un’occasione: l’occasione per la “Politica” di riprendersi lo spazio che il malcostume di certi “politicanti” le aveva negato. Ma paradossalmente la rivoluzione di Mani Pulite ha coinciso con l’ascesa di Berlusconi, ovvero con il trionfo dell’Antipoltica, di un leader di cartapesta capace –con il suo sorriso da copertina e l’arroganza che solo il potere economico più sfrenato può attribuire- di rendersi espressione del popolo del Grande Fratello come degli adepti di Baget Bozzo, degli squadristi della nuova destra come dei colletti bianchi di Villa d’Este, dei patinati Dell’Utri Boys come delle camice verdi di Borghezio e Calderoni.&lt;br /&gt;Invece di contrastare l’imperversare del Caimano attraverso una strategia di governo incisiva e coerente con i valori di cui dovrebbe essere espressione, il centro-sinistra è finora caduto nell’errore (già rivelatosi fatale nel 2001) di cedere proprio alla tentazione del &lt;em&gt;dalemismo&lt;/em&gt;, alla logica del graduale annacquamento dei grandi ideali, del “sereno confronto istituzionale” preferito allo “scontro frontale”, dell’irresistibile vocazione per l’inciucio.&lt;br /&gt;Il disegno del PD, di un partito in grado, proprio in quanto privo di una chiara ideologia di riferimento, di riunire sotto lo stesso tetto cattolici integralisti e (presunti) paladini della laicità dello Stato, ex comunisti ed ex democristiani, imprenditori senza scrupoli e vecchi leoni di piazza costituisce la più netta affermazione di questa logica, un'altra vittoria dell’Antipolitica sulla Buona Politica.&lt;br /&gt;Denunciando la sfiducia con cui i cittadini si rivolgono alle Istituzioni, la costante diffusione che incontra la massima del “tutti sono uguali, tutti rubano nella stessa maniera”, il Ministro degli Esteri guarda ora con orrore al mostro che egli stesso ha contribuito a creare, e manifesta la necessità che questa stagione di crisi venga superata al più presto, prima che la medesima si completi con la totale erosione dell’attuale classe dirigente.&lt;br /&gt;Ma per riuscire in questo obiettivo, occorre che la politica riacquisti la sua dimensione di veicolo di passioni e di valori, di strumento preposto ad assecondare le esigenze dei cittadini e non di più o meno consistenti gruppi di potere. In questo senso, l’esperienza di Sinistra Democratica, di un movimento che, partendo dal basso, si propone di creare, con la forza delle idee, quella sinistra unita e senza aggettivi di cui da troppo tempo l’elettorato progressista auspica l’attuazione, potrebbe rivelarsi funzionale al perseguimento del suddetto obiettivo. Dopo anni di &lt;em&gt;dalemismo&lt;/em&gt;, il progetto elaborato da Fabio Mussi potrebbe davvero costituire una prima risposta di effettiva partecipazione alle logiche dirigiste che troppo spesso hanno caratterizzato il funzionamento dei partiti tradizionali, un primo momento di riaffermazione della Buona Politica sul vuoto dell’Antipolitica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-7057660941222554958?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/7057660941222554958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=7057660941222554958' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/7057660941222554958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/7057660941222554958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/politica-ed-antipolitica-di-carlo-dore.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-3573210303116467907</id><published>2007-05-16T13:45:00.000-07:00</published><updated>2007-05-16T13:49:27.141-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;PER UNA SINISTRA CHE VUOLE ESISTERE ANCORA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Tonino Dessì&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dedico a Sègoléne Royal anche e ancor più dopo la sua sconfitta, le mie riflessioni sulla sinistra in Italia. Lo faccio perché il mio désir d’avenir (lo slogan di Sègoléne) è una sinistra italiana che abbia un volto autentico, bello, ottimista, tollerante, sorridente e non corrusco o furbesco, come quelli che da anni conosco nella sua dirigenza, quasi totalitariamente maschile. &lt;a id="more-42"&gt;&lt;/a&gt;E perché un volto come quello lo abbiano la Repubblica in cui vivo, nata dalla costituzione antifascista e l’Europa unita, insieme alla quale, nei primi mesi di quest’anno, ho compiuto cinquant’anni. Chissà perché: Sinistra, Repubblica, Costituzione, Europa, sono tutti termini declinati al femminile. Tutti termini di appartenenza e nello stesso tempo di creatività.Francesco Rutelli ha voluto liquidare col risultato francese non solo il campo del socialismo europeo, ma la sinistra nel suo insieme, in Europa come in Italia, quale forza costitutiva e ancora dinamica del vecchio continente e dei suoi Paesi. Avrebbe preferito un ballottaggio tra Sarkòzy e Bàyrou e anzi, al contrario di Zapatèro, vi ha davvero puntato, dando al candidato centrista, da leader del nostro nascente Pd, il proprio appoggio ufficiale, nel silenzio totale dei Ds, ormai inermi e in disarmo. Proprio per questo non concordo con molte analisi italiane, anche da sinistra, sulla sconfitta dei socialisti francesi. Sarkozy ha vinto le elezioni, ma diciassette e più milioni di elettori hanno riportato, dopo dieci anni, i socialisti al ballottaggio, mentre sono state battute sia le velleità centriste sia le frantumazioni della gauche estrema. Una cosa è dire che dobbiamo allearci col centro democratico, altra è che da esso dobbiamo farci sostituire.Il punto è che, in Francia come in Italia, una sinistra esiste, resiste e vuole esistere ancora, più ancora che nel sistema politico, nel bisogno profondo delle rispettive società. In questi giorni due