lunedì 14 maggio 2007

La sfida di Sinistra Democratica comincia anche in Sardegna

di

Gianluca Scroccu


Con la bella e partecipata manifestazione del 5 maggio è nato ufficialmente il movimento di “Sinistra Democratica per il socialismo Europeo”. La sfida che si presenta è grande: lavorare, con un rinnovato impegno, per costruire una sinistra di governo capace di misurarsi sul terreno concreto di un rinvigorito socialismo democratico a vocazione europea. Una grande forza socialista unitaria saldamente ancorata all’Europa, riformatrice nella pratica di governo e radicale nei principi, a partire dalla coerenza tra ciò che si promette e ciò che si realizza. I problemi da affrontare sono molteplici. Il primo è l’impegno per l’affermazione su scala globale di un nuovo modello di sviluppo che contrasti l’attuale sistema antidemocratico di questa globalizzazione che così com’è produce solo asimmetrie economiche e grandi disuguaglianze; quella che serve è dunque una sinistra che si impegni per riequilibrare i rapporti fra l’economia finanziaria e quella reale, assicurando un’autentica concorrenza fra le imprese e migliorando i contenuti qualitativi dello sviluppo economico.
Questo nuovo socialismo deve basarsi principalmente sul tema della partecipazione, a partire dalla piena parità di genere e dall’assunzione di responsabilità istituzionali e di governo di primo piano da parte delle donne. Serve anche una nuova etica della convinzione e della responsabilità, intesa come la capacità dei cittadini di essere soggetti e non oggetti della politica. Una sinistra dove non si viva di politica ma per la politica, fondata sulla trasparenza, l’onestà e la chiarezza di propositi insegnataci in passato da grandi uomini come Enrico Berlinguer e Sandro Pertini. A partire dall’argine da porre agli aspetti più degenerativi quali i costi della politica e le logiche del correntismo. La politica del XXI secolo non può essere vissuta come mestiere perché è difficile progettare se vince la paura di perdere l’indennità o l’auto blu. Serve allora un impegno serio e severo, non la ricerca di una rendita a vita: basta con questi partiti che assomigliano sempre di più a strutture neofeudali. E in Sardegna ne abbiamo un disperato bisogno, perché l’Autonomia si costruisce solo se la politica è forte e ricca di respiro programmatico, capace in questo modo di interloquire in maniera paritaria con la Giunta Regionale; la Sardegna non può misurarsi con l’Europa e il mondo sotto lo scacco della paura, ma solo con il coinvolgimento aperto, critico e partecipato del popolo sardo e un corretto rapporto fra partiti e Istituzioni.
In questi giorni in cui richiamiamo alla memoria il 70° anniversario della morte di Gramsci è doveroso ricordare il suo insistere sul legame inscindibile tra cultura e politica: quest’ultima infatti non porta da nessuna parte se non si nutre quotidianamente attraverso un laborioso e concreto studio della società e dei suoi problemi. Conoscere le dinamiche sociali, analizzarle criticamente per individuare dei confini e ripensare il presente per fornire un orizzonte ispirato alla eguaglianza, alla democrazia e alla libera convivenza: è questa, in sintesi, la piattaforma programmatica che “Sinistra Democratica per il socialismo europeo” dovrà mettere in pratica in questo nuovo progetto.

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