temi, connessi all’intima essenza di una società civile, sono intensamente dibattuti sulla stampa italiana: quello della sicurezza e quello dei modi d’essere delle unioni tra coppie di diverso o dello stesso sesso. Law and order, tolleranza zero, sono invocati dal nuovo Pd (e per di più da sindaci della sinistra: Chiamparino, Veltroni, persino Cofferati) contro immigrati e tossicodipendenti, quasi con la stessa declinazione della destra. Una delle ministre cattoliche più amate (fino a ieri) dallo stesso popolo della sinistra, Rosy Bindi, si scaglia contro la legalizzazione delle unioni tra gay in difesa della famiglia quale istituzione fondata esclusivamente sul matrimonio eterossessuale. Poca attenzione sta residuando per lo stupro collettivo (uno dei tanti) e il tentato omicidio che un gruppo di ragazzi italiani hanno perpetrato su una coetanea, anch’essa italiana. Poca attenzione residua sul fatto che la criminalità organizzata italiana controlla come mai è avvenuto prima, quasi interamente, il territorio e la vita di quattro regioni (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia), in forme che paiono meno eclatanti rispetto al recente passato (ma guardate cosa ha rivelato Rai3 - Report, sul rapporto tra politiche pubbliche clientelari dell’occupazione e business camorristico dei rifiuti nel napoletano), solo perché ormai la malavita non richiama più l’attenzione nazionale su di sé attentando a personaggi eccellenti delle istituzioni. Di cosa deve avere più paura oggi un Paese europeo che voglia mantenersi aperto e dinamico, se non della compressione forzosa del disagio derivante da vecchie e nuove disuguaglianze, perseguita a costo di limitare i diritti fondamentali sanciti dalla costituzione, sotto la spinta di una pulsione all’intolleranza? Di cosa ha più bisogno un Paese europeo che voglia mantenersi democratico e civile, se non della ritrovata egemonia (se l’espressione gramsciana spaventa troppo, potremmo usare quella di “forza morale e culturale di persuasione”) di una politica capace di governare la complessità sociale mitigando le disuguaglianze - anzitutto quelle derivanti dall’assenza o dalla precarietà del lavoro- e trasformando l’assenza di speranza, che da esse deriva, nelle opportunità offerte dalla valorizzazione delle diversità? E la durezza e la certezza della legge, vanno usate solo con i deboli o sono anzitutto il mezzo fondamentale da applicare per ricondurre alle regole i forti? L’aspirazione all’uguaglianza nella libertà, proprio nell’era dell’economia globalizzata e sempre più immensamente diseguale in cui l’Europa è immersa, resta la corrente profonda storicamente interpretata dal socialismo e tutt’altro che sopita, ancorché non realizzata dalle tragiche esperienze statuali del comunismo postbellico.In questo sta l’essere di sinistra proposto dal Movimento nato a Roma il 5 maggio, a seguito del processo fondativo del Pd e in disaccordo con esso. Sinistra senza troppi aggettivi, se non quello del richiamo al socialismo europeo, evocato in quanto collante materiale di diverse vicende culturali, sociali, politiche e di governo contemporanee, caratterizzate dalla permanenza nell’alveo della democrazia formale, ma anche dall’impegno per la sua evoluzione in democrazia sostanziale, interna ed internazionale (si leggano i brevi, splendidi, articoli 1, 3, 4, 10, 11, 41, della costituzione della repubblica italiana), più che come simbolica appartenenza ad un’Internazionale o ad un virtuale partito socialista continentale.L’idea è quella di scongiurare la scomparsa cui le espressioni politiche della sinistra italiana, dopo lo scioglimento di quella maggiore, i Ds, potrebbero ineluttabilmente avviarsi, qualora non venisse risolta la loro perdurante diaspora. Una missione quasi impossibile, considerato che Sdi, Prc., Pdci, Verdi, sono pur sempre partiti-apparato e/o partiti-istituzioni e che per ora il movimento di Mussi, Salvi e (?) Angius sta appena cominciando a metabolizzare il fatto di non essere più una corrente congressuale dei Ds e di dover camminare sulle proprie gambe. Il tema della “forma” che una soggettività politica nuova ed unita dovrebbe assumere, per superare la diaspora, dovrebbe essere, a mio avviso, tra quelli prioritari da inserire nell’indice dei contributi che il nuovo movimento potrebbe dare alla sinistra italiana, al Paese, alla sua società, alle istituzioni. Confederazione, Federazione, Unità d’azione: riemergono termini, questi sì, obsoleti e insoddisfacenti, tipici di chi non vuol mettere in discussione nè in gioco sé stesso. Le alternative Partito/ Movimento /Movimento di Movimenti: peggio che mai. Occorre capire piuttosto come ricostruire qualcosa che è entrato in crisi da molto tempo, ossia il rapporto tra cittadini e organizzazioni politiche e quello tra programma fondamentale (non occorre cercarne di nuovi: in fondo basta la costituzione e dovremo anzi difenderla con i denti dal relativismo a-costituzionale del Pd, che legittima ex post il revisionismo anticostituzionale di Berlusconi, Fini e Bossi) e azione delle rappresentanze, sia quando si è all’opposizione, sia quando si è al governo. Come realizzare l’obiettivo programmatico secondo cui “tutti i cittadini possono associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (sempre la cara, giovane, ancorchè sessantenne Carta, articolo 49), superando, anzi sconfiggendo in breccia le espropriazioni antidemocratiche da parte di apparati, la gelosa autoconservazione di gerontocrazie avide, le resistenze maschili alla democrazia di genere, i tradimenti dell’etica consistenti nel predicare determinati valori e praticarne esattamente di opposti? Non si tratta di opera da poco. Ma per meno non vale, diciamolo fin d’ora, neppure la pena di impegnarsi. E in Sardegna? Mah: anche qui, de te fabula narratur, cara sinistra sarda, il cui autonomismo si è concretato in elemento aggiuntivo di autoconservazione, spingendo il tuo popolo all’evocazione di un principe che sconfiggesse gli oligarchi. Quello stesso popolo, ora, assiste passivo al fatto che principe ed oligarchi si stanno asserragliando (pur continuando a ringhiarsi a vicenda) nello stesso fortino, i cui merli e ponti levatoi difficilmente salveranno loro e noi dalle conseguenze sociali e politiche di un’esperienza di governo che conclusivamente dovesse avere un bilancio deludente. Né, proprio ora, in un momento che richiederebbe riflessioni più ampie, rivolte alla società sarda, al suo presente e al suo futuro, da considerare unitarie solo a condizione che siano innovatrici, può appassionare una nuova scissione, per di più compiuta in sede meramente istituzionale, di consiglieri regionali di Pdci ed ex Prc, più l’ex segretario di quella che considero la peggiore performance politica dei Ds sardi dalla loro fondazione: persone che appaiono prevalentemente mosse dalla ricerca di prossimi, autoconservativi posizionamenti elettorali. Anche nell’Isola ci sarebbe già oggi, davvero, bisogno d’altro. Vedremo&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-3573210303116467907?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/3573210303116467907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=3573210303116467907' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3573210303116467907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/3573210303116467907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/per-una-sinistra-che-vuole-esistere.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-1174248009501651215</id><published>2007-05-15T11:31:00.000-07:00</published><updated>2007-05-15T11:32:37.534-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo non c’entra niente con il gruppo di Sinistra Autonomista costituito in Consiglio Regionale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;di&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Leggendo l’articolo di Giorgio Melis e quello di Michele Fioraso su questo giornale credo sia opportuno fare qualche precisazione sul ruolo di “Sinistra Democratica per il socialismo europeo”. Il movimento a  cui ho aderito come tanti altri ex della mozione Mussi  non ha nulla a che fare con la costituzione, del tutto autonoma, del gruppo di “Sinistra autonomista” in Consiglio Regionale. Durante l’ultimo congresso dei DS la maggior parte di noi ha aderito alla mozione che ha candidato l’attuale  ministro dell’Università alla segreteria, conducendo una battaglia di opposizione alla costituzione del Partito Democratico (giova ricordare, invece, che in Sardegna la mozione Angius ha aderito per la maggior parte al Partito Democratico, al di là delle scelte del suo leader nazionale e dello stesso Renato Cugini). “Sinistra Democratica per il socialismo europeo” è un movimento totalmente nuovo, che non si interessa delle beghe interne degli altri soggetti politici: a noi non importa della collocazione geostrategica in Consiglio Regionale di Tizio o Caio. Abbiamo scelto di non aderire al Partito Democratico perché non ne condividiamo il progetto, le prospettive e il metodo di realizzazione. Vogliamo essere un movimento organizzato capace  di promuovere l'unità e il rinnovamento vero e profondo della Sinistra in modo da mantenere l'orientamento del Governo nazionale, anche dopo la nascita del Partito Democratico, saldamente ancorato ai valori del centrosinistra e dell'Ulivo, in modo da evitare il profilarsi di svolte neo-centriste È in gioco l’avvenire, in Italia e in Sardegna, della sinistra: possibile che sia tutto risolto mettendo insieme tre consiglieri di Rifondazione, un ex DS e un Comunista Italiano?  No di certo: il lavoro da fare è totalmente slegato da ogni ricollocazione nell’emiciclo di via Roma, che sembra peraltro dettato esclusivamente da logiche interne. Ho già scritto su questo giornale che ciò che più manca alla sinistra, compresa quella sarda, è il recupero del concetto di partecipazione e che c’è bisogno di trovare un nuovo equilibrio tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata anche per rinnovare partiti che oramai vivono solo in funzione delle Istituzioni.&lt;br /&gt;Il primo obiettivo del nostro Movimento è allora quello di  tentare di lavorare per ricostruire il tessuto connettivo tra politica e società, a partire dalla riforma dei macro e dei microprocessi della politica (riforma dei partiti, rotazione negli incarichi, stop alle logiche del correntismo, etica della responsabilità e assoluta intransigenza morale). Bisogna combattere questa distribuzione su una scala meramente verticale dei processi democratici e ridistribuire il potere e il governo dei problemi su un piano orizzontale. Solo così si potranno affrontare con nuovo slancio la questione ecologica, quella della piena parità di genere e dei nuovi diritti di cittadinanza, la difesa del valore sociale del lavoro, la tutela e la valorizzazione della scuola e dell’Università pubblica, la ricerca di un capitalismo fondato sull’impresa responsabile e non su un modello di sviluppo basato solo sulla rendita e la speculazione finanziaria.   È questa la chiave su cui si gioca il futuro della sinistra del XXI secolo; ed è su questo che vogliamo impegnarci noi di “Sinistra Democratica”. Non ci interessa sapere se verrà riconfermato l’Assessore al Lavoro o se qualcuno potrà ricandidarsi per la terza volta come consigliere regionale nel 2009, né possiamo accettare nomine di generali (peraltro oramai invisi ai propri soldati) che magari vogliono andare  a Versailles a trattare per conto loro. Non è questo il rinnovamento profondo che auspichiamo.&lt;br /&gt;Alle donne e agli uomini che hanno scelto di aderire a “Sinistra Democratica per il socialismo europeo” interessa sapere se si avvierà un processo di costruzione di una sinistra capace di ascoltare i cittadini (a partire da chi, in questi anni, si è allontanato dalla politica) e coinvolgerli nei processi decisionali. Per questo vogliamo dialogare e confrontarci liberamente con tutto il mondo progressista isolano, ma avendo ben chiaro che tutto questo si può fare solo con un grande sforzo culturale fatto di impegno e rigore; le fughe in avanti che rimangono solo sul piano istituzionale rischiano invece di richiamare solo vecchi schemi e la riproposizione di logiche di difesa della propria rendita personale. Noi non sottovalutiamo la difficoltà del nostro progetto (presto eleggeremo un coordinatore  e un coordinamento regionale di SD, come abbiamo già fatto in molte realtà provinciali, visto che chi ha rivestito questa carica per la mozione Mussi ha evidentemente esaurito le sue mansioni con il congresso DS), ma se non proviamo ad iniziare una lunga battaglia capace di legare cultura e politica e individuare nuovi orizzonti rischiamo di consegnare il paese, e la nostra regione, alle logiche e agli interessi del populismo e dell’antipolitica. Vogliamo impegnarci perché i partiti non possono essere semplici simulatori di politica, ma tornino ad essere strumenti di partecipazione dei cittadini e di formazione di una nuova classe dirigente. Questa è la missione, anche in Sardegna, di “Sinistra Democratica per il socialismo europeo” .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-1174248009501651215?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/1174248009501651215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=1174248009501651215' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/1174248009501651215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/1174248009501651215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/sinistra-democratica-per-il-socialismo.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-4497168742705736798</id><published>2007-05-14T15:08:00.000-07:00</published><updated>2007-05-14T15:09:55.705-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;ANCHE IN SARDEGNA SI COSTITUISCE SINISTRA DEMOCTATICA PER IL SOCIALISMO EUROPEO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;a cura di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Tonino Dessì&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; Si sono riuniti nei giorni scorsi sia i delegati dell’area congressuale “Mussi” della provincia di Cagliari (giovedì 10 maggio, a Cagliari), sia i delegati della medesima area al congresso regionale dei D.S (ieri, 12 maggio, a Tramatza, alla presenza di Nicola Manca, del comitato promotore nazionale), per avviare anche in Sardegna la costituzione in movimento autonomo della Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.&gt; A Cagliari è stato eletto il coordinatore provinciale, Enrico Palmas (giovane avvocato), affiancato da un coordinamento composto da quattro uomini e quattro donne. &gt; A Tramatza si è deciso di rappresentare all’Assemblea Congressuale dei D.S. (convocata per domani, 14 maggio) che i delegati dell’area Mussi non entreranno negli organismi dirigenti regionali di questo partito, ormai avviato verso lo scioglimento nel P.D. e che Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo prende vita formalmente come soggetto politico autonomo anche nell’Isola, non antagonista ai D.S. e al nascente P.D., ma nettamente distinto da essi. &gt; Nelle prossime settimane Sinistra Democratica eleggerà anche a livello regionale un proprio coordinatore, affiancato da un coordinamento. Nella prima decade di Giugno si terrà la manifestazione pubblica di fondazione del movimento.&gt; “Non nasce l’ennesimo piccolo partito della Sinistra”, questo il senso comune dei venti interventi alla riunione regionale, cui hanno partecipato un centinaio di persone, in prevalenza giovani e donne, “ma un movimento organizzato che vuol promuovere l’unità e il rinnovamento della Sinistra. L’unità per mantenere l’orientamento del Governo nazionale, anche dopo la nascita del P.D., saldamente ancorato ai valori del centrosinistra e dell’Ulivo, affinchè non si profilino svolte neo-centriste. Il rinnovamento, perché obiettivo della Sinistra deve essere quello di ricostruire una vita democratica nelle sue organizzazioni, le quali rischiano altrimenti di ridursi anch’esse a strutture di apparato, tanto più anacronistiche in quanto elettoralmente marginali. Per questo il movimento si organizzerà promuovendo dovunque confronti unitari sui problemi politici e sociali sardi, anzitutto quelli del lavoro e dei diritti sociali, a partire dai territori e dalle espressioni di base, evitando fin dall’inizio ogni confusione con vicende istituzionali derivanti da scissioni interne alle forze politiche della sinistra esistenti o dei loro gruppi in Consiglio regionale o da rotture tra le medesime forze politiche".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-4497168742705736798?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/4497168742705736798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=4497168742705736798' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4497168742705736798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/4497168742705736798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/anche-in-sardegna-si-costituisce.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-8566942238953153942</id><published>2007-05-14T06:46:00.000-07:00</published><updated>2007-05-14T06:52:31.350-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Se prendiamo il meglio della nostra storia l’unità è possibile&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Andrea Pubusa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di una cosa dobbiamo convincerci tutti a sinistra, e cioè che se puntiamo a salvaguardare puntigliosamente le nostre identità faremo un bel flop. La storia del ‘900 è così travagliata, ricca di rotture e divisioni che guardare le cose dallo specchietto retrovisore non ci farà fare molti passi in avanti. Eppure il socialismo ed il comunismo italiano non sono solo un cumulo di errori, come di tutto rispetto è la tradizione liberalsocialista. Il risultato incontestabilmente più positivo e più grande in Italia di questi filoni è la Costituzione repubblicana, non a caso nata dal quell’ineguagliato movimento unitario che è stata la Resistenza. Ed allora perché non assumere a base del processo unitario a sinistra le idee forza della nostra Carta fondamentale, leggendola con gli occhi dei comunisti, dei socialisti e degli azionisti di quella mirabile e appassionata stagione e aggiornandola con quanto di meglio e di nuovo ha prodotto la cultura della sinistra in questi 60 anni. Può sembrare minimalista. Ma lo è davvero? Pensate – parafrasando la Costituzione - ad un Partito democratico fondato sul lavoro, nel quale la sovranità spetti agli iscritti e agli elettori. Prese sul serio queste idee-forza ci danno un soggetto politico del tutto nuovo perché se c’è un carattere che i partiti, anche quelli di sinistra, non hanno avuto in passato è il carattere democratico. Oggi sono agglomerati di un notabilato politico che pensa a perpetuare se stesso nelle istituzioni e nei centri di potere, senza alcuna missione generale. Studiare e praticare con rigore la democrazia interna è un fatto del tutto rivoluzionario. Come lo è fondare il nuovo soggetto politico sul lavoro, assumendo così a sua idea-forza l’elemento di critica e antitesi più radicale e irriducibile al capitalismo. Non è un caso che la deriva attuale (ad esempio della maggioranza DS e, già si vede, del PD) è riconducibile all’assunzione del lavoro come uno dei tanti punti di riferimento, ma non come quello principale e assorbente.&lt;br /&gt;Che dire poi del principio di eguaglianza che nel testo costituzionale imprime un movimento perenne alle forze che lo prendono seriamente a riferimento, ponendo al centro della loro azione una dialettica permanente fra i risultati acquisiti e quelli da raggiungere. Moto permanente e perenne contro le tragiche tendenze di adagiarsi sulle posizioni di potere o di governo raggiunte. Contro l’idea della società socialista come società compiuta e soltanto da difendere (quante tragedie in quest’idea!) Ed ancora dialettica che coinvolge tutti i soggetti istituzionali e politici, ma innanzitutto – come si legge nell’art. 3 della Costituzione – si fonda sulla partecipazione dei lavoratori, che così cessano di essere i destinatari delle conquiste delle forze progressiste per esserne loro stessi i protagonisti. In fondo, sta in questa tensione permanente verso l’eguaglianza l’essenza del socialismo, e su questa idea tutti possiamo convergere. Diviene così anche del tutto normale e non più oggetto di discussione che la nuova forza della sinistra deve realizzare la parità di genere, scegliendo – per non sbagliare – in ogni occasione in cui si debba farlo prima le donne e poi gli uomini.&lt;br /&gt;Tutto questo dev’essere attraversato dal pacifismo, dall’ambientalismo e dalla nuova frontiera dei diritti, campo di ricerca e di lotta che è forse il tratto più caratterizzante e ricorrente delle forze della sinistra almeno in Italia e che arricchisce il bagaglio originario del movimento operaio e socialista.&lt;br /&gt;Ecco, qui, in una lettura di sinistra delle idee forze della nostra Carta fondamentale stà la matrice comune di tutte le forze a sinistra del PD ed è su di essa che in positivo possiamo trovare il programma comune per unirci, dai socialisti ai comunisti agli ambientalisti, assumendo tutti una nuova e più ricca identità. Poi per fortuna non avremo tutti le stesse idee né le stesse propensioni per cui questo nuovo partito sarà vivo perché attraversato da tutte le tensioni pratiche e ideali che si agitano nella società. E qui il carattere democratico e aperto del nuovo soggetto deve riuscire a far sì che questa dialettica si svolga nel rispetto e nell’arricchimento reciproco anziché in laceranti e mortificanti lotte di fazione.&lt;br /&gt;E’ inutile dire che una forza del genere si da una pratica e delle regole che impediscono la formazione di oligarchie, di mandarini e di gerontocrazie, che hanno sempre caratterizzato le forze della sinistra in particolare in Italia. La politica come funzione e le cariche istituzionali come incarichi pro tempore favoriscono, col rinnovo reale e continuo dei gruppi dirigenti, la circolazione delle idee e l’acquisizione di energie fresche e dinamiche. Non dimentichiamo che tutte le rivoluzioni o le fasi d’intenso riformismo sono opera di giovani e di giovanissimi.&lt;br /&gt;In definitiva di una cosa dobbiamo convincerci tutti a sinistra, e cioè che per unirci dobbiamo anzitutto compiere in noi stessi, nel nostro modo di organizzarci e lottare insieme, quella rivoluzione culturale e morale di cui ci ha detto il pensatore di Ales (oggi tanto ricordato nelle cerimonie quanto dimenticato nella prassi). E’ difficile, ma dobbiamo provarci.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-8566942238953153942?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/8566942238953153942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=8566942238953153942' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8566942238953153942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/8566942238953153942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/se-prendiamo-il-meglio-della-nostra.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-5086949093277659664</id><published>2007-05-14T06:44:00.000-07:00</published><updated>2007-05-14T06:46:21.751-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;La sfida di Sinistra Democratica comincia anche in Sardegna&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;di&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gianluca Scroccu&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Con la bella e partecipata manifestazione del 5 maggio è nato ufficialmente il movimento di “Sinistra Democratica per il socialismo Europeo”. La sfida che si presenta è grande: lavorare, con un rinnovato impegno, per costruire una sinistra di governo capace di misurarsi sul terreno concreto di un rinvigorito socialismo democratico a vocazione europea. Una grande forza socialista  unitaria saldamente ancorata all’Europa, riformatrice nella pratica di governo e radicale nei principi, a partire dalla coerenza tra ciò che si promette e ciò che si realizza. I problemi da affrontare sono molteplici. Il primo è l’impegno per l’affermazione su scala globale di un nuovo modello di sviluppo che contrasti l’attuale sistema antidemocratico di questa globalizzazione che così com’è produce solo asimmetrie economiche e grandi disuguaglianze; quella che  serve è dunque  una sinistra che si impegni per riequilibrare i rapporti fra l’economia finanziaria e quella reale, assicurando un’autentica concorrenza fra le imprese e migliorando i contenuti qualitativi dello sviluppo economico.&lt;br /&gt;Questo nuovo socialismo deve basarsi principalmente sul tema della partecipazione, a partire dalla piena parità di genere e dall’assunzione di responsabilità istituzionali e di governo di primo piano da parte delle donne. Serve anche una nuova etica della convinzione e della responsabilità, intesa come la capacità dei cittadini di essere soggetti e non oggetti della politica. Una sinistra dove non si viva di politica ma per la politica, fondata sulla trasparenza, l’onestà e la chiarezza di propositi insegnataci in passato da grandi uomini come Enrico Berlinguer e Sandro Pertini. A partire dall’argine da porre agli aspetti più degenerativi quali i costi della politica e le logiche del correntismo. La politica del XXI  secolo non può essere vissuta come mestiere perché è difficile progettare se vince la paura di perdere l’indennità o l’auto blu. Serve allora un impegno serio e severo, non la ricerca di una rendita a vita: basta con questi partiti che assomigliano sempre di più a strutture neofeudali. E in Sardegna ne abbiamo un disperato bisogno, perché l’Autonomia si costruisce solo se la politica è forte e ricca di respiro programmatico, capace in questo modo di interloquire in maniera paritaria con la Giunta Regionale; la Sardegna non può misurarsi con l’Europa e il mondo   sotto lo scacco della paura, ma solo con il coinvolgimento aperto, critico e partecipato del popolo sardo e un corretto rapporto fra partiti e Istituzioni.&lt;br /&gt;In questi giorni in cui richiamiamo alla memoria il 70° anniversario della morte di Gramsci è doveroso ricordare il suo insistere sul legame inscindibile tra cultura e politica: quest’ultima infatti non porta da nessuna parte se non si nutre quotidianamente attraverso un laborioso e concreto studio della società e dei suoi problemi. Conoscere le dinamiche sociali, analizzarle criticamente per individuare dei confini e ripensare il presente per fornire un orizzonte ispirato alla eguaglianza, alla democrazia e alla libera convivenza: è questa, in sintesi, la piattaforma programmatica che “Sinistra Democratica per il socialismo europeo” dovrà mettere in pratica in questo nuovo progetto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-5086949093277659664?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/5086949093277659664/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=5086949093277659664' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5086949093277659664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5086949093277659664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/la-sfida-di-sinistra-democratica.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4704610359261011363.post-5519089443122931074</id><published>2007-05-14T06:42:00.000-07:00</published><updated>2007-05-14T06:50:45.716-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;SINISTRA DEMOCRATICA: PROBLEMI E PROSPETTIVE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Carlo Dore jr.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;1) OLTRE IL PARTITO DEMOCRATICO; 2) C’E’ BISOGNO DI “SINISTRA”: DAL CAIMANO A PRODI, PERDITA DI CONSENSI E PERDITA DI IDENTITA’; 3) FASSINO, RUTELLI, BAYROU E SEGOLENE; 4) SINISTRA DEMOCRATICA: IDENTITA’ E RINNOVAMENTO NEL SEGNO DEL “SOCIALISMO GENTILE”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) OLTRE IL PARTITO DEMOCRATICO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conclusione della lunga stagione congressuale che ha coinvolto i principali partiti del centro-sinistra impone di formulare alcune riflessioni in ordine alle conseguenze che le scelte assunte dai vertici dell’Unione potranno avere sugli equilibri interni alla coalizione che sostiene il Governo.&lt;br /&gt;In particolare, di fronte alle incertezze che tuttora caratterizzano la futura collocazione del Partito Democratico, i militanti che hanno scelto di non aderire alla proposta avanzata da Rutelli e Fassino hanno il dovere di interrogarsi sulla effettiva possibilità di dare vita ad un’alternativa credibile al nuovo soggetto politico. In altre parole, occorre comprendere se, oltre le Colonne d’Ercole del Partito Democratico, esiste spazio per una forza politica in grado di rappresentare davvero i valori della sinistra tradizionale, favorendo la coesione di tutte le forze progressiste presenti nel Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) C’E’ BISOGNO DI “SINISTRA”: DAL CAIMANO A PRODI, PERDITA DI CONSENSI E PERDITA DI IDENTITA’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni passaggi della relazione pronunciata da Diliberto durante l’assise del suo partito hanno messo in luce una volta di più una necessità già emersa in tutta la sua evidenza nei dibattiti che hanno preceduto la kermesse del Mandela Forum: l’Italia ha bisogno di una sinistra forte, di una sinistra capace di difendere in maniera incisiva quell’insieme di valori (quali quello della giustizia, della laicità, della tutela del lavoro, dell’equità sociale) che da sempre rappresentano il sostrato ideologico sulla base dei quali sono stati gradualmente elaborati i principi su cui si fonda il moderno socialismo europeo.&lt;br /&gt;La vertiginosa escalation di morti sul lavoro, l’assenza di misure idonee a mettere i magistrati nella condizione di svolgere con la necessaria efficienza le prerogative ad essi attribuite dalla Carta Costituzionale, la manifesta incapacità dei leaders dell’Ulivo di rispondere agli anatemi quotidianamente scagliati in confronto delle Istituzioni democratiche da una Chiesa sempre più integralista nelle sue posizioni non sono altro che semplici indici rivelatori della sussistenza di una simile necessità.&lt;br /&gt;Dopo i tristi cinque anni di governo del Caimano, gli elettori hanno conferito a Prodi il preciso mandato di caratterizzare l’azione del suo governo attraverso una forte discontinuità rispetto alle determinazioni assunte dal precedente Esecutivo. Questa speranza è però rimasta finora delusa, anche in considerazione del fatto che sul Governo in carica hanno finito con l’incidere per forza di cose le incertezze e le ambiguità serpeggianti all’interno dei DS, eternamente sospesi tra l’esigenza di difendere l’eredità di Gramsci e Berlinguer e la tentazione di assecondare le pulsioni neoliberiste di alcuni loro esponenti.&lt;br /&gt;Così, mentre D’Alema continua ad individuare in Berlusconi “l’interlocutore credibile” (sic!) con cui avviare un sereno confronto istituzionale, non solo i parlamentari dell’Ulivo ancora non hanno disposto l’allontanamento del condannato Previti dai banchi di Montecitorio, ma hanno accettato passivamente che il ministro Mastella attribuisse un incarico di primo piano a quel sodale dello stesso Cavaliere di Arcore che (non più di dieci anni fa) manifestava l’intendimento di “impiccare Borrelli ad un pennone”.&lt;br /&gt;Di fronte alla mancata abrogazione delle leggi ad personam, alle incertezze che circondano l’approvazione della legge sul conflitto di interessi, ad una strategia di coalizione nel complesso poco convincente in quanto priva di un’impostazione ideologica chiara, il malcontento del popolo progressista ha trovato nei fischi degli operai di Mirafiori e nelle dure parole pronunciate da Epifani al cospetto dello stato maggiore diessino la sua più chiara rappresentazione.&lt;br /&gt;In particolare, il messaggio proposto dal Segretario della CGIL è caratterizzato da un significato apparso ai più inequivocabile: c’è bisogno di sinistra, per riconquistare i consensi perduti nell’elettorato e per superare la condizione di profonda delusione in cui i militanti dei principali partiti dell’Unione attualmente versano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) FASSINO, RUTELLI, BAYROU E SEGOLENE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le istanze proposte da componenti storiche dell’elettorato non sono state però in questi anni assecondate dai vertici della Quercia, i quali, dando formalmente avvio al processo di fusione con la Margherita, hanno manifestato l’intendimento di fondare il nascente Partito Democratico proprio su quella instabile palude di contraddizioni ed incertezze in cui gli stessi DS hanno disperso, dal 1996 ad oggi, approssimativamente tre milioni di voti.&lt;br /&gt;Come in precedenza accennato, la collocazione internazionale del Partito Democratico costituisce, non a caso, ancora un mistero degno del più intricato romanzo giallo, destinato però a risolversi non già grazie ad un colpo di scena degno di Agatha Christie, ma più semplicemente attraverso la squallida ed italianissima tendenza all’inciucio.&lt;br /&gt;Mentre infatti gli esponenti della mozione – Fassino si sono affannati a spiegare , nel corso dei vari congressi di sezione, a platee sempre più annoiate e rassegnate che il PD non potrà che costituire una componente imprescindibile del socialismo europeo , il nettissimo “mai nel PSE” con cui Rutelli si è guadagnato l’ovazione del popolo dei teodem collide perfino con la prospettiva di “andare oltre il PSE” delineata nell’approssimativo manifesto redatto dagli ormai famosi dodici saggi.&lt;br /&gt;Da questa intricata sequenza di proclami, rettifiche, smentite e controsmentite, una sola verità sembra emergere con chiarezza: il modello di riferimento a cui il PD risulta ispirato nella sua realizzazione è al momento identificabile più nel Partito Democratico americano che nelle grandi forze politiche della tradizione progressista europea. Così ragionando, sembra difficile contestare l’assunto in base al quale il PD non risulterà qualificabile come un partito di sinistra, posto che i Democratici americani sono portatori di un patrimonio ideologico e culturale non coincidente con quello che tuttora caratterizza le più importanti realtà della sinistra in Europa.&lt;br /&gt;La correttezza di questa affermazione trova ulteriore conferma nelle vicende che hanno caratterizzato le ultime fasi della campagna per le elezioni presidenziali in Francia: premesso che Rutelli e Prodi non hanno fatto mistero di sostenere la candidatura del moderato Francois Bayrou nella corsa all’Eliseo, lo stesso leader centrista (pur rendendo palese il suo intendimento di “non votare per Sarkozy” in occasione del turno di ballottaggio) non ha del pari offerto il suo pieno appoggio a Segolene Royale proprio in considerazione del fatto che il “suo” Partito Democratico intende porsi in una condizione di sostanziale “equidistanza” tanto dai gaullisti quanto dalle forze che afferiscono alla Gauche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) SINISTRA DEMOCRATICA: RINNOVAMENTO E IDENTITA’ NEL SEGNO DEL “SOCIALISMO GENTILE”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta chiarito, sulla base degli argomenti appena esposti, che il PD sembra destinato ad assumere un impostazione di stampo fondamentalmente liberaldemocratico, risulta evidente come questo nuovo soggetto politico non sarà per sua natura in grado di assecondare quel “bisogno di sinistra” a cui si è in precedenza fatto riferimento.&lt;br /&gt;In tal senso, l’idea di Fabio Mussi di dare vita ad un movimento della “Sinistra democratica” non può che essere ispirata al perseguimento di un duplice obiettivo: da un lato, il disegno elaborato dal Ministro dell’Università mira ad inserire nel panorama politico italiano una forza che, collocandosi appunto a sinistra del PD, possa costituire un punto di riferimento per tutti quegli elettori i quali, in ragione delle idee di cui tuttora sia affermano portatori, rifiutano di accordare la loro fiducia ad un semplice cartello elettorale frutto di una pura soluzione di compromesso. D’altro lato, il progetto in questione vuole contribuire a creare un clima dell’unità tra le varie realtà progressiste presenti nel Paese, nel tentativo di superare quella condizione di storica frammentarietà che, dal congresso di Livorno del 1921, da sempre contraddistingue la sinistra italiana.&lt;br /&gt;Così concepito, il progetto della Sinistra democratica deve per forza di cose essere attuato alla luce di due valori fondamentali: quello dell’identità e quello del rinnovamento. Rimanendo fortemente ancorato al già descritto sistema di valori che costituisce il patrimonio ideologico e politico della c.d. sinistra tradizionale – sistema di valori rappresentato al meglio dalle scelte che hanno caratterizzato l’azione di uomini come Gramsci, Berlinguer, Pertini e Salvador Allende - , il movimento a cui l’attuale minoranza diessina intende dare vita guarda con orgoglio al proprio passato per poter individuare con coerenza gli obiettivi futuri, nel tentativo di dare attuazione anche in Italia a quella forma di “socialismo gentile” attraverso cui Zapatero ha avviato (con riferimento a materie come i diritti civili, le pari opportunità, la libertà di informazione) una vera e propria rivoluzione culturale nell’abito della, pur rigidissima, società spagnola.&lt;br /&gt;Sotto un diverso aspetto, si è più volte avuto modo di rilevare come l’attuale crisi dei DS sia in realtà qualificabile come la crisi di quel gruppo dirigente che, reggendo da sedici anni le sorti della Quercia, non ha esitato ad affogare il partito in una sorta di indecifrabile contenitore moderato pur di continuare ad assicurare ai suoi esponenti prestigio e visibilità.&lt;br /&gt;Dopo avere assecondato le logiche di un sistema elettorale perverso nei suoi meccanismi funzionali, i vertici del Botteghino si sono dimostrati per lo più indifferenti alle istanze che venivano quotidianamente avanzate da iscritti e militanti, imponendo candidature per lo più insostenibili anche a discapito di personalità eminenti la cui unica colpa consisteva nel fatto di non essere contigue a determinati centri di potere. Le conseguenze di un simile modus operandi possono essere ravvisate proprio negli avvenimenti che scandirono la folle notte del 10 aprile dello scorso anno, in cui il centro-sinistra rischiò di perdere in maniera rovinosa un’elezione universalmente considerata già vinta.&lt;br /&gt;Favorendo l’inserimento in posti di responsabilità di soggetti provenienti da vari settori della c.d. società civile (come il mondo della scuola, dell’università o delle libere professioni), l’esperienza di Sinistra Democratica può costituire in questo senso il momento iniziale di quella fase di rinnovamento della politica italiana di cui da troppo tempo si auspica l’attuazione.&lt;br /&gt;Rinnovamento, identità, e socialismo gentile: un nuovo treno è pronto a partire su un binario parallelo a quello che governa la folle corsa del Partito Democratico verso il centro moderato. C’è bisogno di sinistra: che questa necessità non resti ancora una volta inevasa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4704610359261011363-5519089443122931074?l=sindemcagliari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/feeds/5519089443122931074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4704610359261011363&amp;postID=5519089443122931074' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5519089443122931074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4704610359261011363/posts/default/5519089443122931074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sindemcagliari.blogspot.com/2007/05/sinistra-democratica-problemi-e.html' title=''/><author><name>Sinistra Democratica Cagliari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13447620871625777018</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
